“Tutto il golfo è trapunto di citt , edifici, piantagioni cos uniti tra loro da assumere l’aspetto di un’unica metropoli…”.
Cos descrisse il Golfo di Napoli il geografo greco Strabone, a Napoli nel I secolo d.C.
L’erudito scrisse una Geografia in 17 libri, un immenso patrimonio di sapere da consegnare al mondo romano.
Gli uomini più illustri di Roma, tra cui gli imperatori, tra il II e il I secolo a.C. possedettero splendide ville in quel luogo incantevole “scolpito” di meravigliose bellezze naturali.
I romani scelsero il Golfo di Napoli, lasciandosi alle spalle i negotia (gli affari) per darsi all’otium, non solo per l’ambiente favorevole e la dolcezza del clima, ma per la cultura greca permeata in citt  e nei Campi Flegrei.
La natura vulcanica del territorio, la terra fertile e le colture, le risorse idrotermali, il mare come veloce via di comunicazione facevano di quel luogo ai piedi del Vesuvio un sito ideale per la meditazione ed il tempo libero, un posto che si prestava naturalmente alla stesura di opere scientifiche e culturali.
Ivan Varriale, nella sua opera “Posillipo Storia e Mito” (Valtrend editore), offre un quadro interessante della baia di Napoli scelta dall’alta societ  romana come luogo di villeggiatura.
Figure di spicco delle Guerre Civili ebbero in comune l’amore per il Golfo di Napoli. Licinio Lucullo occupava l’intero isolotto di Nisida, Cesare possedeva una grandiosa villa a Baia, Pompeo e Antonio avevano una residenza a Cuma. Cos come la Campania fu meta dei più grandi letterati della tarda et  repubblicana e della prima et  imperiale.
Molti uomini politici acquistarono ville sulla costa (Servilio Vatia, Vedio Pollione, Pollio Felice, il maestro epicureo Sirone).
Il naturalista Robert William Theodor Gunther, all’inizio del secolo scorso, esplorò l’intera villa di Pausilypon e la fascia costiera, redigendo una monografia dal titolo “Pausilypon, the imperial villa near Naples”.
Questa terra “toccata” da fenomeni bradisismici, sin dall’antichit , ha subito profonde trasformazioni. Ma paradossalmente la sommersione provocata dal bradisisma, ha permesso di conservare sotto la superficie del mare strutture di epoca romana. Come ad esempio poco a largo di villa Rosebery sono sommersi i resti di una villa marittima che affacciava a mare. Cos come spicca uno scoglio detto “Pietra salata”.
Ivan Varriale continua l’esplorazione fisica e storiografica dei più noti luoghi napoletani come la Grotta di Seano, la monumentale galleria di quasi 800 metri, costruita per garantire un più veloce accesso alla collina di Posillipo e alla Villa di Pausilypon dai Campi Flegrei, Nisida, che separa il Golfo di Napoli da quello di Pozzuoli, residenza di Bruto, la Crypta Neapolitana, meglio nota come Grotta di Posillipo, scavata nella collina di Posillipo alla fine del I secolo a.C.
E per finire il mito di Virgilio che, incantato dal fascino dei luoghi, racconta le gesta di Enea, protagonista assoluto dell’Eneide, che qui incontrò Sibilla e s’imbarco per l’Ade oltrepassando le acque dell’Averno.

In alto, la coeprtina del libro (particolare)