Del saggio “Nino Taranto. Vita straordinaria di un grande protagonista dello spettacolo italiano del Novecento” di Andrea Jelardi (Kairòs Edizioni, prefazione di Francesco De Blasio, nipote dell’attore, pagg.226, euro 14) vanno riconosciute la scrupolosa documentazione della lunga carriera in appendice, la ricerca delle fonti giornalistiche, il materiale iconografico e quello inedito, la nutrita bibliografia. Nino viene presentato come cantante, autore, attore teatrale e del grande e piccolo schermo, mattatore in radio. Brevi cenni sulla sue origini di artista.
La mela può solo crescere sul melo, il cucciolo di un cane può solo abbaiare mentre chi nasce in un nido di usignoli canta. Un bambino prodigio appare subito Nino.La sua culla è la sartoria a conduzione familiare del nonno Antonio a Forcella, che, dopo la giornata lavorativa, si dedica alla musica con i fratelli, amici, dipendenti. Tanti clienti “trovandosi ad assistere all’esibizione dei lavoranti durante le prove degli abiti, ingaggiano quest’orchestrina domestica per matrimoni, battesimi, compleanni e riunioni familiari”. Il nonno “porta con s il nipotino che, nonostante abbia appena poco più di tre anni, sa gi  intonare una canzoncina di Raffaele Viviani, Fif Rino e, vestito di un piccolo frac cucito in sartoria, canta con grande abilit “. “Se non venite co o guaglione è meglio che non ci venite”.
A nove anni studia canto con Salvatore Capaldo, direttore dell’orchestra del Teatro Centrale in cui si esibisce, a quattordici anni, nello spettacolo “Gran Variet ” tra applausi scroscianti e richiesta di bis. Il 23 ottobre 1921 iniziano i suoi circa 70 anni di carriera “per affermarsi come uno dei più completi e poliedrici artisti della scena nazionale ed internazionale”. Allevia la nostalgia con attimi di sorrisi ai nostri emigranti in America con il teatro, la canzone e la sceneggiata e, gi  nel ’24, col film muto “Vedi Napoli e poi muori”regia di E.Perego.
Nel ’23 il primo incontro con Totò, tra il pubblico alla Fenice di Napoli, ove Nino si esibisce con Vicolo parodia da lui scritta di Vipera, interpretata da De Curtis subito dopo al Teatro Eden, con bombetta, tight “arricchito da un vistoso lucchetto che gli chiude la patta dei pantaloni”. Al Petruzzelli di Bari nel’24, con la maschera di Pulcinella in Un’ora al San Carlino.
Nel ’27 vedette al Teatro Apollo di Milano e al Trianon di Napoli nelle sceneggiate Io songo o pate e in Zappatore, “quest’ultima replicata per sei mesi”. Attore e cantante, dotato di verve comica ed ironica, interpreta sketch musicali e macchiette scritte da Cioffi-Pisano o da lui stesso. Nella rivista è, gi  nel ’30, con Anna Fougez e Wanda Osiris. Forma sue compagnie teatrali dal ’37 al ’55. Recita Viviani, Scarpetta, Pirandello, Marotta, Plauto, Di Maio, Grassi, Di Giacomo.
A cinema è diretto da G. Brignone, M.Soldati, C.Mastrocinque, L. Zampa,L.Comencini, S. Corbucci, B.Roland, Steno, C.L.Bragaglia, E.M.Fizzarotti, A. Grimaldi. Con il fratello Carlo e Totò, è anche Rascel, B. e M. Carotenuto,G.Bramieri, A.Ninchi, D.Palumbo, R.Pisu, A.Tieri, L.Masiero, A.Giuffr, F.Franchi e C.Ingrassia, F.Valeri, C.Campanini, A.Luce, E.Macario, A.Fabrizi, S.Koscina,P.De Vico, M.Riva e R.Billi, P.De Filippo, M.Castellani, C.Croccolo, P.Stoppa, L.Zoppelli, U.Tognazzi, G.Cervi, V.Lisi, A.Lualdi, M.Merlini, R.Schiaffino, R.Merlini, P.Maggio.
La sua popolarit  emerge nella presenza in sketch pubblicitari nel ’48 su “Settimana Incom” e dal ’55 in TV con una serie di puntate di spettacoli di variet , commedie, conduzioni, interviste, film. Vanno menzionate le due serie di variet  “Uno due tre” del’57 con Raimondo Vianello e Ugo Tognazzi, “N come Napoli, T come Taranto, nel ’84 “Taranto story”, quattro puntate, per ricordare la sua carriera. E’ ascoltato in radio nella prosa e nel variet  dal ’51. La sua arte si nutre dell’aspro realismo di Raffaele Viviani, attore e autore drammatico, cantante e macchiettista.
Elabora schemi di comicit  remota in cui si specchia la vita napoletana ridente, drammatica, ironica, triste, vivace. Predilige lo stile della macchietta nel canto e negli sketch. Ripropone Pulcinella, senza la maschera calata sul volto come Zanni Pascariello, portato in scena da Antonio Petito al Sancarlino. E’ Anselmo Raganelli, ossia Tartaglia, avvocato Azzeccarbugli balbuziente aspirante politico. Imprime ritmo beffardo in Dove sta Zaz  nel ’46. Allegra marcia in una Citt  in festa, ma nei versi “Nel momento culminante del finale travolgente mmiezzo a tutta chella gente se fumarono a Zaz “, nasconde la delusione della Libert  vinta col sangue e calpestata con stupri, violenze, abominevoli volgarit  dagli alleati. Gabriella Ferri nei toni della voce svela la velata drammaticit . E’ divertente e coinvolgente con la sua mimica, in Agata, Ciccio Formaggio, E duje gemelli, Il bel ciccillo, La Panz, M’aggia cur .
Jelardi, docente universitario e autore di altri saggi, esplora l’artista attivamente teso a una capillare diffusione del            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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annazaro con Luisa Conte. Il Teatro è luogo sacro. E’ lo spazio in cui ha origine la socializzazione per i contatti tra diverse culture. Napoli è Teatro greco. E’ Citt  Museo in cui si vive e si cammina con altri ogni giorno nelle antiche vie della Storia.
Andrea, giovane, parlando di un vecchio Attore, esalta la memoria seme progettuale di un futuro senza ignoranza focolaio di xenofobia e odi, elogia creativit  e cultura di un popolo o voglio bbene overo, e cu ragione dice Nino.

Jelardi e l’identit  da tutelare
Un libro per tutelare l’identit  napoletana. E farla riscoprire. A colloquio con l’autore, Andrea Jelardi

Ancora una biografia per mettere a fuoco il profilo di un altro figlio di Napoli…

Si…credo che in questo momento storico e culturale la nostra identit  vada tutelata e le figure che hanno dato maggior lustro a Napoli sono, a mio parere, proprio quelle da riscoprire per prime. Non solo per conoscerle meglio, ma soprattutto perch siano da esempio.
La mia precedente biografia, dedicata a Enrico De Nicola, ha ad esempio messo in luce le altissime doti morali di un politico che proprio per questo era caduto nel dimenticatoio. Per Taranto invece ho ritenuto necessario restituire notoriet  e meriti a un grande artista troppo spesso offuscato da altri grandi, da Totò a Eduardo fino a Troisi, senza che egli fosse minimamente inferiore a loro, ma solo penalizzato dalla dilagante massificazione culturale che porta non solo i lettori, ma anche gli esperti e i biografi, a soffermarsi sempre sulle stesse figure.
Ciò, tra l’altro, può talvolta addirittura risultare dannoso poich, dovendo necessariamente distinguere una nuova opera dalle precedenti, si corre il rischio di cadere in facili esagerazioni o addirittura a invenzioni purch sappiano di “novit “.

Un lavoro di ricostruzione. Qual è l’aspetto che l’ha colpita di più ripercorrendone la storia?

Credo che gli aspetti preminenti della personalit  di Taranto siano stati essenzialmente due professionalmente la versatilit , mentre nella vita privata la modestia.
Nel primo caso, infatti, siamo portati a pensare a lui come a un bravo attore di cinema, ma in realt  egli fu molto di più poich riusc a cimentarsi praticamente in tutte le forme d’arte, innovandole.
Da cantante innovò la macchietta e non disdegnò in et  matura di eseguire brani moderni, da attore di teatro ripropose coraggiosamente il repertorio di Viviani e si cimentò anche in opere di autori contemporanei, da presentatore televisivo seppe essere moderno fino al punto, tra l’altro, di portare una ventata di rinnovamento nell’ ormai stantio Festival di Napoli che, forse, non seppe apprezzarlo come avrebbe meritato, e infine si cimentò anche come intrattenitore radiofonico e testimonial pubblicitario.
Un personaggio del genere, nei tempi in cui visse, avrebbe potuto atteggiarsi a star cos come tanti divi a lui contemporanei, ma Taranto conservò sempre intatta la sua modestia di uomo del popolo, che tra la sua gente rimase tenacemente a vivere, preferendo ad esempio l’amata Napoli a Roma dove invece si trasferirono Totò e i fratelli De Filippo e finanche autorizzando la pubblicazione del suo nome sull’elenco del telefono. Il pubblico, insomma, era la sua vita.

Nino Taranto, la comicit  al servizio di un aspro realismo?

Taranto visse in un’epoca in cui il realismo era indubbiamente di moda, tant’è che molti suoi colleghi sono passati alla storia per aver ritratto sotto vari aspetti gli italiani del dopoguerra.
Rispetto ad altri, però, egli fu sottilmente diverso poich si propose al pubblico senza mai offuscare la propria personalit , il carattere spigliato e quell’umorismo e quella comicit  che si potrebbero definire una caratteristica fisica imprescindibile da qualsivoglia copione da recitare o brano musicale da interpretare..
Se pensiamo a Totò, infatti, pensiamo alla sua maschera con la bombetta e il pantalone a “zompafuosso”, mentre nel caso di Sordi è inevitabile associarlo alla sua figura cinica e beffarda cos come Eduardo richiama alla mente i ruoli che lo videro interprete di una recitazione al tempo stesso amara e saggia.
Se pensiamo a Taranto, invece, il primo paragone che viene in mente è con un uomo comune, tant’è che se da un lato risulta quanto mai difficile associarlo a uno dei pur tantissimi personaggi interpretati, dall’altro è estremamente facile ricordarlo come Nino Taranto. Un interprete certamente camaleontico e versatile, ma che in fondo fu sempre se stesso.

Il suo talento avrebbe meritato più visibilit  a livello nazionale. Ieri come oggi. Xenofobia nei confronti di Napoli?

Anche se a prima vista potrebbe sembrare cos, non credo che Nino Taranto abbia avuto scarsa visibilit  nazionale n che sia stato vittima di un pregiudizio verso i napoletani i quali peraltro, alla sua epoca più di oggi, erano tanto apprezzat            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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B7BlBKBpDi dal pubblico quanto bistrattati dalla critica.
Egli, infatti, fu un personaggio notissimo tra le vecchie generazioni di spettatori, cos come tanti altri artisti che hanno calcato le scene per decenni come Aldo Fabrizi, Macario e Paolo Panelli, mentre a penalizzarlo in vita e a contribuire poi al suo oblio post mortem è stata, a mio parere, una critica distratta e certamente poco obiettiva, che guardava con sospetto alla commedia e ancor più alla comicit , ed era per di più animata da un malcelato desiderio di sprovincializzare il cinema, il teatro e la canzone senza capire che la vera originalit  dello spettacolo italiano in tutte le sue forme sta proprio nella sua poliedricit  e nel saldo legame con i dialetti e le tradizioni locali.
Di questo pensiero Totò fu forse la vittima più illustre, ma a differenza di Taranto ha avuto la fortuna di una più rapida riscoperta postuma, decretata però prima di tutto dal pubblico.
Sta lavorando a un nuovo angolo della citt  da riscoprire?

Con le edizioni Kairòs sto lavorando ad un progetto “cumulativo” che consenta di dedicare uno spazio a tutti quei grandi protagonisti del cinema nati e formatisi all’ombra del Vesuvio. Non tutti, purtroppo, hanno avuto carriere lunghe e significative come quella di Nino Taranto ed ecco perch abbiamo immaginato di raccontarli tutti assieme.
Attori come Pietro De Vico, Enzo Turco, Agostino Salvietti e attrici come Tina Pica, Dolores Palumbo e le sorelle Maggio solo per fare qualche nome – hanno dato tanto alla storia dello spettacolo italiano e continuano a regalarci momenti di spensieratezza e divertimento. Sarebbe bello non dimenticarli.

In homepage, la copertina del libro