La versatilit  e l’ironia di Arnolfo Petri sono di scena al Teatro Il Primo di Napoli (viale del Capricorno 4- Colli Aminei- tel. 081 592 1898 ) fino al 17 febbraio. “Come Evita più di Evita, ti amerò” è un monologo serrato e complesso, che cerca di rileggere in maniera inedita e irriverente una figura cos amata, cos chiacchierata, sicuramente controversa, come quella di Eva Peron.
Lo spettacolo, scritto diretto e interpretato dallo stesso Petri, gioca con la dialettica perversa innestata tra i fasti della la Storia e le miserie private . E’ un’ Evita sul viale del tramonto, quella di Petri, ben lontana dalle immagini patinate cui ci avevano abituato precedenti interpretazioni (su tutte quella di Madonna nel celebre film di Alan Parker). Rinchiusa in Casa Rosada, Evita vaga sperduta tra mille vestiti, altrettante maschere di una gloria ormai sfumata, rimugina e si dispera, mentre il cancro che la divora di l a poche ore la condurr  alla morte.
Evita è sola, ed è pronta finalmente a fare I conti con la propria storia, la storia di una cenerentola che diventa principess, la storia che ha affascinato I popoli di ogni continente. Petri insiste sui rimpianti, e sui fantasmi di un passato che non può essere facilmente esorcizzato dall’immagine pubblica, lasciando piuttosto I segni indelebili nella mente e nel corpo. Evita non riesce nonostante tutto, a dimenticare, e urla, e strepita contro il destino beffardo, denunciando l’impostura della favola che tutti conoscono.
La morfina è l’unica amica delle ultime ore di Evita, che tramite una radio e un telefono (che sul palco delimitano lo spazio scenico) è costretta a sopportare l’ultimo affronto di un mondo che non si cura più della ex reginetta del popolo, e dei discorsi pubblici che non rendono giustizia ai retroscena di una delle famiglie più sui generis della storia del Potere. Ed è proprio del potere che in fondo parla questo monologo, ritratto nei suoi recessi scabrosi e pietosi, quelli che rimangono puntualmente fuori dalle cronache e dai libri di testo. Un potere che logora e corrompe I sentimenti. Un potere che ha rinnegato la sua anima “femminile”. Ma Evita muore e poi risorge, e con essa I suoi sogni di gloria, il suo fare stravagante e brillante, con la forza del mito.

In foto, particolare della locandina di "Evita…"