In libreria le memorie di un anarchico. “Intervista agli anarchici. Nico Berti” (Galzerano editore, pagg. 102, euro 10) è un volume che la casa editrice salernitana pubblica per continuare la sua analisi storica del movimento anarchico in Italia e all’estero. Il curatore del libro, nonch autore dell’intervista, è Mimmo Pucciarelli, anch’egli militante anarchico trasferitosi poi nella met  degli anni ’70 in Francia, dove ha fondato la casa editrice l’Atelier de cration libertaire. L’intervista a un noto storico dell’anarchismo come Nico Berti permette all’autore di tracciarne il percorso biografico, dapprima come militante del movimento anarchico e in seguito come studioso della storia delle idee.

Il dialogo tra i due anarchici ricostruisce i circa cinquant’anni di impegno politico di Berti, dalle prime esperienze nella natia Bassano del Grappa agli inizi degli anni ’60 fino al suo progressivo allontanamento dalla militanza attiva e la scelta di dedicarsi all’attivit  di studioso e alla carriera universitaria.

Proveniente da una famiglia di commercianti di simpatie socialiste, Berti si avvicina giovanissimo alle idee anarchiche perch “erano una critica acuta e disinteressata della societ  dal punto di vista della libert , al contrario di comunismo e socialismo che criticavano il potere esistente per impossessarsene”. La consapevolezza di appartenere ad un gruppo ristretto e isolato e la diffidenza verso il nascente movimento sessantottino (“eravamo critici verso la rivolta studentesca, che vedevamo come nuova classe in ascesa verso il potere”) caratterizzano il suo periodo di militanza all’interno dei Gruppi anarchici federati fino alla met  degli anni ’70.

Nell’analisi di Nico Berti, la natura elitaria dell’anarchismo e la difficolt  nel ricavarne delle conseguenze immediate sul piano della pratica politica rappresentano i motivi della marginalit  del pensiero anarchico nella fase storica più recente. Inoltre, il venire meno della prospettiva rivoluzionaria anarchica, gi  evidente con lo scoppio della Prima Guerra mondiale e poi con la rivoluzione comunista del 1917, aveva fatto perdere all’anarchismo anche il rapporto organico con le masse e lo aveva trasformato in un piccolo movimento di intellettuali.

Sollecitato dall’autore dell’intervista ad esprimere le proprie idee sul tema del rapporto tra l’identit  anarchica e la societ  attuale, Berti propone al lettore una riflessione amara: “Cosa sono e cosa contano gli anarchici oggi in Italia? Assolutamente zero, nulla. Ora se non riusciremo a mediare con la realt  conteremo sempre meno”.

La sua esigenza di prendere le distanze da un anarchismo “ideologizzato e imbalsamato” si lega, nel libro, ad una convinta difesa della civilt  occidentale, dove “c’è il massimo di libert  e d’uguaglianza finora esistita”. Un tentativo dello studioso di offrire una prospettiva concreta per un movimento che non rimanga chiuso nella difesa ad oltranza della propria identit  storica.

Di seguito l’intervista al curatore del volume, Mimmo Pucciarelli

La libert  come forma di resistenza

Qual è l’importanza di Nico Berti nel movimento anarchico italiano?
“Nico Berti si è avvicinato al movimento anarchico verso la met  degli anni 60, quando c’erano pochi giovani coinvolti nel movimento e solo qualche raro professore o intellettuale frequentava i libertari. Berti per indole personale cercò quasi subito di chiarire quello che l’anarchia e l’anarchismo potevano rappresentare da un punto di vista culturale e politico, e sicuramente meno a distinguersi come un “militante” tout court. Con il passare degli anni le sue ricerche e i suoi interventi sono diventati un punto di riferimento per l’insieme degli storici dell’anarchismo e gli studiosi militanti. Alcuni suoi testi, come “L’anarchismo dentro la storia ma contro la storia”, esprimono il ruolo e lo spazio che il movimento anarchico può conquistare e/o rivendicare. Con il tempo Nico da una parte ha perso il contatto con il movimento, proprio perch immerso nel suo lavoro di ricerca, ma dall’altra è diventato lo storico delle idee
anarchiche. Egli rappresenta a tutt’oggi l’intellettuale anarchico riconosciuto in quanto tale sia dagli anarchici che da una parte del mondo della cultura interessato a questo movimento”.
La biografia di Berti è singolare: odontotecnico, assicuratore, poi la carriera universitaria. una caratteristica comune agli altri anarchici?
“No. Le loro biografie ci indicano che hanno dei percorsi molto più lineari: professori, liberi professionisti, ferrovieri, artigiani, operai. Se penso alla biografia di Berti, mi viene in mente il percorso personale di un altro intellettuale anarchico, l’americano Murray Bookchin (1921-2006), che prima di diventare professore fece diversi lavori tra i quali operaio in una fabbrica di automobili”.
Berti accenna nel libro a una certa dipendenza dell’anarchismo dalla cultura progressista, dalla visione del mondo della sinistra. Lei come definirebbe questo rapporto?
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                                                       î           î   narchici e della sinistra è stata e continua a essere più un’unione libera che un matrimonio. Riprendendo il concetto di Berti, io direi che l’anarchismo è dentro la sinistra ma contro di essa soprattutto quando questa accetta le varie forme di gerarchie politiche e sociali presenti nel mondo. Infine, se per cultura di progresso si intende sia un benessere economico e politico condiviso che un obiettivo di emancipazione sociale, ebbene s: l’anarchismo è sensibilmente dipendente da questo tipo di cultura”.
Berti critica la chiusura degli anarchici verso tutto ciò che mette in discussione la loro identit . un movimento che si è isolato rispetto al dibattito politico generale?
“Credo che in parte abbia ragione, se per “anarchici” si intende coloro che si considerano la sola alternativa possibile ai vari sistemi che governano il mondo, siano essi delle dittature feroci oppure delle blande democrazie. S, esiste un manicheismo e la cultura di una certa identit  (quella del martire, del rivoluzionario, del militante irreprensibile) nell’immaginario di una parte del movimento anarchico. Ma l’anarchismo è un arcipelago variegato di correnti, di gruppi di iniziativa che vanno dall’editoria libertaria agli squats sociali, dal femminismo alla vita comunitaria, dalla controcultura musicale all’attivismo non-violento. Si sa che esiste un’area anarchica legata all’insurrezionalismo, ma essa rappresenta pochissime persone e/o gruppi che la stampa e i mass media mettono volentieri in primo piano, occupandosi solo raramente di quello che questi anarchici e libertari esprimono nel quotidiano. Perciò io direi che l’anarchismo non si
è isolato, anzi continua ad essere riscoperto ed apprezzato… ma esistono i guardiani dei fari, o se preferisce delle boutiques rosso e nere”.
Dalla lettura del libro emerge la forte conflittualit  tra il movimento del ’68 e l’anarchismo.
“Credo sia sintomatico, nel 1968, lo scontro tra questi guardiani e le nuove generazioni di militanti che arrivavano con lo zaino pieno di nuove forme di contestazioni, influenzati come lo erano dalla beat generation, dalla musica rock e dalle diverse altre forme di rivendicazioni politiche che coinvolgevano il personale e il politico. Il femminismo in primis… Nel 1968 ci furono, ma ancora oggi c’è, sempre qualcuno che, pur sentendosi vicino alle idee libertarie e anarchiche, rifiuta quello che considera delle attitudini estremiste: vegani, femministe radicali, squatter, punk, etc.”
Un anarchico può conservare la sua identit  all’interno della societ  occidentale odierna? Su questo tema mi pare che lei e Berti non siate d’accordo.
“Non lo siamo perch il “mio anarchismo” è molto più vicino a quell’area alternativa che continua a pensare e a agire l  dove si trova. Io vivo da più di trent’anni in un quartiere di Lione che ha subto in quest’ultimo ventennio una grande trasformazione, come tutti i centri metropolitani dei paesi industriali e non solo. Ma qui, alla Croix-rousse, continuiamo a essere presenti e proporre tantissime attivit  che si avvalgono di contatti quotidiani con le strutture associative, cooperative, impegnati sempre nelle battaglie necessarie per mantenere viva quella che Miguel Abensour definisce “une democratie insurgente”: ci un modello di democrazia che si basa sulla critica sociale di ogni forma di dominazione. Intesa in questo modo, l’identit  anarchica non solo è conservata, ma è viva e sempre in piena mutazione. La stragrande maggioranza degli anarchici sono delle persone che cercano di continuare a mantenere viva non un’idea,
ma un modo di essere. Ma è anche vero che gli anarchici continuano a navigare tra etica e politica e forse non sanno sempre quale è la migliore imbarcazione da prendere”.
Berti dice: “Oggi l’uomo è gi  libero nelle societ  liberali, anche se condizionato da fattori esterni”. E allora qual è oggi la funzione del movimento anarchico? Di testimonianza e sollecitazione dello spirito libertario?
“S, abbiamo tante libert  nei paesi democratici, più o meno liberali o socialdemocratici. Ma viviamo tutti in un mondo dove ci sono tantissimi problemi: guerre, fame, inquinamenti… come ci si può accontentare di avere da mangiare, un computer, un telefonino, andare in vacanza, leggere libri sull’anarchia, avere la libert  di scegliere tra Berlusconi e Bersani? Oggi l’anarchismo e gli anarchici rappresentano sia una testimonianza che una forma di resistenza, ma anche un movimento che, attraverso le sue diversissime iniziative, propone delle alternative possibili”.
L’idea che propone Berti di scrivere una Costituzione anarchica per rivitalizzare il vostro movimento ha qualche probabilit  di essere realizzata?
“C’è sempre qualcuno che di tanto in tanto si propone di razionalizzare il pensiero anarchico, dargli un corpus affinch si presenti come una scienza della politica. Personalmente credo che l’anarchismo non si diffonda tramite un manifesto e non si decreti neanche con una Costituzione. La passione libertaria e le idee e le attivit  che essa perme            6                  «    oè è á«sptLlibrined dd dpG7e:Ette sono in realt  un connubio mai meccanico (e neanche solo di classe) tra il desiderio, il bisogno e la volont  quella espressa in modo ammirabile da Errico Malatesta di cui Berti ha scritto un’importante biografia di un certo numero di persone che agiscono quotidianamente nel loro ambiente. Non ci sar  nessuna Costituzione, neanche una “anarchica” che ci garantir  un mondo libero, solidale, partecipativo. Ci saranno sempre degli uomini e delle donne che innalzeranno la bandiera dai mille colori della contestazione del dominio, della rivolta contro tutte le forme di ingiustizie e per
favorire le sperimentazioni sociali emancipatrici.
La vitalit  dell’anarchismo e quindi di un contro potere permanente risulta fondamentalmente da questa consapevolezza”.

Nella foto, Mimmo Pucciarelli