“Per proteggere il patrimonio artistico, naturale e culturale, per cercare di far progredire la nostra societ , per creare quelle difese che sono necessarie a proteggere un patrimonio unico al mondo, era necessario mettere in evidenza i problemi, ci portarli davanti all’opinione pubblica nazionale italiana” (Giorgio Bassani, Introduzione al corso residenziale di aggiornamento Spoleto 6-8 dicembre 1975).
Mettendo in pratica le parole di uno dei padri fondatori di Italia Nostra, intendiamo “portare davanti all’opinione pubblica” ante oculos uno dei grandi scandali dei nostri giorni il consumo incontrollato del suolo agrario e la conseguente scomparsa dei paesaggi agrari, più a rischio di distruzione (dal 1980 ad oggi si è raddoppiato il consumo di territorio). Sono stati definiti per questo “Paesaggi sensibili”, presi di mira da speculazione, abusivismo, degrado, abbandono, incuria, inquinamento, tangibile espressione di un’illegalit  diffusa e della mancanza di partecipazione democratica alla gestione dei beni comuni.
QUELL’EQUILIBRIO INTERROTTO
Come diceva Emilio Sereni, “il paesaggio agricolo è la forma che l’uomo coscientemente e sistematicamente imprime al paesaggio naturale” e cita Varrone che nel 37 a.C. (De re rustica) scriveva che la forma del paesaggio non mira soltanto all’utilitas (utilit ), ma anche alla venustas (bellezza), voluptas (piacere), delectatio (diletto).
L’opera di milioni di donne e di uomini, in lotta per la vita e per il progresso civile delle nostre campagne, il rapporto tecnico tra l’uomo e la natura, i rapporti tra gli uomini, le forme di propriet , sociali, politiche, religiose hanno formato i paesaggi agrari delle diverse epoche Come dice Jos Saramago nella prima frase del suo romanzo Una terra chiamata Alentejo “la cosa più abbondante sulla terra è il paesaggio”
Tuttavia, nel secondo dopoguerra, la meccanizzazione, lo spopolamento di interi villaggi e vallate, l’abbandono dei poderi, le politiche comunitarie, l’espulsione di milioni di lavoratori agricoli, l’aumento anche all’interno del settore agricolo dello squilibrio tra Nord e Sud, i grandi proprietari assenteisti, hanno avviato la disgregazione del paesaggio agrario interrompendo l’equilibrio ecologico tra uomo e natura.
C’ERA UNA VOLTA CAMPANIA FELIX
In area casertana il paesaggio agrario negato è rappresentato dall’area compresa tra il Litorale domizio e l’Agro aversano che occupa la maggior parte del territorio pianeggiante, sito in Terra di Lavoro a met  strada tra Napoli e Caserta. La vasta pianura è delimitata a settentrione dal fiume Volturno, ad oriente dal monte Tifata e i suoi colli, a meridione dall’antico fiume Clanio, oggi Regi Lagni, e ad occidente dal mar Tirreno.
Quella che era un tempo la Campania Felix è oggi una dei territori più inquinati d’Italia. La rete storica di canali, i regi lagni, che raccolgono le acque piovane e sorgive convogliandole dalla pianura a Nord di Napoli per oltre 56 km da Nola verso Acerra e Afragola e quindi al mare, tra la foce del Volturno ed il Lago di Patria, sono oggi delle vere e proprie fogne a cielo aperto, una delle principali fonti di inquinamento del vasto territorio pianeggiante che mette a rischio le colture agricole tradizionali e la salute delle popolazioni residenti. Per questo motivo tutta l’area è inserita tra i siti a maggior rischio ambientale come risulta nella “Relazione sullo stato della conoscenza in tema di ambiente e salute nelle aree ad alto rischio in Italia” redatta dal CNR nel 2007 per la VIII commissione permanente della Camera dei Deputati (cfr. pag. 27, 34, 38, 51).
SOMMERSI DAL CEMENTO
I grandi temi di oggi sono perciò conservare la cultura del paesaggio agrario (Emilio Sereni), cercare di capirne i motivi della disgregazione nell’Italia contemporanea e riflettere su cosa si intenda per paesaggio in un paese come il nostro che è sempre più sommerso dal cemento.
Alcune direttrici da sviluppare potrebbero essere le seguenti
• Coniugare la tutela del paesaggio con lo sviluppo mediante un’opportuna attivit  di progettazione territoriale che veda coinvolti su scala territoriale il sistema scientifico e tecnologico, produttivo e quello socio-istituzionale.
• Il recupero, la conservazione e la rigenerazione della Biodiversit , coadiuvando, migliorando e non contrastando i ritmi della natura;
• L’educazione al rispetto della vita (ambiente, societ , produzione) attraverso un adeguata classe dirigente; (più competenze legate al Mezzogiorno ed al Mediterraneo)
• La salvaguardia delle conoscenze tecnologiche locali maturate nella storia del rapporto uomo- natura;
• La combinazione tra democrazia sociale e democrazia ambientale.

* Consigliere nazionale di Italia Nostra

Nella foto, uno scorcio di paesaggio incontaminato