Di anno in anno si rinnova nella nostra citt  la voglia di spegnere la tv e di scendere in strada, di lasciar perdere lo schermo luminoso del telefonino ed affacciarsi ad una finestra, di smetterla di cercare la vita in un mondo fatto di led colorati, di pixel e di reti globali, in un semi-universo parallelo che dispensa solo i classici “consigli per gli acquisti”, buoni più da “friggere con la menta”, per riprendere un’espressione tipica della nostra terra, che per apprendere qualcosa sul reale valore della vita o semplicemente per aiutarci a livello meramente pratico. C’è un periodo ogni anno in cui ci svegliamo dal torpore di tanti telefonici o telematici “tic-tic-tac” e dallo zapping da divano per approdare ad uno spazio nuovo di dialogo aperto, positivo, in cui non si assorbe (o ci si fa assorbire) da uno schermo, ma si ritrova la parola, il confronto non urlato, l’invito alla comprensione ed all’apertura. E tutto questo movimento, tutto questo dialogo fuori dalle mura di uno studio “da reality”, estraneo alla tuttologia pseudo-intellettualoide del pagato filosofo di turno, questo incontro diretto, occasione di ascolto e di confronto è “L’Arte della Felicit “.

Nata come risposta al bisogno di interrogarsi, di affrontare “i grandi temi” dell’esistenza, “L’Arte della Felicit ” giunge quest’anno alla sua settima edizione, proponendo una serie di incontri e di conversazioni sul tema della solitudine. Gente comune e testimoni d’eccellenza si ritroveranno anche quest’anno, dunque, fuori dalle mura degli specialismi, nei caffè, nelle piazze, nelle librerie o nei cinema, per discutere e confrontarsi sull’arte della vita e per vivere un’esperienza culturale sui temi forti del quotidiano, per tentare di avvicinarsi a quell’equilibrio che mai come di questi tempi fatti di maschere e di ansiotici tranelli è urgente ed utile e da cui invece siamo sempre più drammaticamente lontani.

Questa sana e stimolante tavola rotonda culturale, che partir  il 31 marzo con la proiezione in anteprima alle 20.30 al cinema Ambasciatori di “La Fine è il mio Inizio” di Jo Baier, (con Bruno Ganz, Elio Germano, Erika Pluhar, Andrea Osv rt, Gianni Cavina) e si chiuder  il 10 aprile con una serie di incontri al Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes con lo psicologo ed insegnante di meditazione Vincenzo Tallarico (“Diventare intimi con se stessi”, sessione di meditazione, 8.30-9.30), con lo psichiatra e psicoterapeuta Luigi Baldascini (“Essere soli in coppia”, 10.00-11.30) e con il filosofo Aldo Masullo (“Essere uno è prigione”, 12.00-13.30), è stata inaugurata l’8 marzo con la proiezione in anteprima (al Multicinema Modernissimo, 20.30) del film tratto un racconto di Mahasweta Devi, una delle più grandi scrittrici indiane “Gangor”, una produzione italo-indiana, regia di Italo Spinelli, dove la pubblicazione di una foto di una donna che allatta il proprio bambino, in un ambiente ancora profondamente sessista come l’India, suscita scandalo e clamore, devastando irreparabilmente la vita della ignara donna.

Dieci giorni per abbandonare la solitudine paradossale in cui i punti di riferimento di oggi (partiti, ideologie, sindacati, famiglia, chiese) ci hanno tristemente gettato; dieci giorni per non sentirci più soli, in quest’epoca dell’informazione globale che quasi ci sfiducia sulla possibilit  di governare realmente le nostre vite, regolate dal terrorizzante, regolare scandirsi di un programma TV, dal cinismo pratico di chi pensa al risultato, dalla paura dell’altro troppo vicino rispetto all'”amico di chat”. Dieci giorni per pensare, riflettere, rinforzare l’intelletto ed accumulare conoscenze grazie a pratici consigli di saggezza pratica, provenienti da chi, con noi, è seduto dall’altro capo del tavolo a mescolare zucchero in un caffè macchiato, con la voglia di non sentirci più cos soli.

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