E’ la vita di due sorelle scritta da Pasquale Ferro in “Mario la donna dei mari neri” portata in scena al Centro Teatro Spazio di San Giorgio a Cremano con la regia di Vincenzo Borrelli. Le due donne, Cristina Ammendola in Demetria, Federica Totaro è Assia, accecate dalla noia di una vita futile, tornano a giocare, spenta la TV, come bambine cattive o la solitudine le ha trasformate in belve?
La zona scenica è separata dalla platea da una rete simile a quella che troviamo allo zoo. La gabbia è una stanza di una casa normale. Demetria è sulla sedia a rotelle e Assia in poltrona. Appare la loro pazzia. Assia al cameriere che porta la cena gli da un sonoro ceffone. « Stronzo la prossima volta ti mollo uno schiaffo». Demetria con voce infantile, stridula, provocante «Gi  l’hai dato uno schiaffo l’ho sentito». «Fatti i cazzi tuoi, stupida cieca e inutile ammasso di frattaglie. Tesoro mi fai pena. Ho pensato più volte come ucciderti. Veleno? L’impiccagione? Oppure ti affogo nella tazza del cesso? ». «No! Il cesso no, ti prego, si bagnano i capelli». «Ma piccolina mia, io dopo te li asciugo con il fon. Insomma come ti devo uccidere spiegamelo. Luridissima handicappata parla. Non posso più vivere cos». .
Il teatro è finzione. Ferro porta in scena un grande specchio per indurre noi a rifletterci. Per lui l’anormalit  è mascherata nella nostra apparente finta normalit . E’ pur vero che noi umani, simili spesso agli animali, non sempre celiamo la nostra bestialit . Tanti sono gli esempi. La ferocit  nelle guerre. L’osceno violento schernire dei prigionieri, dei carcerati, dei vecchi negli ospizi o in casa, dei bimbi in asilo. La pedofilia. Uccidere chi si è amato per futili motivi o per gelosia. La stessa gelosia è prova denigrante verso se stessi e di poca stima e rispetto verso il partner togliendogli la libert  di scegliere anche chi amare.

La trama è un dedalo delirante di azioni scandalose, perversioni, cattiverie, assurdit , in cui le protagoniste brancolano tra odio e amore.
Vero odio e vero amore? Oppure proprie frustrazioni che vengono versate come acido bollente sull’altra? La drammaticit , resa surreale dalla regia, appare fortemente nel mutamento dei ruoli in cui il carnefice diventa vittima della sua preda.
Nell’intricata vicenda colma di colpi di scena come reagir  Mary, il cameriere, Giulia Minervino, impassibile spettatore dello stillicidio tra le due? Lo spettacolo ha la tessitura di un dramma greco con vicende conflittuali psicologiche comuni, musica ed elementi ironicamente comici. La musica, scelta da Simone Somma, è piacevolmente assordante per rendere più forte la pazzia e contemporaneamente evidenzia l’aspra realt .
La realt  tragica del testo, spesso riportata in cronaca, è raccontata in scena da una colta regia che miscela con varie tecniche teatrali per renderla agrodolce. C’è la danza, arte antica, con movimenti ritmici al suono del carillon, il teatro delle ombre diffuso in Asia, in particolare Cina e Giappone, quello delle marionette in cui i tre si muovono manovrati da fili invisibili del destino, la gestualit  mimica, la maschera sul volto diffusa negli spettacoli a Napoli fino al secolo scorso e ripreso da Totò, la commedia dell’arte, l’arte presepiale con i tre col viso truccato con vivaci colori che si muovono in modo goffo come pupi animati. In un simbolico cambio di scena, appaiono ai due lati del palco Martina Giandulli e Somma che sbucano da due coni come il Pulcinella che fuoriesce da una trombetta soffiandoci dentro. Il disegno delle luci fatto con arte impreziosisce le scene rendendo quasi irreale il dramma.

Eccezionali gli attori. Pasquale, autodidatta come Shakespeare, Molière, Viviani, scrive di teatro da anni.
I suoi personaggi non sono nobili e li descrive con ironia giocando con le parole come appare nel titolo del testo per sorprendere, stimolare riflessioni, cantare la vivacit  della vita. Si prevedono repliche a breve che questa rivista avr  cura di comunicare.

Nelle foto, due momenti dello spettacolo