Un vecchio luogo comune associava l’idea del cibo al semplice soddisfacimento dei bisogni fisiologici primari. Negli ultimi anni l’alimentazione ha acquisito un’importanza centrale nei processi di costruzione dell’identit  collettiva, con rilevanti implicazioni negli stili educativi e culturali degli individui. Le scelte nutrizionali, sempre orientate da fattori culturali e sociali, sono decisive per determinare lo stato di salute e di benessere psicofisico e sovente portano a conseguenze sotto il profilo giuridico ed etico.
A questi temi è dedicato il libro di Vincenzo Minichini, “Per una bioetica dell’alimentazione” (Luciano Editore, pagg. 76), che analizza diversi aspetti legati alla nutrizione il concetto di gusto; il cambiamento dei consumi alimentari; la qualit  dei prodotti; i tabù religiosi sul consumo dei cibi; la sicurezza alimentare; la legislazione in materia di tutela dei consumatori. Minichini è un imprenditore della ristorazione, gi  autore di alcuni studi sulle tradizioni alimentari nel mondo antico. Il suo lavoro nasce dall’esigenza di “rappresentare la storia di ciò che sta accadendo intorno alla cucina, cercando di dare un’idea dell’evoluzione che coinvolge tutti coloro che si occupano di alimentazione, dal consumatore al produttore fino al legislatore”. Nelle pagine del libro si afferma l’idea di una funzione mediatrice del cibo nel rapporto tra le diverse culture, che favorisce lo scambio di comunicazione e conoscenza, essenziale per consentire un vero processo di integrazione tra individui appartenenti a comunit  lontane tra di loro. Le abitudini alimentari hanno inciso in maniera non irrilevante sui cambiamenti della societ  e sulle trasformazioni culturali dell’uomo, a testimoniare il forte legame tra cibo ed appagamento di esigenze sociali.
Il comportamento alimentare ha una forte carica simbolica, non è il semplice atto del nutrirsi ma è espressione culturale e momento di socializzazione. Il cambiamento delle abitudini alimentari nel mondo occidentale testimonia il rapporto di causa-effetto tra le nuove tipologie di organizzazione del lavoro e il comportamento dei consumatori. Le scelte alimentari concorrono, inoltre, a definire l’identit  dei gruppi sociali e i loro principi ispiratori e valori di riferimento.
Il libro viene pubblicato nella collana “Nuovi orizzonti della bioetica”, per sottolineare l’importanza che l’alimentazione ha assunto nell’ambito della riflessione sui temi della bioetica quotidiana. La bioetica alimentare non può limitarsi ad una corretta informazione sulle scelte nutrizionali, ma deve indagare il significato culturale di un cibo e la sua capacit  di rapportarsi all’ambiente circostante.

A seguire, l’intervista all’autore

“L’orto vulcanico” di Minichini

Vincenzo Minichini è chef-imprenditore della ristorazione e avvocato con specializzazione in “Legislazione nazionale e comunitaria degli alimenti”. anche uno studioso impegnato nella ricerca storica sulle tradizioni alimentari e conviviali del mondo antico, svolge inoltre attivit  di docente di cucina nell’ambito del progetto “Nisida futuro ragazzi”, teso al recupero dei giovani delle aree a rischio.
Il legame tra cibo e territorio rischia di essere messo in discussione dalle ultime tendenze della cultura globalizzata?
“Oggi è evidente una contrapposizione tra territorialit  e globalizzazione. Assistiamo ad un impoverimento del mondo rurale determinato da logiche di mercato, abbiamo bisogno di difendere i nostri prodotti agricoli. Non può essere soltanto il mercato a decidere quali prodotti vanno bene per le nostre tavole, perch deve essere la qualit  a stabilire le priorit  nelle scelte del consumatore. E la qualit  non è un optional.”
Nel libro lei afferma che un prodotto di qualit  deve saper comunicare la sua bont . Nel nostro paese c’è attenzione per questo aspetto?
“Recentemente ho partecipato ad alcuni convegni dedicati alle forme di comunicazione della qualit , dai quali è emersa una riflessione semplice eppure vera la qualit  si comunica facendola quotidianamente. In televisione troviamo ogni giorno delle trasmissioni dedicate alla cucina, piene di informazioni utili per il consumatore.”
Oggi il consumatore è più attento e consapevole rispetto al passato?
“S, senza dubbio. Il consumatore riesce a valutare non soltanto le caratteristiche intrinseche del prodotto ma anche il fattore della tradizione. Una sintesi del nostro modo di pensare e della nostra tradizione potrebbe essere dal campo fino al piatto, in cui il piatto rappresenta il punto di approdo del processo. Un tempo la filiera era molto più corta, invece oggi gli alimenti subiscono vari trattamenti e quindi le materie prime sono di diversa natura dal passato. Ecco l’esigenza di studiare le caratteristiche dell’alimento e del processo di produzione un sogno da realizzare sarebbe quello di cercare anche per gli alimenti un processo di valutazione del prodotto, un metodo di riconoscimento scientifico. La forza del consumatore è data anche dall’uso di uno strumento come internet, che offre tante opportunit  di approfondimento dopo un’attenta analisi delle fonti.”
Lei propone l’inserimento dell’educazione alimentare nelle materie scolastiche…
“Un progetto che potrebbe garantire risultati apprezzabili sarebbe la diffusione dei giornalini all’interno delle classi, per far capire ai ragazzi come si producono i prodotti tipici del nostro territorio, dal prosciutto di Parma alla mozzarella di Battipaglia. Penso ad un piano per sviluppare nelle scuole iniziative a favore di un’educazione alimentare a 365 gradi. Sin dalle primarie puntare all’innovazione ispirata alla cultura e alla conoscenza se non riusciamo a spiegare ai ragazzi che vanno nei fast-food cosa è una bistecca di vitello, nella loro mente si former  la convinzione che l’hamburger mangiato con la senape e le patatine fritte sia la vera carne di bovino.”
La sua esperienza di imprenditore della ristorazione in Campania le consente di avere uno sguardo privilegiato sul territorio locale.
“Noi dobbiamo trovare un sistema per sviluppare un brand territoriale, dobbiamo impegnarci tutti e costruire idee intorno ai prodotti della nostra tradizione. In Campania abbiamo l’Osservatorio Regionale di Sicurezza Alimentare per attivit  di ricerca e monitoraggio in materia di tracciabilit , eppure si verificano ancora episodi di cronaca come il sequestro di quintali di mozzarella avariata. La politica dovrebbe affrontare con maggiore decisione questi aspetti, che non vanno trascurati.”
“L’orto vulcanico” nel Vulcano Buono di Nola si ispira a questi principi?
“Non le nascondo che oggi è il marchio che mi interessa di più sviluppare. Le cose si fanno con delle buone idee e una struttura adeguata a realizzarle. All’orto si mangia il vero pomodorino, il vero olio extra vergine e proponiamo sempre ai nostri clienti un eccellente rapporto qualit -prezzo. Cerchiamo di concretizzare queste idee il piatto viene cucinato di fronte al cliente, per mostrargli la genuinit  dei prodotti utilizzati e tutto viene confezionato al momento. Con la spesa di 10-15 euro il cliente deve poter aver accesso ai prodotti tipici espressione del nostro territorio.”

In foto, l’autore e la copertina