Carillon.Spettacolo prodotto da Avamposto Teatro con testo e regia di Davide Sacco è andato in scena al Sancarluccio con Orazio Cerino, Giovanni Merano, Eva Sacco Le scene sono di Luigi Sacco, costumi Silvia Tagliaferri, luci Francesco Barbera, addetto stampa Emma Di Lorenzo. Racconta disagi e solitudine di tre fratelli privi di affetto, abbandonati a se stessi, alle prese con i problemi esistenziali comuni a tutti noi che avvertono il dovere di assistersi l’uno con l’altro. Incombono nella loro vita i pregiudizidi una societ  per i quali il ritardato o l’omosessuale sono ai margini. «Ci si abitua ai dolori che la vita ti costringe a buttare giù, ci si abitua a tutto alla fame, alla miseria, alla solitudine; ci si abitua a tutto». Sono queste le parole pronunciate da uno degli attori.
Ci si abitua al degrado, a vivere in uno spazio claustrofobico, alla sporcizia, a dover dormire due ore a notte per portare i soldi a casa. Il loro isolamento è simboleggiato in, un pesce rosso in un’ampolla che Eva custodisce gelosamente da anni che immagina addormentato ma, in verit  è morto. Metafora del bisogno di racchiudersi in un luogo ovattato e protetto, come tra quattro mura di un monolocale quasi privo del necessario., perch, come sottolinea sul finale uno degli attori, «Siamo soli, questa è la verit . Tutti quanti, soli.(…) Siamo lontani, soli nelle nostre ampolle di vetro».
.
Spiega il regista «Siamo nel mondo dei fragili, degli inadatti, degli sconfitti. Siamo in una periferia, una delle troppe delle tante fabbriche di cemento e vomito, di ignoranza e paura. Si vive nel degrado dei sogni, nella paura di se stessi; vivere è un faticoso atto di coraggio. In uno scenario lunare da catastrofe dei sentimenti una bambina troppo vecchia si crea un suo mondo, un specchio opposto votato al bello, come un pesce in un acquario lontano da tutto e tutti, ma abbastanza vicino da capire l’orrore dell’isolamento, dello squallore, della violenza. Una storia d’amore tra fratelli, nel senso più ampio del termine, una storia d’amore sul limite del giudizio e del perdono, sul limite della ghettizzazione e della accettazione. Un piccolo carillon metropolitano».
Lo spettacolo fa meditare sulla solitudine di tanti che vivono muti tra noi celati nell’ombra per nascondere la loro infelicit . Non chiedono alcun aiuto perch è di tanto che hanno bisogno ma più di tutto di affetto, compagnia, essere ascoltati. Vivono il dramma con rassegnazione consapevoli di essere vittime di un destino malvagio spietato e cieco che non ascolta mai un loro lamento.
Eppure i due fratelli devono accudire la sorella Eva, trentenne, (foto) che si comporta come una bambina per traumi adolescenziali che non si cicatrizzano mai.La loro vita ha il ritmo di un carillon che emette lo stesso suono languido e triste.
Lo spettacolo di Sacco esordiente sar  presentato a breve in un altro spazio.
E’ un testo documento di tragedie senza risonanza che va visto per conoscere realt  da molti ignorate perch chiusi egoisticamente nel proprio mondo.

In programma

Fino al 6 gennaio al Sancarluccio I Virtuosi di San Martino che propongono, fin dalla loro fondazione, che risale al 1994, un vero e proprio sprofondamento di formule e di estetiche, a cavallo tra teatro e musica, diviso tra avanspettacolo e opera, occhieggiando e talvolta sbeffeggiando la musica “colta” nella sua riduzione a luogo comune.

Per saperne di più
www.nuovoteatrosancarluccio.it