Trascorrere, insieme agli amici, alcune ore in una magnifica reggia, posta tra il verde di un immenso giardino, è una bellissima esperienza. Così gli studenti ricorderanno per  tutta la vita la visita fatta, accompagnati dai loro insegnanti, alla Reggia- Museo di Capodimonte. Ieri ce ne erano a centinaia, studenti delle scuole medie e superiori di Napoli e dei paesi vicini.
Per chi era piuttosto scettico sulla situazione didattica odierna è stata una piacevole sorpresa vedere che questi ragazzi erano per la maggior parte attenti e disciplinati. Ho osservato gli alunni di seconda e terza media dell’istituto comprensivo “Amerigo Vespucci” di Monte di Procida.
Li accompagnavano due gentili signore, guide specializzate e, tra gli altri insegnanti, quelli di Educazione Artistica, che già avevano dato loro delle conoscenze sulla storia dell’arte. I ragazzi hanno ammirato dapprima le opere cinquecentesche di Tiziano Vecellio nella magnifica sala dedicata al grande pittore veneto, per poi procedere nelle altre sale, per conoscere le opere di altri grandi artisti.
E così apprendere, nel frattempo, anche un po’ della storia italiana e napoletana. Si è partiti da quelle tavole due-trecentesche con i Cristi e le Madonne, che esprimono la fede sincera di quei tempi. Per passare poi ad ammirare una tavola di Simone Martini: il San Ludovico, vescovo di Tolosa, che cede la corona di Re del regno di Napoli al fratello Roberto d’Angiò, mentre riceve dal cielo quella di Santo.
E poi ecco la Crocifissione di Masaccio, una tavola con il fondo d’oro. Che  la bravissima guida (di un’agenzia privata) ha chiesto ai ragazzi di descrivere. Ha domandato quali fossero, nel dipinto, gli elementi che suggerivano la profondità dello spazio e quali quelli che esprimevano il sentimento dei personaggi rappresentati. Così i ragazzi hanno osservato il triangolo disegnato sul terreno, la posizione della testa del Cristo e poi la massa chiusa nel dolore della Madonna e il rosso carico di passione del manto della Maddalena con le braccia alzate, volte verso quell’Uomo in croce.
Poi hanno osservato ancora la rappresentazione dello spazio  nel dipinto che narra la fondazione di Santa Maria ad Nives, opera di Masolino, sempre su fondo d’oro ma con le nuvole in prospettiva. E poi le tavole dipinte dal nostro grande Colantonio (il maestro di Antonello da Messina, il pittore che, a sua volta, portò nel Veneto la conoscenza dell’arte napoletana).
I ragazzi si sono anche fermati ad ammirare i colori della Trasfigurazione di Cristo del veneto Giovanni Bellini  e la monumentalità della Sant’Eufemia di suo cognato Mantegna.  Per passare poi ad osservare il ritratto di Luca Pacioli, un amico di Leonardo da Vinci, firmato da un pittore misterioso. E lo sfumato leonardesco in una deliziosa Madonna di Bernardino Luini.
Ma già i ragazzi erano stati interrogati sulla stranezza del ritratto de “La  Dama con L’Ermellino” e di quello di “Galeazzo Sanvitale”, opere di un pittore straordinariamente disobbediente alle leggi prospettiche: il Parmigianino. I due personaggi hanno un braccio molto più lungo dell’altro ma, a tutta prima, non ci se ne accorge.  Poi ci sono state ancora tante osservazioni su altre pitture, fino alla Flagellazione di Cristo, dipinta dal Caravaggio, che è stata tra le opere che hanno maggiormente colpito i ragazzi. Che, soprattutto i maschi, hanno rivelato un notevole spirito di osservazione. E c’è stato chi, con vero interesse, ha fatto varie precise domande.
Molto brava la guida, che è stata capace di tenere l’attenzione di ragazzi. “Occorre guardare un quadro per un minuto almeno per capirlo”- aveva detto il direttore del museo Sylvain Bellenger in un suo discorso. E il difficile consiste appunto nel concentrare  l’attenzione dello sguardo per un certo tempo. Anche per gli adulti. Sembra facile. Ma non lo è. Provateci.
Purtroppo non è stato possibile visitare il magnifico salone delle feste, chiuso per prepararlo ad accogliere, l’8 aprile, un’opera straordinaria, anche per le dimensioni (m. 17,60 x m.10,25) : la Parade di Pablo Picasso, che descrive la vita di equilibristi, pagliacci e ballerine, personaggi di un circo equestre.
Interessante è stata anche la visita alla sezione di arte contemporanea. Nonostante altri se ne attribuiscano il merito, la prima opera di arte contemporanea della sezione, il “cretto di Burri”, fu voluta dal compianto sovrintendente Raffaello Causa. Mentre l’inaugurazione della sezione finalmente sistemata è stata fatta l’anno scorso con il sovrintendente Bellenger.
L’ingresso alla sezione è stato preceduto da un breve discorso del professore di Educazione Artistica, che ha chiarito la diversità dell’arte contemporanea rispetto a quella passata. Un alunno della seconda media  ha fatto delle osservazioni straordinariamente interessanti.
Per lui “il cretto”  di Burri è la rappresentazione di un labirinto: quello della vita, in cui ciascuno di noi deve scegliere una strada da seguire ed è anche quello dei tanti pensieri confusi e inquieti che sono nella nostra mente. Entrato poi, nella sala che ospita un’opera di Joseph Kossuth, questo ragazzino non ha avuto bisogno della weltanschauung di Panofsky, per dire che l’artista aveva rappresentato una sua visione del mondo.
Dopo la visita alla Reggia- Museo, tutti fuori, all’aperto: nel Real Bosco, un luogo di un ammaliante fascino settecentesco, con le libere curve dei viali, disegnate da Ferdinando Sanfelice,  che rappresentano anche loro dei giochi mentali, quelli si, sereni, ampi e felici, del tempo che fu.
In foto, una sala della pinacoteca di Capodimonte

Per saperne di più
http://www.museocapodimonte.beniculturali.it/