A settembre di quest’anno è stato presentato alla citt  di Napoli il “Manifesto a sinistra”, un’analisi del voto referendario e di quello amministrativo in citt .
Lo stesso non scomoda forbite categorie di pensiero politico, ma tenta di tradurre la voglia di “alterazione” e le aspettative dei cittadini nelle espressioni di voto indicate in precedenza, che rappresentano la reazione a vent’anni di uccisione dei sogni e delle aspettative degli amministrati.
Un durissimo rimprovero rivolto a una sinistra frammentata, rissosa e incapace di farsi interprete adeguata e coerente di quel riformismo che nel passato aveva saputo fornire risposte a milioni di italiani e che oggi sembra assopito e relegato ad elemento non più attrattivo e credibile.
Ma il voto del popolo arancione, dando nuova linfa a questa societ  opulenta, ha comunicato anche che protesta e speranza possono tradursi in cambiamento attraverso la partecipazione. A Napoli, più che altrove, quel voto deve diventare possibilit  di riscatto per una societ  più giusta, normale, inclusiva, solidale, generosa.
A Napoli più che altrove diventa urgente rilanciare il tema dei diritti sociali, non di eventuali elemosine. E la vivacit  culturale del nostro capoluogo ci ha dimostrato che quando vuole sa farsi grande.
Gli Assessori alle politiche sociali dei Comuni di Roma, Forl, Siena, Bologna, Milano, Genova e Torino, in collaborazione con l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI), organizzati da quello del Comune di Napoli Sergio D’Angelo hanno scritto ai Ministri Fornero e Balduzzi (Politiche Sociali e Salute) chiedendo più attenzione al welfare locale, all’equit  e alla giustizia sociale. Da Napoli parte la richiesta di ristabilire il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali e quello per la Famiglia, prosciugati da Berlusconi e Tremonti, e la proposta di un Piano Straordinario Nazionale Povert . Quindi, non mera richiesta di soldi, ma proposte e risposte da dare sul campo.
In questi giorni si è aperta una casa per transessuali in difficolt , “Altriluoghi”, il primo consultorio di questo genere nell’intero meridione d’Italia, dove persone omosessuali in stato di bisogno potranno trovare una struttura di accoglienza temporanea, ascolto, consulenza psicologica e legale, accompagnamento ai servizi sanitari, e dare inizio ad una ricerca di percorsi di inserimento lavorativo.
Ma questa è anche la citt  che ospita, in modo insufficiente, i rifugiati della guerra in Libia che, costretti a scappare dalla loro terra d’origine per una guerra di liberazione i cui tempi sono stati dettati da interessi occidentali, hanno rivolto un appello alla cittadinanza.
Sono stipati in alberghi di pessima qualit  e con cibo scadente ed insufficiente, costretti a vivere con appena 2,5 euro al giorno “passati” dall’Unione Europea.
Ed è ancora Napoli la citt  che nel 2008 diede fuoco ai campi Rom nel quartiere orientale di Ponticelli e che, ancora oggi, mantiene pericolose “baraccopoli” dentro i suoi confini, facendo finta di non accorgersene.
Tagliare, ridurre non significa razionalizzare ma garantire meno tutele e meno diritti, significa impoverire ed immiserire persone, beni, luoghi, significa imputridire i rapporti politici, civili e sociali.
La crisi del sistema economico “sprigiona” ulteriori condizioni di precariet  sociale. Espulsi dai cicli produttivi, inoccupati, disoccupati di lunga durata, immigrati e disagiati sociali verranno costretti ancor più ai margini della societ .
Ecco il compito, quindi, per una nuova sinistra che torni ad essere adeguata interprete dei nuovi bisogni e delle nuove opportunit , che sappia suggerire la creazione di nuovo lavoro, che sappia proporre comunit  inclusive e prospettare investimenti sociali.
La sinistra napoletana e campana rischia di porsi definitivamente “fuori dalla storia” se non sar  in grado di cogliere le opportunit  offerte dal grande consenso riscosso e rappresentare le istanze partecipative provenienti da gruppi di interesse, cessando definitivamente di mettere in atto la suicida pratica della cosiddetta “scissione dell’atomo”.
La sinistra, insomma, ritorni essa stessa agente di mobilitazione politica, recuperi la frattura tra societ  e politica.
Il “Manifesto a sinistra” propone questo ragionamento e vale la pena tradurlo in iniziativa culturale e politica, con manifestazioni pubbliche in luoghi aperti al contributo non “pilotato”.
La validit  di questa traccia risieder , a mio avviso, nella continuit  d’azione sociale che innanzitutto i firmatari sapranno imprimere.

In foto, i rifugiati della Libia lanciano un appello alla citt  di Napoli, durante un incontro pubblico