Napoli capitale del disco. Fondata nel 1901, la Phonotype Record (in via E. De Marinis 4, nel cuore della zona universitaria) è stata la prima industria con lavorazione di dischi sorta in Italia. “All’epoca registravano da noi tutti i cantanti” ricorda Enzo Esposito, proprietario della struttura insieme ai fratelli Fernando e Roberto. E, orgoglioso, aggiunge: “I nostri studi sono stati scelti da John Turturro per realizzare alcune scene del suo film dedicato alla canzone napoletana”. L’attore/regista italo-americano parte dalle origini, da quella Gilda Mignonette che ha portato la canzone napoletana a New York. “E’ stata la Phonotype Record a lanciarla e Turturro vuole ripercorrerne l’itinerario”.
Ma non è solo la voce della Mignonette a riecheggiare negli studios… Papaccio, Gennaro Pasquarillo, Elvira Donnarumma, Armando Gill, Raffaele Viviani nutrono un catalogo senza eguali. A cui si aggiungono due chicche: Pietro Mazzone, antesignano dei posteggiatori napoletani (fu anche il primo a registrare su disco) e E.A. Mario che, in una registrazione, si divide tra (tanto) recitato e (un po’ di) cantato.
I tempi moderni hanno visto protagonisti, tra gli altri, Mario Merola, Tony Astarita e Gianni Nazzaro, “una scoperta della nostra azienda”. E il contemporaneo? “Nulla, è qualcosa in cui non ci siamo voluti avventurare. Per noi, produrre solo classici più che una scelta è un’esigenza. spiega Esposito Preferisco produrre cose d’altri tempi con cantanti storici e non questo “modernariato” che personalmente non condivido troppo. Neomelodico era anche Sergio Bruni. Oggi, lo stesso termine, sembra voler etichettare cantanti che escono negli ultimi anni”.
Nati come industria di stampaggio vinile, dal 78 giri, fino al 33 e 45, oggi si incide solamente su cd.
“Ristampiamo dalle matrici originali, eseguendo un processo di pulizia, ma non al 100 per cento perch il cultore ama sentire il fruscio”. E la ricostruzione di un suono pulito, ma senza intaccare il passato, è effettuata con perizia chirurgica. “In alcuni dischi è stata riportata anche la tonalit  originale, quelle voci accelerate che si sentivano sul finire dei 78 giri. Un lavoro molto apprezzato anche dai critici”.
Vanto dei fratelli Esposito è anche lo studio di registrazione che, spiegano, “attualmente, come capienza, è il maggiore del sud Italia. Capace di ospitare anche un’orchestra di 70 elementi” e aggiungono: “Oggi si sta perdendo l’idea dello studio di registrazione… molti si arrangiano in casa utilizzando il computer…”.
Negli studios sono passati, tra i tanti, l’Orchestra Scarlatti e Dissonanzen. Ma non solo musica classica… “Qui hanno inciso anche gli Almamegretta, mentre il maestro Condorelli del conservatorio di San Pietro a Majella tiene le sue lezioni di musica jazz nei nostri spazi. E in questi giorni un protagonista come Ciccolini, pronto a incidere da noi, ha portato il suo pianoforte, un gran coda più unico che raro”.

Nelle foto (di Maria Volpe Prignano), i fratelli Enzo (a sinistra) e Fernando Esposito e uno scorcio della sala regia