Jan Fabre sarà pure un artista geniale ma non possiede di certo il dono della sintesi. Dedito alla provocazione e agli scandali,  ha fatto dell’incrocio tra le arti l’elemento caratteristico della sua poetica visionaria, con Belgian rules vorrebbe proporre un omaggio alla terra madre come Fellini ha fatto con  Roma.
In verità più che un omaggio sembra porgere alla Terra natìa uno specchio in cui vedere riflesso il proprio lato oscuro. L’intento, per quanto interessante se non altro perché si parla del Belgio, Carneade della  storia e geopolitica europea, s’infrange contro le modalità scelte da Jan Fabre.
Un itinerario costituito da una serie di Quadri, nei quali purtroppo si diluiscono le qualità interpretative di qualche singolo, che invece avrebbe potuto essere un ottima personificazione dei tic, dei difetti e dei limiti del belga medio. Invece no, Fabre sceglie la strada di un gigantesco plastico che illustri la storia del Belgio dalla nascita, passando per il patrimonio folklorico, elementi culturali, da Van Eyck a Rubens, dai Piccioni a Magritte.
Questo strano affresco potrebbe trarre linfa vitale da spunti interessanti se solo riuscisse a liberarsi dalla pesantissima zavorra della provocazione convenzionale. Infatti,   se invece di prendere di mira la Borghesia, che teatralmente è un po’ come sparare sulla Croce Rossa,  riuscisse  ad essere vera denuncia e non provocazione di maniera,  come dimostra di poter fare quando affronta il tema del commercio delle armi o la questione del Congo, anche le forme trite e ritrite assumerebbero un senso nuovo e profondo. Onestamente non crediamo che tette e culi e piscio al vento facciano di uno spettacolo una rappresentazione provocatoria per definizione, se dietro tutto ciò non vi è un contenuto, una sostanza che trovi e dia senso.
Interessante anche il soffermarsi di Fabre sulle intersecazioni tra i momenti storici del Belgio e i vari momenti del Teatro. Ma il continuo correre (non solo metaforico), agitarsi, nel passare da uno spunto all’altro, ha un effetto deleterio sullo spettacolo nel suo insieme. Né le varie parate, balletti e sfilate funzionano da elemento destabilizzante e di rottura dal momento che riproducendosi a intervalli regolari e sempre con la medesima funzione  diventano esse stesse integranti del sistema.
In verità crediamo che nulla riesca ad apparire di rottura dal momento che tutto sembra ripetersi sistematicamente lungo quattro ore. Se poi Fabre voleva dirci che il Belgio è un paese problematico, noioso, in cui gli abitanti non riescono a liberarsi dalla farraginosità delle proprie abitudini, delle convenzioni, delle mode e dalle catene del proprio ego,  allora lo spettacolo  sembra una metafora ben riuscita.

Chi è
Artista, coreografo, regista teatrale, scenografo belga, Jan Fabre, che  è stato ospite del Napoli teatro Festival con questo spettacolo messo in scena al Politeama, propone a Napoli tre mostre
Per saperne di più
http://www.studiotrisorio.com/jan-fabre-current-exhibition/
http://www.madrenapoli.it
http://www.museocapodimonte.beniculturali.it

Nella foto di Wonge Bergmann, un momento dello spettacolo

 

 

 

ideazione e regia Jan Fabre
testo di Johan De Boose
con Annabelle Chambon, Cédric Charron, Tabitha Cholet, Anny Czupper, Conor Thomas Doherty, Stella Höttler, Ivana Jozic, Gustav Koenigs, Mariateresa Notarangelo, Çigdem Polat, Annabel Reid, Merel Severs, Ursel Tilk, Kasper Vandenberghe and Andrew James Van Ostade
musiche Raymond van het Groenewoud, Andrew Van Ostade
drammaturgia Miet Martens, Edith Cassiers (ass.)
costumi Kasia Mielczarek, Jonne Sikkema, sartoria del Théâtre de Liège, Catherine Somers (cappelli)
capo tecnico Andre Schneider
direttore di produzione Sebastiaan Peeters
tecnico Wout Janssens
segue il processo di creazione nell’ambito di P.U.L.S. (Project for Upcoming Artists for the Large Stage) Timeau De Keyser
assistente alla regia Nina Certyn
disegnatore costumi Monika Nyckowska
direttore tecnico André Schneider
direttore di produzione Sebastiaan Peeters
tecnico Wout Janssens
produzione Troubleyn/Jan Fabre (Antwerpen, BE)
coproduzione Impulstanz Vienna International Dance Festival (AT), Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia, Théâtre de Liège (BE), Concertgebouw Brugge (BE)
produzione e coordinamento in Italia Aldo Miguel Grompone
Italia
 Anteprima mondiale