Novantenne e cieca. Nel 1624, un anno prima della sua morte, Sofonisba Anguissola ha ancora energia da offrire ai giovani artisti consigliando e ascoltando. Con la sua vivacit  e lucidit , affascina il giovane Anton Van Dyck, arrivato a Palermo (dove lei ormai si è stabilita) per dipingere il ritratto del vicer Emanuele Filiberto di Savoia. Ne dedicher  uno anche alla pittrice amata e celebrata dalla Spagna all’Italia, dove nasce (a Cremona) nella prima met  del Cinquecento. Sofonisba rappresenta una svolta nella storia dell’arte d’Italia. Finalmente le donne hanno accesso alla sfera alta dell’arte e la pittura diventa anche per loro “mestiere praticabile”, malgrado la persistenza di un certo sussiego nei confronti della dimensione artistica femminile, ancora oggi sottovalutata, almeno nel panorama nazionale.

Di lei e delle altre scrive Rosario Pinto, tracciandone un profilo ampio e documentato nel nuovo volume “Le arti figurative al femminile nel Mezzogiorno d’Italia dal Cinquecento al Duemila” (ed. Igei, pagine 464, euro 35) che sar  presentato oggi (3 marzo 2010) alle 17, al Pan (via dei mille, Napoli) in una discussione tra l’autore e Donatella Gallone, Armida Parisi, Ilia Tufano. Presenta l’incontro, Valeria Valente, assessore al turismo e alle pari opportunit  del Comune di Napoli. Intervengono: Domenico Pagano (presidente dell’ Istituto di Studi per l’arte al femminile Isaf), Rodolfo Rubino ( editore Istituto grafico editoriale italiano Igei), Alma Sauro dell’associazione Gli amici del colore”.

Sofonisba emerge grazie alla lungimiranza e emancipazione di un uomo, pap  Amilcare, controcorrente rispetto ai suoi tempi: voleva fortemente che le sue due figlie maggiori (oltre Sosfonisba, Elena) imparassero a dipingere e disegnare, per ritagliarsi uno spazio di rilievo in questo campo.

Fu, invece, molto probabilmente la violenza di un uomo, Agostino Tassi, importante pittore della Roma seicentesca, a sollecitare l’ambizione professionale di Artemisia Gentileschi, in cerca di riscatto personale attraverso la sfera pittorica. Era stato proprio il padre, pittore piuttosto rinomato, Orazio Gentileschi a suggerirle di avvicinarsi a Tassi per essere guidata attraverso i sentieri del paesaggio e della prospettiva. Ma quello che doveva essere un maestro diventò carnefice. Dolorose tracce dello stupro rivivono negli atti del processo e nelle testimonianze dell’epoca. Eppure il dramma si rivela partenza di una carriera che trova fulgore a Napoli, citt  dove Artemisia si stabilisce nel 1630.

Ombre e luci si susseguono sulle protagoniste in un racconto difficile: la storiografia sulle protagoniste dell’arte è molte meno articolata della documentazione sull’universo artistico maschile. Pinto l’affronta con la meticolosit  e la pazienza del ricercatore che non si scoraggia di fronte alle tenebre, cercando, al contrario di squarciarle . Il risultato premia soprattutto il lettore che per la prima volta si trova di fronte a un percorso completo e approfondito del cammino femminile artistico nel sud, attraverso i secoli.

Dal Cinquecento al Duemila, scorrono le immagini sotto il sole della Penisola meridionale ( non solo Campania e Sicilia, ma anche Molise, Puglia, Calabria, Lucania). E illumina anche visi stranieri: della svizzera Angelica Kauffmann (nel settecento) o della giapponese Otama Kiyohara (nell’ottocento)… Fino a rischiarare l’impegno dell’avanguardia o il recupero della forma. Dando spazio a una verit : se il talento nasce femmina, il cammino si snoda lungo una montagna davvero faticosa da scalare.

Nella foto, la copertina del volume