Maestosa, eppur popolana. Fragile, tuttavia granitica. Appassionata, ma saggia. La “gnoramatre” Porzia accende tenerezza, trepidazione, partecipazione. Lei è “Il fuoco sotto la cenere” che accompagna la lunga passeggiata letteraria di Angelo Otero affidata in tre tomi alle edizioni Dante & Descartes di Raimondo Di Maio.

Attraversa con l’autore l’anima teatrale di Napoli (spagnola) nel Seicento, palcoscenico dove Pulcinella, ancora adolescente, gi  impone il mistero della sua maschera. Il suo dialogo con le emozioni dei lettori comincia nel maggio 2009 con il primo volume dove li lascia col fiato sospeso, svelando solo una piccola porzione di meraviglia dei suoi ragazzi di fronte alla moltitudine bella e brutta della Cetate, quando sfiorano con lo sguardo la grande Porta (Capuana). E, silenziosa (però mai assente) li ripropone all’inizio degli altri due libri, appena pubblicati.

Sciarrone, Iennaro, Felippe si avventurano nel nuovo mondo, lasciando alle spalle le vicende di ragazzi cresciuti nel piccolo borgo di sant’Anna alle paludi, in una famiglia numerosa ( quattordici figli) , dove la felicit  si è spenta per una crudele smorfia del destino che ha strappato al padre Velardo la prosperit  del mulino e a Porzia la speranza d’invecchiare con l’adorato sposo. Cresce con loro la citt  vera, quella della gente, delle strade, degli archivi dimenticati da tutti e condannati a morire dalla polvere del tempo. Respira il sudore di una storia vissuta dagli umili che hanno familiarit  solo con il rancido odore della malattia e l’efferatezza di una miseria contigua ai palazzi aristocratici. Il forziere della memoria si schiude lentamente, fino a spalancarsi senza più difendere i suoi angoli segreti. L’ingenuit  dei padulani si scontra con l’urlo di un’umanit  ingombrante, disordinata, profumata (a tratti) dal vento del mare. La Cetate a uno a uno richiama anche gli altri famigliari, risucchiandoli nel proprio grembo a volte materno, altre infido.

Perfida con Meniello, tradito gi  dal primo soffio di vita che lo fa nascere maschio in un corpo dalla femminea delicatezza. Lo getta adolescente nelle braccia di Cianne Cabezuto, splendido diciottenne rampollo di un ricchissimo armatore sempre in giro per il mondo e di una dama timorata di Dio (la moglie) donna Maria che accoglie Meniello nel palazzo di largo della Carit  (via Toledo) come aspirante scrivano. Sedotto, scoperto e cacciato con il suo stesso seduttore dalla padrona di casa, si ritrova nel Fondaco del Cedrangolo, diventando Arazia, costretta a vendersi dal suo stesso amante che, estinta la fiamma del desiderio, l’abbandona. Finch lei/lui non finisce sotto l’occhio dell’Inquisitore che le/gli offre la forca come unica via di scampo al mestiere di sodomita.

Cetate ingannatrice, con Ngiolillo. Gli assegna un ruolo da castrato, vietandogli la libert  della passione virile. Per custodirne la purezza della voce, nel Conservatorio dei poveri di Gesù Cristo, e donargli il successo di una carriera da “Rescignuolo”, musico soprano che incatena il cuore del pubblico. Cantanteattore, al vertice del suo prestigio (nel 1672) calato nei panni storici infuocati di Nerone, Ngiolillo dona l’ intensit  dell’eccellenza al capolavoro di Monteverdi, nel duetto amoroso con Poppea. Il suo “tornerò” è suggellato dall’irresistibile tentazione di un bacio vero, fuori programma rubato alla condizione di prigioniero dell’arte, precipitato in un abisso d’impossibili tenerezze.

Napoli barocca e spietata, senza possibilit  di ritorno, invece, per Pascariello. Lo infila pallido, sofferente, emaciato in una celletta da monaco trappista, donandogli la speranza di guarire dal mal francese grazie ai benefici dei suffumigi che si rivelano, però, inefficaci. Perch la sorte ne ha gi  decretato la fine inviandogli nella bottega di “guaritore” in via Nilo una sconosciuta a schiudergli il nido appestato per pochi colpi selvaggi d’amplesso furioso. Dopo avergli fatto rincontrare, Perna, la sorellina chiamata Peducchiella, diventata gran signora…

La saga scorre in un labirinto di letteratura dove italiano, lingua napoletana e volgare volteggiano disinvolti e accurati, dando il passo anche all’eresia della conoscenza, mirabilmente interpretata da fra’ Jordano, denunciato per stregoneria dall’inquietante e misteriosa Viola, un po’ fattucchiera un po’ orfana d’affetto, soprattutto offesa (perch respinta) nella sua vanit  femminile da un uomo che ritiene come lei votato a “operazioni magiche”. L’unico confessore con cui donna Caterina Espinosa, marchesa di Vignalata sia mai andata d’accordo: alla nobildonna lascia in una lettera il testamento del proprio pensiero. “Per giungere al cuore delle religioni è d’uopo abbandonare l’interpretazione ad litteram delle cose… Fui considerato peccatore per aver avuto accesso alla rivelazione originariamente segreta… Fui colpevole di aver abbeverato l’intelletto a un tresoro d’immagini eterne e belle, molto più misteriose e suggestive di quelle di cui la Christiana Ecclesia si proclama unica e gelos            6                  «    oè è á«sptLlibrined da custode… Non morirò del tutto se picciol ricordo del mio fastidioso e inopportuno caso albergher  nel vostro cuore…”.

Cetate meschina. Colleziona sacrifici di giovani donne e uomini, accompagnando la vecchiaia di Porzia. Beffarda, le rischiara con l’alba la sua profonda notte di disgrazie e sofferenza. Napoli, amica infedele di quell’anima che non riesce mai a darsi per vinta.

Il fuoco sotto la cenere di Angelo Otero. La seconda parte è in due volumi indivisibili, 24 euro cad., 654 pagine in totale. La prima parte in un volume di 220 pagine, euro 15

Nella foto, Angelo Otero