Napoli e la Spagna. Una storia infinita.Rinnovata da Arturo Prez-Reverte che ha ha presentato al Nuovo Teatro Nuovo di via Montecalvario il nuovo romanzo della fortunatissima serie delle avventure del Capitano Alatriste, “Corsari di Levante”(Marco Tropea editore, collana I trofei, euro 16,90- in foto, particolare della copertina), all’interno della rassegna “Voci da lontano”, in collaborazione con la Fondazione Premio Napoli.
Un libro che odora di mare e di vento, di mare Mediterraneo, che è il mare di Napoli. Un libro popolare, nel senso non della gente non colta, ma di quelli avanti nell’immaginazione. Un libro che fa dei dettami del fondatore del teatro moderno spagnolo, Lope de Vega, la propria regola: “la regola del gusto”.
La storia (giunta, con questo libro, al suo sesto capitolo), che procede tra veri e propri affreschi storici e caratterizzata da trame avvincenti e una lingua ricchissima e “sfiziosa”, è quella del Capitano Alatriste, un soldato spagnolo che vive la decadenza del suo tempo, il crollo morale dell’impero spagnolo. Alatriste è un mercenario, mette la sua spada al servizio dei paganti e questa volta il suo lavoro lo porta lontano dalla terraferma, su una galea, una delle tante, che percorre nella sua interezza il mar Mediterraneo e che, assieme al giovane igo, apparente protagonista della storia, solcher  a caccia dei corsari e degli inglesi, tra bordate e arrembaggi, fino all’ultima battaglia, davanti a Iskenderun, dove, contro cinque galee turche, sar  il valore, o forse il caso, a decidere della vita e della morte.
Eccoli dunque i protagonisti di “Corsari di Levante”, Alatriste da una parte e Napoli e il Mediterraneo dall’altra. Napoli, appunto, il cui nome è inscindibile dal Mediterraneo e dalla stessa Spagna, che un solco profondissimo ha lasciato nella nostra citt  (“più spagnola della stessa Spagna” , secondo il direttore dell’Istituto Cervantes di Napoli ha dichiarato Vicente Rives) e che ha segnato un momento fondamentale per la storia della nazione iberica, è il crocevia da cui dipende tutta la narrazione. Una Napoli barocca e spagnola, nelle cui taverne trovano facili momenti di frivolo ristoro i soldati spagnoli stanziati a rinforzo delle frontiere contro i Turchi e dove sono gli alloggi dei “desperados”, dei poveracci che sperano di cambiare il loro destino, o di trovar conforto con la morte, arruolandosi. Questo libro, come tutti gli alti della serie nascono “dall’orgoglio, dalla rabbia di Reverte. Per far riscoprire agli spagnoli il proprio passato che per rimediare ad un eccesso (quello del fascismo di Francisco Franco) hanno dimenticato. Ma non ci si deve vergognare di raccontare e di ricordare degli orrori dell’Impero Spagnolo, perch essere patrioti vuol dire guardare al di l  della figura dell’imperatore Filippo, ricordare il passato senza vergogna, con il proprio codice d’onore, per non ripetere più gli stessi errori” (Vicente Rives).
questo, quindi, Alatriste: il possessore di una serie di valori, di un codice d’onore, che vale come insegnamento per il nostro tempo. Ma non è solo questo: “Alatriste è un hijo de puta!” per lo stesso autore. “Alatriste è un mercenario, vive da sempre in zona di guerra e aveva una serie di regole false: aveva fede, credeva nel suo paese e nel suo re. Ma il terrore, l’orrore e la guerra l’hanno cambiato. facile essere Achille, Ettore o Aiace, basta essere valorosi o molto stupidi e avere fede. L’eroe moderno non è quello che va a Troia, ma nasce dopo Troia, con nella memoria la morte, la depravazione e gli incubi, i fantasmi lo perseguitano quando cerca di dormire o quando guarda in cielo e non trova n un Dio, n un aiuto. l che tutti gli eroi, Achille o Ettore, si riducono a uno solo, Ulisse. Ulisse è l’unico eroe possibile oggi: un eroe stanco, un soldato che vuole solo tornare a casa. Non vuole gloria, non ricchezze, non avventura, solo il suo cane che lo riconosce, giocare con il figlio, ma per farlo deve continuare a combattere. E cos Alatriste. come un vecchio lupo che deve continuare a cacciare anche se non ha fame anche perch le parole come partia, re, sono scomparse dal suo vocabolario ed è alla ricerca di parole che le possano sostituire. Ha bisogno di regole che gli permettano di sopravvivere e queste regole sono l’onore, la dignit , la lealt  e il coraggio! Lui vive è politicamente incorretto in un mondo politicamente incorretto e la nostra stupidit  occidentale ci fa credere che quel tempo ,in cui ammazzare per sopravvivere era considerato normale, sia finito, che oggi sia il tempo di Bambi, ma Bambi ce lo continuiamo a mangiare sulla brace ogni giorno. E questo è anormale…chi è tornato da Troia lo sa, lo capisce. E, dunque, Alatriste, quell’uomo vero, quel figlio di puttana con regole, è l’unico eroe di cui sono capace di raccontare. Lui è la mia regola, è parte della mia esperienza, dei miei 21anni in cui ho vissuto nelle zone di guerra, dove ho vissuto in un mondo politicamente incorretto”.
Racconto di uomini che comprendono la decadenza del loro tempo e si affidano all’unica cosa che in un            6                  «    oè è á«sptLlibrine mondo cos può ancora valere, l’onore; uomini disincantati; eroi ed antieroi allo stesso tempo; uomini che sopravvivono solo per strappare ancora un punto di più alla morte; uomini che, secondo lo stesso autore, sanno che quando le strutture crollano l’unica cosa che conta è il valore.

"Quando scrivo di loro e cerco di capirli, penso che sto facendo giustizia a tutti gli eroi stanchi, quelli che ho conosciuto nel mio lavoro, quelli che sono vivi…e quelli che sono morti…ed è con questo sguardo che scrivo le mie storie”.