"Quote Rosa quali prospettive?”. Questo il titolo della tavola rotonda tutta al femminile organizzata all’Unione industriali di Napoli di piazza dei Martiri, nella bellissima e storica sala Giuseppe Cenzato.

L’ALTRA META’ DEL CIELO
Un programma ampio e dettagliatoche vede “l’altra met  del cielo” protagonista del proprio destino.

A aprire i lavori la delegata alle pari opportunit  dell’Unione Annamaria Schena- dopo i saluti del padrone di casa, il presidente Paolo Graziano.

Donne “emerse”, intraprendenti, che hanno in testa un progetto di societ  donne che non chiedono un ruolo ma che sono.

Subito dopo si passa alla proiezione di un video denso di significato tanto da provocare una emozione visiva dalle donne con il burqa a significare il condizionamento della religione dell’Islam su di esse, alle fabbriche dove le donne vengono sfruttate, dalle violenze che sono costrette a subire, ma anche esempi davvero positivi come le donne in carriera, genitrici, mogli, rappresentanti istituzionali.

Il dibattito moderato da Giulia Fresca (con Marta Catuogno, Eva D’Onofrio,Carolina Iapicca e Valentina Sanfelice di Bagnoli) fa emergere alcune riflessioni degne di attenzione.

Innanzitutto le cosiddette quote rosa vengono viste pù come un limite e una sottovalutazione che una opportuni  per le donne. Assegnare un “contingente” minimo di presenze istituzionali con la fissazione di percentuali di presenze definite alle donne significa inquadrare e comprimere arbitrariamente qualit  peso, competenza, professionalit  e dedizione a partecipare alla costruzione della societ .

Spesso le donne imitano i modelli maschili attraverso la lotta intestina all’interno della “categoria”, il carrierismo a ogni costo, guerre e divisioni a scapito della sintesi femminile.

Dagli uomini potrebbero, invece, farsi trasmettere quella solidariet che emerge in quel contesto di genere, quella capacit  di unione che ancora risulta essere un elemento di forza e una granitica autodifesa della “categoria”.

Ma che cosa dovrebbero saper meglio combattere e non imitare per niente l’altro sesso?

Il rampantismo sociale e economico, il nepotismo e il familismo indissolubilmente legati a “sistemare” le carriere di figli, amanti, fidanzatine, parenti prossimi e accoliti. Insomma, queste sono donne che chiedono rispetto, meritocrazia, valore, utilit .

DISCRIMINATE IN FAMIGLIA
Molto spesso però alle donne si tarpano le ali innanzitutto in famiglia. In quella d’origine dove sono relegate spesso alle sole faccende domestiche oppure in quella che acquisiscono, costrette a subire violenza non solo fisica ma principalmente psicologica proprio nelle quattro mura domestiche.

Ma ha ancora un senso lottare per superare barriere mentali che sono vecchie quanto la storia dell’umanit ? E’ nato addirittura un nuovo motto da quote rosa a quote naturali.

Ma la strada è ancora lunga e i ricorsi storici ci accompagnano ancora, nel bene e nel male. Stando alla stretta attualit  per esempio, allle elezioni amministrative del 15 e 16 maggio, dove si rinnovano ben 1315 giunte e altrettanti consigli comunali, a fronte di 3976 candidati a sindaco di sesso maschile vi sono state appena 557 donne aspiranti prime cittadine, cio un magro 14%.

SFIDA AL MASCHILE
Il primato negativo, guarda caso, lo esterna proprio la Campania con appena 30 donne in corsa per la poltrona più ambita contro le 385 presenze maschili per le 135 poltrone da occupare (appena il 7%). La citt  di Napoli è tra gli otto capoluoghi provinciali dove la sfida è esclusivamente al maschile.

Ma a prevalere è la grande forza di volont  e la voglia di sovvertire un rapporto di forza ancora soccombente e lontano dalle pari opportunit  in campo economico, sociale e professionale. Ma arrendersi è la parola che non solo non viene usata ma è stata definitivamente bandita da quel vocabolario femminile.

Nelle foto, dall’alto, la locandina dell’incontro e una donna (immortalata da Angelo Covino) faccia a faccia con una "scelta"