Che cosa sarebbe successo se la seconda guerra mondiale avesse avuto un esito diverso? I partigiani, combattenti armati, resistenti fuori di uno schieramento regolare, sarebbero passati nella storia dei vincitori per banditi? E, se il regno delle due Sicilie non fosse stato sconfitto da casa Savoia, i fedeli dei Borbone sarebbero stati incoronati eroi e non targati da incolti delinquenti? E’ il nodo del discorso che si sviluppato ieri, nella sala del Consiglio provinciale a Napoli (nel complesso monumentale di Santa Maria La Nova) alla presentazione del libro di Gabriele Scarpa, “L’ultimo brigante del sud. Storia della banda Pilone” (spazio creativo edizioni, pagg.152, euro 13.90).
L’altra versione dei fatti
Con l’autore, a sviluppare il dibattito Vincenzo Colimoro, Gennaro De Crescenzo, Lorenzo Del Boca e Pietro Funaro. Partendo dall’obiettivo del volume ridare voce a un vinto, fargli spiegare le proprie ragioni di strenuo difensore duosiciliano, offrirgli la possibilit  di tracciare un’altra versione dei fatti, differente da quella che si legge nei libri della storia ufficiale. Tutto per merito di un giornalista, Gabriele Scarpa che, documentandosi e armandosi della pazienza di un ricercatore, ha voluto ricostruire il percorso di Antonio Cozzolino, personaggio leggendario di Boscotrecase, comune vesuviano dove Scarpa è nato e cresciuto, all’ombra di un uomo mito, per tutti emblema di coraggio.
Difensori di una realt  sconfitta
Narrato con la penna asciutta del cronista, attraverso un paziente lavoro di ricostruzione realizzato grazie al recupero della memoria orale, non senza il fascino della fiction (l’autore mette su un’intervista immaginaria con l’ex sottufficiale del’esercito borbonico, soprannominato ‘o Pilone per la sua villosit ), va incontro al lettore un mondo in stridente contrasto con l’attuale monolitico rituale delle celebrazioni messe in scena per il centocinquantesimo compleanno italiano, se si fa eccezione di qualche ammissione del genere in fondo, quelli che venivano etichettati come malviventi analfabeti e incivili erano paladini di una realt  messa in ginocchio dai più forti.
Coraggioso l’autore, audace l’editore che lo ha proposto, Massimo Solimene, capace di puntar su talento e cultura del Mezzogiorno. Impresa (quasi) impossibile in un paese dove i media si concentrano su prodotti sfornati dalle multinazionali editoriali, ignorando, in questo caso, la necessit  di fornire all’opinione pubblica l’altro punto di vista del risorgimento. Un calcio alla par condicio e alla verit  del Mezzogiorno.

In foto, un momento del dibattito nella sala consilare di Santa Maria La Nova