Che potere straordinario quello della poesia. Si fa testimone e voce non udibile dei tortuosi sentieri della memoria, sentieri che rievocano solchi, graffi, ombre che attorniano l’anima. Tramite i versi raccoglie sogni, ricordi e li accende di una luce abbagliante, una luce che porta con s dolore, malinconia, amore, delusioni e paure che avvolgono il lettore, cos come hanno avvolto lo scrittore al momento della creazione, di un fuoco che scalda da dentro, che provoca un uragano irresistibile di emozioni al quale unica via di soluzione sembra la rassegnazione. E invece no, perch la poesia non è rassegnazione, è speranza, è lotta, voglia di volare, di affermare il proprio essere, di gridare al mondo la propria esistenza, per lenire le ferite, per ritrovare pace.

Tutto questo e, molto probabilmente, tanto di più è il libro, la silloge che Arnolfo Petri, regista, drammaturgo, attore e poeta napoletano, ha presentato alla Libreria Guida a Portalba. Edito da Guida Napoli, “Graffi del cuore” è la prima pubblicazione poetica di Petri e si può definire un “percorso di sentimenti tortuosi della memoria”, frutto dell’indagine dell’animo umano, del proprio animo, alla ricerca ed alla scoperta dei sentieri della malinconia, della delusione, del dolore, ma anche della speranza. La speranza di uscire dalle notti buie dei dubbi e dell’angoscia , dall’abbandono: “Per me scrivere è come urlare: ci sono anch’io!”, desiderio di affermare la propria esistenza, di sfogarsi, di far uscire fuori le cicatrici di amori e speranze infrante che “si agganciano adesso ad una voglia nuova di sentire, ad un impulso prepotente verso la vita”, parole dello stesso Petri.

Resoconto di una vita dura, avara, che non è però l’unica protagonista delle poesie Arnolfo Petri. Cornice di questo continuo vagabondare esistenziale è il paesaggio rovinoso, brullo, “insanguinato” del Sud, di Napoli, rappresentazione perfetta dell’anima traviata e graffiata del poeta, “terra calpestata / terra di coltelli / terra di vendemmie / di sangue”, dall’orgoglio calpestato, ma attraversata da un fluido vitale che grida alla rinascita, che invoca la voglia di esistere ed essere felice, ancora, che ha la speranza di rimarginare i propri “Graffi del cuore”.

Nella foto, Arnolfo Petri in un momento della serata