Un’immensa passione per il palcoscenico. Le scorre nel sangue da piccola quando accompagna la mamma a teatro e organizza recite a casa, uniche evasioni consentite a una ragazza di buona famiglia, nata quasi alla fine dell’Ottocento, ultima di sette figli , con un futuro ben delineato dal padre avvocato di origine lucana quello di moglie e madre devota. La vita decide per lei e la fa emergere da autrice di successo come Paola Riccora, destinandola a essere la madrina nazionale di Eduardo con la commedia “Sar  stato Giovannino”, imponendolo all’attenzione dei critici e strappandogli l’abito troppo stretto di interprete dialettale.
LA STORIA DI EMILIA VAGLIO
E’ la straordinaria storia di Emilia Vaglio che, con il marito Caro, nel 1959, dona alla Societ  italiana autori e editori di Napoli (gi  diretta dallo sposo) per ricordare il figlio Gino, prematuramente scomparso, un prezioso patrimonio di ventimila titoli copioni teatrali, periodici volumi, locandine, articoli, raccolti nella biblioteca Capriolo, inaugurata nel 2009.
Il caso che la indirizza dietro le quinte si chiama prima guerra mondiale. Quando scoppia, nel 1915, Caro, avvocato che si occupa di dispute infiammate dal sipario, amico di tanti protagonisti che calcano le scene (tra questi, Eleonora Duse) è costretto a togliersi la toga, a dire addio al suo studio legale e a lasciare Napoli, per indossare l’uniforme nella Croce Rossa. E lei, madre premurosa di Gino e Renata, pensa di cercarsi un lavoro per assicurare tranquillit  all’andamento familiare. Lo trova nell’ambiente in cui l’ha introdotta il consorte. Passione e necessit  s’intrecciano in un’avventura inaspettata tradurre commedie brillanti dal francese nella lingua del golfo, per il teatro Nuovo diretto da Eugenio Aulicino. Quando accetta, non si rende conto dell’impegno richiesto dal compito. Ma, guidata dalla scintilla dell’amore, confeziona “Nu mese ‘o ffrisco”, versione made in Naples di “Vingt jours   l’ombre”. Mettendo subito d’accordo pubblico e stampa (1l 26 febbraio 1916). Si firma al maschile, Paolo Riccora- in un’epoca che suggerisce pudore- giocando a scomporre nome e cognome del marito, sentendosi fragile, non ancora abbastanza scaltra per saltellare indenne tra i rischiosi sentieri del “mestiere teatrale”.
DALLA FRANCIA CON AMORE
Dalla pièce di due vecchie volpi dei palcoscenici parigini, come lei stessa definisce- in brevi cenni autobiografici- gli autori Hennequin e Veber, afferra il proprio istinto d’artista, arroventando, al brontolio del Vesuvio, l’idioma di Racine e dando al protagonista connotati spavaldamente partenopei. Traditore maldestro, Enrico Cocuzza non sa stare al posto suo nemmeno in pieno adulterio. A teatro con l’amante (che è anche amica della gelosissima moglie) s’imbarca in una rissa con una guardia, che gli vale un mese di prigione. Per sfuggire agli artigli della legge, oltre che a quelli coniugali, paga un altro perch sconti la condanna al proprio posto, tra fraintendimenti e risate, persino oggi abili a travolgere gli spettatori, con la comicit  di interpreti come Rizzo o Casillo.
Scrittrice prolifica. Superato l’ostacolo della prima volta, con il coraggio delle donne e l’audacia dell’emergenza, Emilia si butta a capofitto nella stesura di altre sessantacinque sorelle. Resta la discrezione dello pseudonimo, ma si svela al femminile Paola Riccora.
Che scrivere per il palcoscenico non sia solo un’occasione suggerita dall’esigenza, è chiaro quando il 1918 mette la parola fine al conflitto, Caro torna a casa, ma la vena d’autrice non si esaurisce. Emilia la rilancia “Cominciavo ad aver fede in me stessa e non mi bastava più il ridurre, trasformare, rimaneggiare commedie straniere. Aspiravo, naturalmente, a qualcosa di più originale e di più ampio respiro”.
“Un gioiello” definisce” il suo primo autentico lavoro Ermete Novelli, grande interprete , passato dalle pochade a Shakespeare, anche sul set cinematografico. “Nevicata d’aprile” vede la luce nel 1920, dopo una prova generale di autonomia, nel 1919, con “Viate avvuie”, ancora vicina all’intreccio tragicomico d’oltralpe. Ermete non ha il tempo di rappresentarla, pur alle prese con il testo. La stima che lui stesso le ha mostrato in vita mitiga il dolore di Emilia per la scomparsa improvvisa, conducendola all’esordio italiano. In primavera al Niccolini di Firenze, in autunno al Sannazaro di Napoli. Con una metamorfosi completa che le fa abbracciare sentimentalismo e poesia, all’ombra del Risorgimento. L’amore ha il volto di una giovane donna, Delia, vedova di un ricco proprietario terriero. Costretta dal testamento del marito a far da tutrice a un nipote coetaneo per non offrire spazio agli imprevisti, si camuffa da anziana zia, ma a prevalere sar  la purezza dell’innamoramento.
TRA CARRIERA E FAMIGLIA
Emilia anticipa i tempi delle donne. Concilia famiglia e lavoro, consolidando la complicit  matrimoniale sotto le luci della ribalta. La fama è tale che nell’appartamento di via Carlo Poerio (nell’elegante zona Chiaia) arri            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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  vano in tre. Eduardo, Peppino e Titina. I fratelli De Filippo, gi  in auge con pezzi popolareschi, sono in cerca del salto nazionale. E lo compiono grazie a lei con “Sar  stato Giovannino” (del 1933) che pone l’accento sulle qualit  di Eduardo attore drammatico, emblema del mondo piccolo borghese, facendogli mietere successi anche al Nord. Tutto si svolge all’interno di casa Apicella dove Giovannino è l’ospite povero, parente poco gradito e capro espiatorio del quotidiano familiare. Tradotto in inglese, il testo è stato inserito nell’ antologia al femminile curata da Daniela Cavallaro, pubblicata quest’anno negli Stati Uniti, “Italian Women’s Theatre, 1930-1960.
UN PO’ DI NOSTALGIA
Dopo il trionfo , Emilia scrive per loro altre due commedie, poi il contatto si spegne. Non la sua vena, che si riaccende in italiano. Rimanendo viva fino all’ultimo, quando se ne va in una sera di febbraio del 1976, dopo aver superato la soglia dei novant’anni. Lasciando al mondo il suo lungo cammino tra le parole e una sintesi dei suoi pensieri. “Come chiudo il bilancio della mia carriera di commediografa? Con un passivo di molte amarezze e qualche delusione. Con un attivo di soddisfazioni morali che le compensano. Un pareggio, come vedete, che non tutti bilanci raggiungono. E che mi permette di guardare al passato con la serenit  di chi sa di non aver completamente perduto il suo tempo. E anche (perch no?) con un po’ di nostalgia.”
Per quel pubblico che non ha mai smesso di amarla.

*Questo articolo è stato realizzato per la preziosa e indispensabile collaborazione della Societ  italiana degli autori ed editori.
Un ringraziamento speciale alla responsabile della Biblioteca Capriolo, Anna Rita Crudo e agli eredi della famiglia (in particolare a Giovanna Capriolo e Beatrice di Marzo) che hanno donato alla Siae il cospicuo patrimonio di titoli e documenti.
Fonti bibliografiche
“Autobiografia” di Paola Riccora, Casini- Roma 1955

“Elementi di drammaturgia contemporanea dalla scrittura alla messinscena (Da Paola Riccora a Mario Gelardi e Giuseppe Miale Di Mauro”– tesi di Laurea di Mariagiovanna Grifi- Anno accademico 2003-2004- Relatrice, Antonia Lezza- Universit  Suor Orsola Benincasa- Napoli
“Italian women’s theatre, 1930-1960- An anthology of plays a cura di Daniella Cavallaro- Kindle 2012
“La donna che lanciò Eduardo” di Vittorio Paliotti, Il Mattino Illustrato, primo gennaio 1980

In alto, Paola Riccora. In basso, un’altra immagine dell’autrice che (a destra )è ritratta con i fratelli De Filippo.
Le foto sono state gentilmente concesse dagli eredi Capriolo.
Per saperne di più
www.siae.it