“In cucina una societ  rivela il suo vero volto.. I suoi sogni e i suoi incubi, le sue passioni e le sue ossessioni". Parla e condisce le frasi con lo stesso linguaggio degli alimenti: ” Ha bisogno del sale per “con-dire” che, come l’accento, deve cadere al punto giusto pena “una Babele di suoni indistinti”,una non comunicazione.
“Mangiare è fare e dire al tempo stesso”.
Cos non può mancare tra i nostri libri la madre – quella che detta le regole, spiega i divieti, le incompatibilit  tra alimenti, il confronto con l’Altro “per la costruzione di un Noi più adatto alla civilt  multiculturale che ci attende all’orizzonte”- ed ecco: “Si fa presto a dire cotto. Un antropologo in cucina” ( il Mulino, collana Intersezioni. pagg.160 euro 12), di Marino Niola professore di antropologia dei simboli e antropologia dell’alimentazione all’Universit  Suor Orsola Benincasa di Napoli e nell’Universit  di Scienze gastronomiche di Pollenzo e Colorno, editorialista de "la Repubblica" e "L’espresso. Che presenter  il suo nuovo lavoroalla Feltrinelli di piazza dei Martiri, Napoli, mercoled 30 Settembre alle 18. Interverranno con l’autore: Francesco de Core, Livia Iaccarino e Gianfranco Nappi.
La Storia, un forte simbolismo, antiche leggende, fiabe, riti e miti, conducono il lettore a raggiungere e scoprire dietro le curve del filo rosso- “quello che riannoda gli uomini delle caverne a quelli delle taverne”
il lievito di queste pagine, il loro “fermento” . Addentiamo questo alimento, questo pane,metafora della “coesione sociale”, simbolo della “contaminazione vitale” facendoci cos trasportare in uno spazio da dove possiamo muoverci verso ” un mondo senza confini” e fuori dal tempo vissuto come “attimo fuggente”, al di l  di un presente dal ritmo incalzante che va dal brunch al lunch “per un risveglio sempre più crunch”.
Lungo l’intero volume una spolverata di sottile e profonda ironia che si assapora in particolare nella sezione centrale dedicata alla terra e al mare o meglio ai loro esseri viventi e vegetali, colonie di pesci inutili,”attori non protagonisti…che messi insieme sono irresistibili”. Da ” il quarto stato del mare”, all’astuto polipo, “modello di… trasformismo, da fare invidia al più scafato dei nostri politici”; dalla cipolla che “affligge senza affliggerci” a “l’irresistibile ascesa della pummarola” al “carciofo bisex”ai “finocchi e infinocchiati”alla pizza, all’espresso: “la via italiana al caffè”, ai “maccaroni” ,al ragù, per Niola: “una sorta di al di l  della cottura”.
Su tutto e tra il tutto, le teorie di Mary Douglas e dell’antropologo francese Claude Levi Strauss. La "purezza e il pericolo" di cibi "cotti o crudi" e, nella cottura, il passaggio dalla natura alla cultura. Il cibo e i modi di cottura strettamente connessi alla sessualit , la cucina luogo di magie e sortilegi a opera dell’infida figura femminile: la strega! Credenze di cui l’autore segnala la presenza anche nel famoso libro di Carlo Levi “Cristo si è fermato a Eboli” dove si raccomanda di non accettare mai cibi preparati da donne sconosciute.
E l’ uomo è sempre a caccia di qualcosa che “seduca il suo “gusto nomade”, “sempre in cerca di nuove frontiere del sapore”.

LA PRESENTAZIONE DEL VOLUME

Mercoled 30 settembre alle 18.00, Marino Niola presenter  "Si fa presto a dire cotto" nella sala eventi de La Feltrinelli di Piazza dei Martiri. Interverranno Francesco de Core, Livia Iaccarino e Gianfranco Nappi. A seguire, Theatre de Poche presenta Come preparare un uovo sodo (liberamente tratto da un breve racconto di E. Ionesco), con Sergio Di Paola, regia di Lucio Allocca.

A seguire, l’intervista con l’autore

Miti e riti in cucina

Il suo è un libro cotto crudo o al dente?

E’un libro al dente, appena scottato.

Nella cura e cottura dei cibi l’apertura verso l’Altro?

Nel cibo s’è sempre la traccia dell’Altro. Per gli ingredienti che sono spesso di origine straniera come il pomodoro che pure è il re della cucina mediterranea. ma anche per le ricette che sono per loro natura mescolanza ibridazione trasformazione. E poi in ogni piatto contiene qualcosa di chi lo ha preparato, quindi dell’altro. E dunque noi finiamo sempre per mangiare l’altro, perfino quando siamo noi a cucinare.

Mangiare per conoscere s stessi?

Mangiare serve a conoscere e conoscersi. Quando viaggiamo una delle chiavi del luogo che visitiamo è proprio il suo cibo. Ma la reazione a quel cibo ci rivela anche aspetti di noi stessi.

Donne:ancora streghe o divinit  del focolare?

Per fortuna le donne si stanno sottraendo a questa alternativa creata dagli uomini. E comunque è preferibile la strega all’angelo del focolare.

Quanto ha influito vivere a Napoli nell’idea per queste pagine?

Napoli ha influito in quanto mi ha insegnato la lingua madre del mangiare ma ogni luogo in cui ho vissuto mi ha dato e insegnato qualcosa. Questo li            6                  «    oè è á«sptbro nasce proprio da un incontro di paesi e di culture. il mio diario di viaggio gastronomico.

Preferisce per il suo testo un lettore di slow food o di frittura"sorpreso"? perchè?
Preferisco un lettore pronto a tutto, aperto e non troppo legato a una sola identit  alimentare. Slow o fast, tutto bene purch buono.

Prossimi progetti letterari?

Un libro delle superstizioni, in uscita a fine ottobre.

Nella foto, Marino Niola