La sala è gremita. L’atmosfera quella delle grandi occasioni. E certamente questa lo è. Il Mercadante, nonostante le previsioni poco favorevoli, ce l’ha fatta, è Teatro Nazionale, il settimo. Senza trionfalismi, ma con visibile soddisfazione, ” è il mio più bel giorno”, dice il direttore artistico Luca De Fusco nel presentare il programma Triennale dell’ex Stabile. “Ce l’abbiamo messa tutta, abbiamo fatto squadra e abbiamo vinto”. Sospeso in alto, sul tavolo dove siedono anche il presidente del Cda Adriano Giannola e l’Assessore alla Cultura Sepe, il nuovo logo. Nelle prime file attori e registi che saranno coinvolti nel prosieguo di una avventura che si preannuncia elettrizzante, ma ancora in salita.L’approvazione ministeriale e quella della “commissione” sono state infatti accompagnate da riserve, raccomandazioni e consigli, specialmente per quello che riguarda l’apertura al territorio e al sociale. Da qui l’impegno di De Fusco di dare ascolto alle critiche. Continueranno e si intensificheranno iniziative in tal senso.

Aria di entente cordiale e pacificazione universale, come se fuori ci fosse comunione d’ intenti, Giannola, non fosse stato sfiduciato dal sindaco de Magistris e non avesse rifiutato di dimettersi, forte della riconferma da parte dall’assemblea dei soci del Mercadante.
Fuori dalla porta le polemiche e qualche timido tentativo di tirare in ballo argomenti che non siano prettamente artistici. Come l’agonia dei piccoli teatri e la marginalizzazione di tanti giovani talenti che non hanno avuto la ventura di imbattersi in incontri e occasioni giuste. Si correrebbe il rischio di avvelenare il clima della festa.

Si celebra la vittoria, rievocando i momenti più critici dell’ anabasi, primo tra tutti quello della insufficienza dello standard, superato a fatica unendo al Mercadante e al Ridotto il San Ferdinando, restituito per tempo alla agibilit .
L’ensemble consente ora di articolare su tre sale un piano organicoche tiene d’occhio la tradizione e l’innovazione, i classici e i nuovi autori e, in prospettiva, restituisce il S. Ferdinando a una attivit  a tempo pieno, come sede di rappresentazioni continuative del nostro glorioso teatro dialettale, il modo migliore per celebrare il trentennio della scomparsa di Eduardo. A Luca De Filippo il ringraziamento per essersi fatto garante del passaggio del testimonio alle nuove leve attoriali, accettando di dirigere la Scuola di Teatro nella “casa paterna”.
Al Ridotto, gi  distintosi per aver ospitato le cinque rappresentazioni in memoria di Peppino Patroni Griffi, viene confermatoil ruolo di luogo di sperimentazione e di ricerca, il compito di ospitare tante novit  Spaccanapoli Time di Ruggero Cappuccio, Dalla parte di Zeno di Valeria Parrella, Piatate, favola di un uomo che divenne albero di Mimmo Borrelli… Si tratta di un “risultato acquisito e non garantito”, continua De Fusco, lo sforzo collettivo proseguir  con maggior vigore sull’onda lunga di questa prima vittoria e vanta la piena approvazione sulle collaborazioni internazionali inaugurate con il prestigioso Teatro Alekandrinskij di San Pietroburgo e la cilena Fundacin Teatro a Mil.
Continua l’approccio per focus, rivelatosi proficuo, specialmente per quanto riguarda le collaborazioni internazionali. Cinque in tutto. La prima avviata con il focus su Cechov nellalettura di Tuminas, Konchalovsky e conclusa proprio in questi giorni con quella di Sepe. L’altra da realizzare sulla trilogia dell’Orestea di Eschilo (Agamennone, Le Coefore, Le Eumenidi), con Mariano Rigillo, Elisabetta Pozzi, Gaia Aprea, Angela Pagano, Luca Lazzareschi, Andrea Renzi Claudio di Palma nel ruolo di Apollo. E non manca di ribadire il suo costante interesse per le radici, il “teatro mediterraneo” a lui tanto caro; interesseperaltro dimostrato dalla sua pregressa attivit  ad Agrigento e nei titoli da rappresentare nei prossimi anni Medea, Le troiane, Edipo a Colono, Elettra, Filottete e Baccanti riscritta da Enzo Moscato.
De Fusco non manca di sottolineare quanto sia impegnativa e ambiziosa una operazione di questo genere, resa possibile dal contenimento dei costi e l’impiego full time degli attori lo spettacolo di sera e le prove di quello successivo nel pomeriggio. Un sacrificio peraltro accettato con gioia dagli interessati, che dicono di trarre da quella full immersion una imperdibile occasione di crescita nomi vecchi e nuovi coinvolti in una programmazione che si spinge fino al 2017. E giù a snocciolare nomi e titoli. Gaia Aprea, Elisabetta Pozzi, Angela Pagano, Mariano Rigillo, Luca Lazzareschi, Andrea Renzi, Claudio di Palma, Federica di Martino e giovani promesse. Attenzione, spazio e lavoro per tutti. La prova che si sta procedendo nella direzione giusta è data dalle cifre. Dagli inizi ad oggi, sotto la dire-zione De Fusco, gli abbonamenti hanno avuto un incremento del 92%.
Re Lear, Macbeth e Misura per misura, per ce            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
BtnBBBBRpeBKKKBYBBTBB DBeS pHKBUNIONBLBB time B e
BEBTB pMBSUPERBS swe7BBBBE
B7BlBKBpDnKlebrare il quattrocentenario della morte del Bardo. Al San Ferdinando previste due opere molto distanti tra loro la digiacomiana Assunta Spina e lo scarpettiana Miseria e Nobilt , quest’ultima affrancato da usi e abusi guittistici di bassa lega e restituito da Arturo Cirillo alla sua originaria dignit , prevalentemente giocata sui tempi, il linguaggio del corpo e la macchina teatrale.

Tra l’attuale stagione e la prossima, la quarta trilogia giocata sul tema famigliare, in vernacolo e in lingua.
Il confronto azzardato tra Sabato, domenica e luned e Mia famiglia di Eduardo e il bergmaniano Scene da un matrimonio. Come dire la microconflittualit  familiare a diverse latitudini.
E infine il quinto focus, un tritticogiocato sulla figura femminile La signorina Giulia di Strindberg, Pigmalione di Shaw e Casa di bambola di Ibsen.
Il tutto all’insegna di una concezione non mattatoriale del teatro e della rappresentazione teatrale come frutto di un Ensemble che interpreta testi con attori che interpretano senza cadere nel virtuosismo.

Orgoglio per la presenza di Angela Pagano, un grande nome e una lunga carriera, equamente divisa tra Eduardo e Viviani, ora presente come coreuta nell’Orestea.
Riconoscimenti e applausi convinti in sala, ricordando il suo monologo di Luisa Conforto pronunciato al Senato per il trentennale della mortre di Eduardo e premiato con una standing ovation. Grande tenerezza nei confronti dello slancio entusiastico con il quale da temperamentosa settantottenne dice che questa nuova avventura le ha tolto di dosso vent’anni. E forse più.

Nelle foto (in alto) Elisabetta Pozzi e Angela Pagano