Quella piazza l’ha attraversata per 30 anni. Per andare al “Campo del Moricino” (istituto statale comprensivo) dove insegnava tecnologia. Forte la suggestione della storia sui suoi pensieri, complice anche il romanzo di Enzo Striano “Il resto di niente”, divorato da lettore appassionato. Pimentel Fonseca, poetessa e giornalista, direttrice del Monitore napoletano, anima della rivoluzione del 1799, moglie di un uomo violento e madre di un bimbo che muore prima di sbocciare, prende corpo ai suoi occhi come icona di coraggio. Immagina, nel tempo, le voci urlanti intorno a lei di quella plebe che Eleonora sognava di trasformare in popolo e che invece inneggiava alla sua morte.

A chiusura dell’incontro (con Clementina Gily, prof di Estetica alla Federico III) dedicato all’aristocratica di origine portoghese, nella sala intitolatale dall’Istituto diretto dal dinamico Carmine Negro, quasi sul corso Garibaldi, cos Giuseppe Campanile spiega perch ha deciso di battezzare ‘Onna Lionora" l’ultimo nato dell’ azienda vitivinicola Montesommavesuvio, fondata nel 2000 a Pollena Trocchia.
E’ un rosato convincente e delicato allo stesso tempo, “studiato” per il mercato francese, che mostra, sull’etichetta, il profilo di Eleonora Pimentel Fonseca, sormontato dalla frase di Virgilio (scritta in latino) "Forse persino di questi avvenimenti un giorno la memoria ci sar  d’aiuto”. Parole prese in prestito da Enea che pronunciò sul patibolo, pochi attimi prima di essere giustiziata.

Insegnante, ma anche perito agrario, decide di acquisire e coltivare ettari di terreno abbandonato nel parco nazionale del Vesuvio, trasmettendo la propria passione al figlio Nicola che è impegnato ora nella produzione.
Ed è l, sul monte Somma, che cresce l’uva catalanesca, da cui l’impresa ricava anche un delizioso passito.
Un’uva che affonda le radici nel passato. Quando Alfonso d’Aragona, incontrando, in vico San Purgatorio ad Arco nel giorno della festa di San Giovanni, la giovane nobile Lucrezia d’Alagno, della quale si innamorò, le regalò tralci di uva provenienti dalla Catalogna. Poi trapiantati, appunto, sul Monte Somma. Antiche radici di vitigni autoctoni, non replicabili (con lo stesso sapore) in nessuna altra parte del mondo. Per la qualit  del terreno di cui si nutre. Capace di donare un tono sapido e minerale alla bevanda, ricca di verit . A un vino vesuviano che si sta preparando a sbarcare nei paesi orientali.

Per saperne di più


www.montesommavesuvio.com/storia.html

Nelle foto, in alto, un ritratto di Eleonora Pimentel Fonseca e , in basso, il vino dedicatole dall’azienda Montesommavesuvio