Finalmente un oratorio su Napoli non firmato da Roberto de Simone in molti lo avranno pensato, preparandosi ad assistere a “Napucalisse”, con cui ha avuto inizio la stagione sinfonica del Teatro di San Carlo. La pagina reca due firme di grandissimo rilievo il compositore Giorgio Battistelli e il drammaturgo Mimmo Borrelli, al suo debutto nel teatro lirico.
Il dialogo tra il Vesuvio (impersonificato dal coro) e altri personaggi, tra cui spicca Cinello, rivisitazione di Pulcinella, è tutto pervaso da un inconfondibile stile dialettale ‘bacolese’ di Borrelli, tra sacro e profano, aulico e osceno).
Napoli è tante cose, si sa, è luogo di contraddizioni laceranti, di contrasti violenti. “Napucalisse” svela l’anima persa di una citt  divisa, squarciata dalle forze oscure del male, dalle piaghe purulente che infettano le ferite inferte dalla camorra. Il testo e la musica esprimono lo sgomento di chi viva all’ombra del Vesuvio che fa crescere su di s splendide realt , destinate a sgretolarsi sotto la lava.
Le musiche di Giorgio Battistelli riproducono urla e gemiti, sospiri e sussurri. Raggiungono sonorit  assordanti e accennano melodie appena percettibili. Insomma, un caleidoscopio di timbri e colori musicali accompagnati da ritmi inquieti e cangianti.
Tito Ceccherini ha diretto in maniera impeccabile l’Orchestra del Massimo napoletano, il coro di voci femminili preparato da Salvatore Caputo e il coro di voci bianche magistralmente messo a punto da Stefania Rinaldi. Interessanti e ben calibrate sono apparse le voci soliste il tenore Alexander Kaimbacher nel ruolo di Cinello il vecchio saggio, il basso Urban Malmberg nell’Assassino di cartone, e il soprano Valeria Sepe in Madonna Partenope l’oracolo.
Ma c’è un problema queste cose su Napoli sono state gi  dette, n sembra che la situazione sia destinata a mutare radicalmente. La letteratura sul Vesuvio è ormai sterminata non sembra che nell’oratorio si sia detto del vulcano qualcosa di nuovo.
Insomma è tutto molto bello, ma c’è davvero qualcosa di nuovo? Forse no.
Anzi, di più, forse mancava la sintesi che solo il genio può fare, superando la soglia dell’affabulazione e scolpendo in poche parole significati profondi.
Purtroppo un oratorio su Napoli non firmato da Roberto De Simone in molti lo avranno pensato, lasciando il teatro.

Nella foto, Giorgio Battistelli