La birra di Partenope nasce da un’idea di Fabio Ditto, conoscitore dell’universo birra, general manager di Loco for Drink, azienda leader in Campania nel settore della distribuzione e importazione della birra di alta qualit . Con attenti studi e varie "cotte" di Achille Certezza, maestro birraio del micro birrificio Chiari Sas, Ditto realizza il suo sogno offrire una birra di qualit  rigorosamente artigianale alla giovane Sirena. Lei da decenni implorava di bere la sua bionda bevanda esausta e con la gola secca per aver cantato tanto e inutilmente per Ulisse.

Si sa che la donna, dotata di estrosa creativit , esigente, volubile come ogni artista, non può accontentarsi di una sola birra, come di un solo vestito, di un unico gioiello, del solito taglio di capelli, dello stesso paio di scarpe.
Alla bella Partenope il gentiluomo galante Ditto offre tre tipologie Lager, Scotch ale, Imperial Stout. Alla fondatrice e protettrice di Napoli, ispiratrice di cultura e arte di fama mondiale, le birre non potevano avere nomi privi di originalit  Natavot con l’immagine stilizzata di San Gennaro, il protettore della citt  santo e martire del Cristianesimo, Jattura con un rosso corno in etichetta, e su richiesta della Sirena Paliat con foto del mastino napoletano per difendersi dagli insulti leghisti lombardi e veneti.

Napoli, regina della pizza e della sana varia e gustosa cucina, doveva avere una sua birra.
Molti bevono birra con la pizza.
Altri buongustai raffinati scelgono il vino rosso perch la pizza è come un buon piatto di rigatoni alla caprese. La birra piace a tutti. Mette allegria. Chi beve birra campa cent’anni. Disseta in casa, sulla spiaggia, in montagna. Si beve da soli, si passeggia e si pasteggia in compagnia per festeggiare un piacevole incontro invece del solito nero caffè.

Essa è bionda come ogni fata. La bionda piace agli uomini e viene invidiata dalle more che si tingono i capelli ottenendo pessimi risultati.
Anche le africane, contente di vivere in Italia o in Europa, si tramutano in bionde. E poi, il massimo del piacere, non è solo nel gustarla ma nel tenere la bottiglia in mano. Somiglia alle statue in peplo dell’Eretteo, snelle imponenti sinuose. Avvicinare le proprie labbra alla boccuccia della piccola bottiglia di birra, sorseggiare lentamente, staccarsi per delle pause in cui riprendere fiato, è come ricordare i timidi ingenui baci in un parco o giù al portone, tanto attesi desiderati, in et  adolescenziale. Birra, vino, cucina, pasticceria, a Napoli, sono prodotti artigianali di alto valore creativo.
Natavot, un altro voto, è apparsa in pubblico, festeggiata da tutti, nelle antiche scuderie di Palazzo Sansevero, atelier dell’artista Lello Esposito, in piazza San Domenico Maggiore. Il Principe, mecenate amante delle arti e delle scienze dotato di inventiva, avrebbe gustato la bionda bevanda, altra inventiva della cultura napoletana. La birra, gradi 5, bionda come le donne di Giorgione e Tiziano, pastosa morbida delicata profumata gustosa come i loro corpi, è stata accolta piacevolmente, entusiasmando per la sua ottima qualit , in uno spazio di arte tra pitture, sculture del Protettore, grandi corni simboli ritenuti capaci di allontanare invidie e propiziare fortuna, maschere giganti di Pulcinella.
Lo studio di Lello è lo specchio dell’originale cultura napoletana. In essa si fondono sacro e profano, due protettori la mitica Sirena e il Martire, cos come convivono pacificamente in amicizia nello stesso palazzo nobili e proletari, napoletani e stranieri profughi da tanti altri paesi, studenti operai ambulanti professionisti. Napoli, creatrice e ispiratrice di cultura, è la culla della Pace. Si spiega l’idea di inventare il Presepe con al centro sulla paglia il Messaggero di Fratellanza. Il simbolo della Nativit  piace a san Francesco quando un frate napoletano lo costruisce a Gubbio dopo 100 anni. La festosa degustazione è con assaggi di Marianna Vitale (foto con le birre), chef di Sud Ristorante, ostriche con succo e cime crude di friarelli, e Lino Scarallo di Palazzo Petrucci, propone bocconcini di mozzarella. Simboli del mare e dell’agricoltura della Campania

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