A Secondigliano il positivo non fa notizia. Quando il sangue si riversa nella strade, i titoli dei giornali si colorano di rosso. Morti ammazzati, monnezza, camorra. Tutti accorrono in massa televisioni, esercito, istituzioni, curiosi. Tuonano parole e speranze. Poi tutto si spegne in attesa di altri morti, di altra monnezza, di altra camorra. Il degrado cerca di seppellire tutto. Anche la santit . Tanto che una beatificazione viene relegata in un piccolo spazio seppur in prima pagina. Da piazza San Pietro, il 12 ottobre papa Ratzinger annuncer  “Gaetano Errico da Secondigliano lo dichiariamo santo”, ma i media attenderanno, fiduciosi, la nuova carneficina.

Eppure c’è chi crede nella salvezza di un quartiere che tanto di buono ha da offrire, padre Salvatore Izzo, superiore generale della congregazione dei missionari dei Sacri Cuori, un passato in India (dal 1982 al 1995), che da anni si batte per la diffusione del pensiero del santo e il riscatto di Secondigliano.
Padre, cosa rappresenta per voi missionari questa santificazione?

«Un’occasione meravigliosa. Ci siamo chiesti perch ora? Perch adesso? Perch noi, se altri padri missionari hanno lavorato tantissimo per diffondere la devozione al nostro fondatore? Credo sia un segno per via del momento difficilissimo che Secondigliano sta vivendo. Oggi come allora, Gaetano Errico ci offre il suo messaggio “Non abbiate paura”».
Come vi state preparando all’avvenimento?

«Spiritualmente, momenti come questo si vivono all’interno di se stessi. La nostra speranza è che quest’occasione abbia un forte effetto sul quartiere. Che si avvii una ripresa, che la gente possa riacquistare fiducia. Vorremo una ricaduta sulla realt  sociale. Se dopo la celebrazione tutto finisce… non sar  servito a niente. Quello che stiamo facendo oggi dovr  offrire un futuro migliore a Secondigliano».
E il ruolo delle istituzioni?

«Se non ci fosse la chiesa, Napoli sarebbe abbandonata e Secondigliano abbandonatissima. Lavoriamo coi giovani, ma nessuno accoglie le nostre richieste. Le istituzioni, non so se lo faranno in futuro, non hanno saputo approfittare di questo momento positivo per mostrare al mondo una faccia diversa sia di Secondigliano che di Napoli. Il 12 ottobre, da piazza San Pietro, il papa annunzier  “Gaetano Errico da Secondigliano lo dichiariamo santo”. In tutto il mondo rimbalzer  questa parola, “Secondigliano”. Ma il quartiere avr  sempre lo stesso volto».
Che si sarebbe potuto fare?

«Far diventare il santo un simbolo del rinnovamento di tutta Secondigliano, anzitutto portando a conoscenza la sua figura e il suo messaggio e poi cercando di capire come, ciò che egli ha operato, possa avere una ricaduta nella ristrutturazione del quartiere. Un quartiere senza più ideali, senza voglia di lottare. Qui, la mancanza totale delle istituzioni fa s che molte persone preferiscono chiedere un favore alla malavita piuttosto che rivolgersi alla polizia».
Come rilanciare la zona?

« l’ambiente che crea l’uomo ed è l’uomo che crea l’ambiente. Cosa può rendere diverso il quartiere? Quali sono i desideri dei giovani? Su cosa vogliono orientarsi? Bisogna creare incentivi al lavoro valorizzando quanto il territorio può offrire. Se non si crea lavoro, non bastano gli eserciti del mondo a sradicare la criminalit . Si deve offrire un’alternativa, solo cos l’individuo può scegliere».
Come creare opportunit  di lavoro?

«Con il turismo religioso, per esempio. Si potrebbe costruire un cammino spirituale. Oltre all’abitazione di Gaetano Errico, c’è la casa di Sant’Alfonso (Maria de’ Liguori ndr), peraltro non segnalata da nessuna indicazione. Se questo santuario sorgesse in un altro comune, si trasformerebbe in una nuova Pietrelcina e girerebbe molta ricchezza. Si potrebbe rilanciare l’artigianato. Un tempo si realizzavano presepi, ceramiche, ora è tutto chiuso. Solo aiutando lo sviluppo di questa realt  si aiuterebbe tutto il territorio».
Secondigliano sorge in zona Capodichino. Le zone aeroportuali creano ricchezza, opportunit …

«Solitamente è cos, ma qui no! Potenziali turisti che vorrebbero venire, rinunciano perch hanno paura. Non solo, manca un marciapiede largo, non si può camminare. Non ci sono nemmeno alberghi. Si dovrebbero creare strutture di rinnovamento per far si che l’aeroporto abbia un peso economico sulla rinascita del quartiere».
Lei ha lavorato anche nella zona Censi, la parte storica di Secondigliano, vittima di un vero e proprio scempio.

«C’erano costruzioni che si potevano salvare e ristrutturare per creare musei, uffici, centri culturali. Il resto si poteva trasformarlo in una zona verde. Non solo hanno abbattuto tutto, anche la storia, ma hanno ricostruito gli scatoloni. tutto il sistema che va cambiato. Non c’è un rapporto reale col cittadino, non ci sono rapporti storici o culturali con il territorio».
La vostra chiesa ospita un museo dedicato a Gaetano Errico. aperto al pubblico?

«Solitamente era aperto solo la domenica o ai            6                  «    oè è á«sptLlibrined dd dpG7eEèHlèNO» OJe
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  è    èî  è èî   î î »     gruppi che chiedevano di visitarlo. Dal 12 ottobre sar  aperto sempre. C’è anche la mensa dei poveri, dove ogni giorno vengono delle signore per cucinare e una cinquantina di bisognosi per mangiare. E ancora una farmacia, aperta dalle 9,30 a mezzogiorno che fornisce medicinali a chi non può permetterseli. Infine, un gruppo di circa 180 giovani che viene qui a pregare».
Un posto lo trova anche la poesia….

«Il premio di poesia dedicato a Gaetano Errico è giunto alla decima edizione. Ogni anno raccogliamo oltre 350 adesioni da tutta Italia. Recentemente anche dall’estero. Un’iniziativa che semina cultura sul territorio. Dove manca la cultura manca l’uomo. Cultura, riordinamento e sviluppo del territorio generano la persona, l’uomo, il cittadino modello».

In alto, Padre Izzo. In basso, l’ingresso della chiesa dei Missionari dei Sacri Cuori a Secondigliano (foto di Maria Volpe Prignano)

L’UMANITA’ DI GAETANO ERRICO

Nato (1791), vissuto e morto (1860) a Secondigliano, il quartiere dove ha operato. Gaetano Errico sar  santificato il 12 ottobre. Gi  nel 1800, Secondigliano aveva i problemi di oggi e lui seppe leggere la realt  e la storia del suo popolo. Parlava al cuore della gente, perch pensava che solo attraverso un cambiamento del cuore si può arrivare a costruire un mondo diverso.

Particolare interesse mostrò nei confronti di chi non andava mai in chiesa. Gli batteva una mano sulla spalla per strada e chiedeva “E, allora, quando ci vediamo in chiesa? Per il tuo nuovo cammino… “.

Si operò per le prostitute, trasformando il marciapiede in retta via, raccomandando le ragazze a famiglie per bene che le avviassero su un percorso migliore. Combatt gli strozzini. Donò gli strumenti di lavoro a chi ne aveva bisogno. Vest i panni da maestro di scuola. Insegnava ai ragazzi, li seguiva nel cammino familiare, li sollecitava alla preghiera. Quando li rimandava a casa, raccomandava di non fermarsi per strada. Non cercava soluzioni immediate, ma la svolta capace di rinnovare la societ  e l’individuo.

Tentarono di toglierlo di mezzo. Erano i tempi del giansenismo, che predicava un dio giusto, da temere. Gaetano Errico, invece, spiegava che Dio è amore, misericordia e dove c’è amore non bisogna mai aver paura. Non incoraggiava l’idea di un dio bonario, ma sosteneva che l’amore riesce a bruciare ogni cosa, anche il peccato più grande. Per dare forza al suo pensiero, attinse a momenti particolari della vita di Cristo la nascita (amore che si fa carne), l’eucaristia (amore che si fa dono), la croce (amore che si fa sacrificio). Su questi tre momenti della nostra salvezza puntò tutta la sua attivit . In particolare, nella crocifissione lesse la più alta manifestazione d’amore ai suoi fedeli, di ieri e oggi, lasciò l’immagine della Madonna Addolorata ai piedi della croce.

Per saperne di più, www.msscc.it

9 ottobre 2008