Tutto cominciò a causa di Italo Calvino. Quando uno come lui, uno scrittore, un intellettuale, editor dell’Einaudi, dice, a proposito di “Malacqua”, di Nicola Pugliese, “Questo è un libro che ha un senso e una forza e una comunicativa”, l’Einaudi, era il 1977, si sente in dovere di pubblicare il libro e la gente di comprarlo, di leggerlo e di trovarlo interessante. Eppure una ristampa del testo, nonostante le buona volont  degli amici, non si era riusciti a realizzarla. Ma quando il regista Armando Pugliese, fratello dell’autore, parlò a Tullio Pironti dell’intenzione di adattare il testo per il teatro e metterlo in scena, questi, era ormai il 2013, lo pubblicò, e lo pubblicizzò in alcuni acclamati convegni.
"Malacqua” parla di “quattro giorni di pioggia nella citt  di Napoli in attesa che si verifichi un accadimento straordinario”, come chiarisce il sottotitolo. E racconta le storie di tanti personaggi, molto diversi tra loro, una contrabbandiera, una bambina, un poeta, una ragazza impaziente d’amore ecc….
Nicola Pugliese, con una scrittura disinvoltamente asintattica e un fare minuto e preciso, li descrive uno a uno, ognuno staccato dall’altro, entrando nell’animo e nei pensieri di ciascuno di loro. In tutti questi personaggi c’è un senso di sperdimento, di inconscio vago timore per quella pioggia che non finisce mai, un fenomeno non molto frequente a Napoli, propensa piuttosto agli improvvisi acquazzoni, un timore che si accentua per cause reali, la notizia di un crollo a via Tasso e una voragine a via Aniello Falcone.
«Ho letto il libro e sono stata curiosa di vedere come il regista se la sarebbe cavata ad adattare al teatro un romanzo fatto solo di impressioni, pensieri e suggestioni», mi racconta una spettatrice e ad avere questa curiosit  non è la sola. Unanime è il giudizio che la messa in scena traduce fedelmente il testo. Sia nel libro che in teatro la variet  dei personaggi risponde alla variet  della commedia umana, sono tipi napoletani ma non solo; l’atmosfera, reale e magica al tempo stesso, risponde all’idea che si ha di Napoli ma non è prettamente napoletano il senso di solitudine che esprime ciascun personaggio.
Alto è il valore figurativo dello spettacolo, incominciando dall’inizio, all’apertura del sipario sulla scritta in filmato, a caratteri cubitali, “Malacqua”, lavata dagli scrosci d’acqua tra il rumore della pioggia che cade. Belli e suggestivi, infatti, sono i filmati di Cristina Crippi la gente che cammina sotto gli ombrelli, il cielo e il mare in burrasca; semplici ma funzionali le scene un po’ minimaliste di Andrea Taddei, magiche le luci di Gaetano La Mela e le musiche di Nicola Piovani.
Efficace è il serpeggiare in scena di un humour leggero, che si fa più evidente nella presa in giro, sempre contenuta, di quelle che sono le Autorit  politiche e intellettuali. Interessanti anche alcune soluzioni sceniche, come il far andare carponi, a quattro zampe, avanti e indietro dette Autorit , oppure il collocare diversi personaggi su una sorta di piramide irregolare, personaggi che, a turno, raccontano la propria storia e che poi parlano tutti insieme in un coro da torre di babele tra il tragico e l’umoristico. Inaspettato è il far discendere dalla croce il Gesù crocifisso, un attore che era sembrato una statua di legno e che poi si mette seduto comodo e disinvolto accanto a un prete. Buona anche l’idea di far cantare i personaggi, tutti insieme, “chi ha avuto ha avuto avuto” e, poi, “funicul funicul “, quasi degli intermezzi musicali. Tutto fatto bene, con cura.
Uno spettacolo nuovo, moderno, apprezzato da gente competente, come Mariano Rigillo, che era tra gli spettatori e se ne dichiarava entusiasta. Eppure è mancato qualcosa, è mancato, in generale, il coinvolgimento del pubblico, che non si è entusiasmato, n commosso, n emozionato, che non ha mai applaudito, come invece si sarebbe aspettato, durante lo spettacolo. Tutto come sotto la monotonia di giornate di pioggia che si susseguono l’un l’altra.
Che cos’è che non è andato per il verso giusto? L’elemento spettacolare c’era, non c’era il dramma, ci l’azione, che è un importante elemento del teatro tradizionale, ma non c’è neanche nel libro. Dove, appunto, si legge soprattutto un’attesa ansiosa di un pericolo incombente, di qualcosa che non accadr . Forse si è voluto essere troppo fedeli al testo, forse c’è una resistenza della gente al nuovo e anche alla novit  teatrale.
Certo anche sulla scena, come nel libro, non c’era traccia di dialogo, eppure il teatro nacque, dicono gli storici, millenni fa, quando all’aedo che raccontava si aggiunse una altro personaggio a dialogare con lui e poi un altro e un altro ancora.
Alla fine applausi doverosi ma freddi.

Lo spettacolo è andato in scena al Politeama, nell’ambito della rassegna Napoli Teatro Festival
Per saperne di più sul programma
www.napoliteatrofestival.it

Nelle foto, due scene di "Malacqua"