L’esperienza artistica degli ultimi cento anni è stata caratterizzata da un continuo flusso di sperimentazione, una ricerca di nuove vie creative che rappresentano anche il segno di una precariet  intellettiva che l’artista dell’ultimo secolo ha vissuto intensamente, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e nuovi appigli per il proprio lavoro. Anche per questo i filoni e i movimenti si susseguono in questo lasso di tempo con incredibile velocit  ( e voracit ), spesso negandosi vicendevolmente pur ereditando gli uni dagli altri tecniche e metodi di lavoro.

A distanza di tempo, è persino difficile per noi al giorno d’oggi catalogare tutti gli eventi, registrare con precisione od esattezza i sussulti, i fremiti, le utopie che danno dato origine a dinamiche e concentrazioni, tanto rapidi e impetuosi sono stati i ritmi con cui si sono succeduti gli episodi ora più determinanti ed ora invece soltanto marginali.

Per l’artista che voglia affacciarsi ora alla ribalta risulta indubbiamente assai più problematico che in passato trovare sbocchi o credenziali solvibili, ovvero ricercare un suo punto di sviluppo o di approdo: certo l’evoluzione intellettuale è un continuo divenire nel quale le forme stesse si mescolano, si intrecciano e spesso si annullano, ma resta pur sempre controverso il dato di fondo, vale a dire “inventarsi”, uno stile o soltanto un modo d’essere.

Nello Petrucci si inserisce a buon titolo in questo contesto in perenne evoluzione, nel senso che, seppur giovane, è gi  per formazione e esperienza sintonizzato sulla lunghezza d’onda più caratterizzante dei nostri anni che assegna proprio al discorso visivo la predominanzanella comunicazione e soprattutto nella formazione del “punto di vista”.Petrucci osserva il mondo ma contestualmente espone anche se stesso come se si trovassecontemporaneamente dietro e davanti a una macchina da presa e delinea il proprio sentire attraverso una luce al tempo stesso mimetica e deformante, veritiera e ingannevole, statica e dinamica. E’ questa forse la cifra più caratterizzante del suo lavoro – nel quale si inserisce a buon titolo la sua “passione” per il cinema vale a dire la capacit  di essere al tempo stesso attore/regista e spettatore della scena che a seconda dei casi o delle esigenze lo coinvolge e/o ci propone. Ed è in questo contesto che ogni azione può assumere un nuovo significato, come lo “strappo” liberatorio che può dar corso ad una nuova avventura o impresa e dal quale puònascere finanche una nuova vita.

Una volta fissata questa cifra di interpretazione e lettura del suo lavoro, risulta ovviamente facile decodificare quali siano le filiazioni e le ascendenze più obbliganti. La tecnica del “dcollage”, la composizione cinetica, la stessa ricerca di un arte “gi  pronta” o tale perch “fuori contesto” (secondo la lezione di Duchamp) e poi le suggestioni “cinematografiche” scontando (o subendo) una “ossessione visiva” di notevole impatto e profonda suggestione. Tutto ciò che potrebbe apparire limitativo per chi pretende ogni volta di riscoprire il nuovo assoluto, diventa nel caso di Petrucci una chiave di lettura che testimonia il talento dell’artista poich rivela costantemente la sua “attenzione” per ciò che lo circonda e più ancora la capacit  di “ri-creare” in termini personali il flusso degli eventi. E rivelando in questo una derivazione classica poich non si può non riproporre l’ha detto Giacomo Leopardise non quello che non senza fatica si è riusciti a intendere o sentire nella lezione dei grandi maestri.

La mostra di Nello Petrucci, "L’arte come il film della vita" sar  presentata domani, 5 novembre (ore 17) nella biblioteca centrale di palazzo Gravina di Napoli (facolt  di architettura) in via Monteoliveto 3

Nella foto, particolare dalla copertina del catalogo