“Cinema d’autore. Off Hollywood” (Istituto Culturale del Mezzogiorno, pp.176, Collana Saggistica, euro 20,00) è il nuovo libro di Antonio Napolitano. L’opera è suddivisa in due parti, RITRATTI CRITICI e INTERVENTI E NOTERELLE POLEMICHE.
L’argomento è il mondo della celluloide. L’autore, ben noto per le numerose pubblicazioni in merito, percorre l’universo del cinema descrivendone gli aspetti principali.
Napolitano ci offre i ritratti artistici di 42 artefici del cinema d’autore. L’indagine dello scrittore però non si ferma a livello nazionale.
Tra le pagine del libro si incontrano registi di rilievo russi, cechi, tedeschi, polacchi, spagnoli, georgiani, svizzeri, greci, francesi, inglesi, belgi, australiani e naturalmente italiani spesso trascurati o addirittura mai presi in considerazione (!) nonostante abbiano dato il loro pregevole contributo. Ivory, Sverak, Anghelopulos, Saura, Costa-Gravas, Mikhalkov, Von Trotta, Wajda spesso risultano sconosciuti alla maggioranza degli spettatori tanto quanto le loro creazioni.
L’amara realt  è che si va perdendo nel tempo il patrimonio filmico internazionale di altissimo livello. Le maggiori cause di tale situazione il critico ce le svela gi  nella premessa”(…), il cinema appare sempre più ridotto a mero prodotto commerciale.”.
Leggendo il testo si nota la nostalgia dell’autore per i tempi passati, per la grandezza e il fascino del grande schermo oggi spesso definito antico, superato e inattuale. Sar  per l’impegno sociale e culturale che richiede, un qualcosa che nel mondo contemporaneo non va molto di moda. Il saggista ne fa una descrizione asciutta e convincente. La valutazione critica sobria, impreziosita dall’ironia, è ricca di spunti di riflessione. Parla di contenuti, aspetti, generi, relazioni della Decima Musa con le altre forme d’arte come letteratura, pittura, filosofia.
Nomina attori e attrici, luoghi che hanno abitato i loro personaggi, dove si è svolta la storia dell’arte audiovisiva. Ne è esempio importante Cinecitt . Il mondo del cinema però non consta solo di film. Intorno vi è una realt  composta da critici, riviste, festival di cui Napolitano cita alcuni esponenti non sempre lodando il loro tributo.
Lo storico discute del fare e anche ri-fare i film. Dedica una parte dell’elaborato alla tematica del “remake”, individuando in esso ” (…) i segni dell’attuale degrado della creativit  artistica (…).”. Il dramma di tale fenomeno è che non vengono conservati i contenuti dei film originali. I valori che portano sono stravolti e “attualizzati”. Si agisce soprattutto sugli aspetti estetici delle presentazioni.
Si scatena cos una bufera di effetti speciali che spesso si rivelano poco utili ai fini della trasmissione del messaggio (di dubbia qualit ) allo spettatore. La tecnica si confonde con l’arte, diagnostica l’autore, “e mira solo all’epidermide dello spettatore”. La conseguenza è che il pubblico non cerca più un prodotto di valore, ma uno “show” semplice da digerire. Come dice il critico ” (…) l’incasso al botteghino si va imponendo come criterio primario delle valutazioni delle opere che circolano sugli schermi.”. Un “buon film” è quello dal bottino medio-alto. Anche per arrivare nelle sale le pellicole hanno bisogno di “cifre” e “nomi” che confermano la loro “qualit ” se la si può definire cos. Oggi un film raggiunge il successo perch è “milionario “o “stellare” (non perch tratta di galassie e stelle ma per la presenza delle “star”, dei divi moderni). “Forse la morale è che l’uomo-massa è tra gli esseri viventi il più plasmabile e pilotabile.”
Napolitano riflette anche sul fenomeno della globalizzazione, sugli aspetti negativi di ciò che sta degenerando nel mondo. Il processo che sembrava essere destinato a unire lingue, nazioni, mondi. Attuare uno scambio tra di essi. Aiutare a capirsi, migliorare insieme. Purtroppo non fa altro che impoverire le culture del mondo omologandole tutte a una sola, quella del commercio.
Quest’ultima appoggiata dai mezzi di comunicazione di massa, che man mano diventano dei distributori di spot pubblicitari di poca qualit  e spesso portatori di anti-valori.
Lo scopo del libro è di risvegliare la mente e il giudizio critico delle platee. Di ricordare cos’è la cinematografia con l’iniziale maiuscola. Conoscere chi ha contribuito alla sua creazione e al suo continuo perfezionarsi. Tra mille difficolt . Ora rischiano di essere archiviati e dimenticati. Loro non sono solo i modelli di validi fautori di cinema ma anche dei grandi uomini. Fellini, Bergman, Godard, Monicelli ” (…), sanno di adempiere ad un dovere che sia gi  di per s stesso una primaria virtù.”. “Rifletteteci! Rifletteteci!” richiama Antonio Napolitano.

In foto, la copertina del libro