La Marotta&Cafiero editori, storica realt  editoriale napoletana, attualmente è gestita da una coperativa di giovani del quartiere Scampia, una casa editrice indipendente Open Access che manda in vetrina un’opera di grande interesse e attualit , "NuovaMente i giovani, la scuola e il caos" dello scomparso Enrico Cozzolino, docente di Lingua e letteratura inglese nelle scuole medie prima e successivamente alle superiori.
Personaggio di grande impegno, Cozzolino ha operato nel campo della didattica concreta di tutti i giorni, a stretto contatto con il lavoro d’aula, supportato da un’attivit  di ricerca e di studio costante che gli ha consentito di svolgere attivit  di formazione e protagonista di progetti transnazionali di cooperazione didattica, non solo europei, con particolare riguardo agli scambi ed alla mobilit  degli alunni delle scuole superiori ed alla formazione dei docenti.
La riflessione, o meglio le riflessioni, di Cozzolino riguardano le dinamiche che regolano gli attuali processi di insegnamento da una parte e di apprendimento dall’altra, il rapporto-relazione tra studenti e scuola.
Un rapporto che per i tempi che viviamo non gode ottima salute, in crisi tanto profonda da imporre l’esigenza di una metodologia didattica fatta di nuove modalit  di insegnamento che tengano presenti le differenti caratteristiche del nuovo approccio degli alunni all’istruzione ed alla formazione.
Da qui l’esigenza per l’autore di interrogarsi sulle risposte che l’istituzione Scuola può dare ai giovani-alunni nel nuovo contesto storico, operazione che fa destrutturando modalit  didattiche superate, obsolete, ed elaborando strategie aggiornate e nuove per i tempi nuovi, servendosi della letteratura, della storia, della filosofia, della pedagogia, delle neuroscienze e di tutte quelle discipline in grado di interpretare la modernit .
L’approccio di Cozzolino di fronte al nuovo che s’affaccia è quello di invitare la Scuola a riflettere su se stessa, liberandosi dei cascami del passato, operazione possibile solo se si è in grado di attraversarlo, come ci ricorda Pavese, rimeditandone gli spazi, ridisegnando ogni angolo fino agli anfratti più reconditi. Ma c’è una priorit , a parere di Ubaldo Grimaldi che, nella prefazione al testo, mette il dito nella piaga ribadendo la priorit  per una scuola che s’affaccia al nuovo di non mandare allo sbaraglio un corpo insegnante dopo l’universit  privo di una formazione didattica appropriata, digiuno il più delle volte di tecniche e metodi di insegnamento adeguati, prigioniero di vecchi schemi, tradizionali ed obsoleti, incapace di comunicare, prerogativa fondamentale per chi ha scelto a proprio mestiere l’insegnamento, disciplina che richiede come prerogativa la capacit  di far cadere il muro che separa la cattedra dai banchi.
La caduta del muro tra docenti e discenti significa recuperare un contatto perduto da decenni, ristabilire i valori dell’istruzione da una sponda e della formazione dall’altra, recuperare il rapporto con la conoscenza ed il sapere, tutte prerogative che portano dritto alla capacit  di reinventarsi un modo nuovo di fare scuola.
Una didattica collaborativa al posto del superato apprendimento mnemonico, una metodologia che privilegi la scoperta delle cose piuttosto che il ricordo, ci suggerisce Cozzolino, perchè solo in questo modo la Scuola potr  recuperare il suo ruolo, antico quanto il mondo, di luogo dove ciascuno è in grado di avere la propria idea sulla vita, sulla storia quale elemento della propria appartenenza, come sull’universo, riferimento che ci mette nella condizione di interpretare il ruolo di ognuno nel diverso contesto globalizzato e che in sintesi rappresenta il reale valore dello stesso sapere.
E’ l’alunno di oggi e l’uomo di domani l’obiettivo al quale la nuova Scuola dovr  puntare, l’elemento fondante del mondo nuovo se sapr  soprattutto rimeditare quel Creato al quale ha fatto riferimento Papa Francesco e che l’uomo da tempo ha mandato irresponsabilmente a farsi benedire.
L’augurio è che nelle periferie di Napoli possano approdare operazioni come questa dei giovani di Scampia, sarebbe il segno inequivocabile che ci sono ancora ampi margini per la speranza.

In foto, la copertina