Il Nuovo Teatro Sanit  ha ospitato Schifosi, la prima produzione indipendente della compagnia Bottega Bombardini di Pozzuoli. Nuova la compagnia, di recente formazione. Solo due nomi in “ditta” e non di primo pelo Rosario Sparno e Luca Luca Iervolino. Due vissuti, non solo attoriali,felicemente intrecciati in un sodalizio artistico, sin dal 2009.

Schifosi è un’ambiziosa, sintetica eppure convincente operazione di rilettura
in chiave drammaturgica delle complesse tematiche che David Foster Wallace, l’autore postmoderno fra i più grandi della generazione dei baby boomer statunitensi, ha sviluppato nel corso del suo breve percorso esistenziale (1962-2008), volutamente interrotto a quarantasei anni. Una vita breve, intensamente vissuta da perfetto nerd, appassionato di filosofia, matematica e logica, genio che visse a vent’anni la sua crisi di mezza et .

Sparno si cimenta con un autore tosto, discusso, non sempre compreso,
di sicuro geniale, stralciando liberamente dalla sua ricca produzione gli elementi più significativi del suo manifesto poetico e stilistico la complessa condizione antropologica e culturale seguita alla crisi della modernit , la rinuncia a guardare avanti, la disincantata analisi dei mali della societ  globale contemporanea, dominata dal capitalismo finanziario e dai media, inesorabili opinion maker di pensieri stereotipi e seriali. E ancora la disincantata rilettura della storia, il rifiuto dei luoghi comuni, compresa l’universale condanna del nazismo, la riflessione ironica e spregiudicata sui cosiddetti “valori” che il comune modo di pensare ritiene indiscussi. La messa in discussione della genitorialit , del rispetto per le donne…
Ma l’idea più azzeccata
della riduzione teatrale di Sparno è stata quella di riflettere il ribollire magmatico dei temi postmoderni di Wallace
dalla specola microcosmica del sistema famiglia, in modo da poterla collocare credibilmente nel breve arco temporale dell’atto unico, incentrato sulla asciuttezza tagliente della performance di un unico artista. La famiglia, croce e delizia, culla e tomba dove si forgiano e si lacerano le personalit , “orchestra” che ha creato la musica delle nostre esistenze , luogo dove l’amore si snatura e diviene fatica, quando si riduce a convenzioni sociali.
Perch la madre deve essere necessariamente amorosa? Può l’ultimo desiderio di un padre diventare un lascito di odio? Un padre deve necessariamente amare sua figlia? Spudoratezza della verit . Sparno esalta ancor più l’immagine rovesciata della famiglia, concentrando le idee in un discorso serrato, in battutesulfuree, spiazzanti, aforistiche, in cui viene ti viene sbattuto in faccia con spregiudicatezza, rabbia, sarcasmoquello che nell’intimo tutti pensano e pochi hanno coraggio di dire.

Uno strepitoso Luca Iervolino,
perfettamente aderente alle intenzioni di regia, peraltro agile e di ritmo sostenuto, interpreta il pensiero della madre indossando unapelliccia; d  voce al padre paralitico sulla carrozzella delinea la contorta psicologia del figlio, a sua volta marito fedifrago con malcelate tendenze sadiche e padre pseudo amoroso di una figlia che in fondo detesta.
Iervolino, una persona fisica e tante voci, duttilit  vocale e la ricchezza dei registro tanti per quanti sono i personaggi, accomunati dalle medesime esplosioni di rabbia nei confronti del mondo, incapaci di accettarne l’ipocrisia.
Efficaci la distinzione temporale della scena, affidata al disegno luci di Riccardo Cominotto e l’amplificazione dei sentimenti affidata al commento musicale di Massimo Cordovani.

Nelle foto, due momenti dello spettacolo