“Primo piano” strizza l’occhio al linguaggio cinematografico il titolo della mostra di Francesca Leone, ospite del Castel dell’Ovo fino al 5 aprile. Strizza l’occhio al cinema e a un padre importante, Sergio Leone, della cui ombra è difficile liberarsi anche quando il talento c’è e si distingue. Venti grandi tele campeggiano tra le sale del castello, volti ingigantiti e segnati dalle corpose pennellate, si immagina una forza e una prestanza fisica imponente e invece dietro c’è un’esile donna di quarantacinque anni, dalla dirompente energia creativa che oggi, si racconta cos.
ILCASTELLO
“Il castello è bellissimo, molto suggestiva la posizione sul mare. All’inizio ero un po’ preoccupata perch andava imbiancato, non l’ho visto in condizioni ottimali. Secondo me per osservare i quadri è molto importante la luce, perch di giorno c’è quella naturale ma la sera no e l manca secondo me un impianto giusto di illuminazione, è un po’ una pecca però come location è speciale”.
LA MOSTRA
“I quadri raffigurano alcuni personaggi che hanno segnato il percorso della nostra epoca, personaggi di pace che hanno lottato per il senso di giustizia, eguaglianza, rispetto e amore verso il prossimo. Non è un discorso politico ma piuttosto umano, etico. Sono persone che dovremmo riscoprire perch il messaggio di oggi è diverso, la televisione ci propina modelli in stile “Fabrizio Corona” oppure le vallette varie, un mondo di grande superficialit . In più c’è l’egocentrismo di chi vuole solo apparire e pensa più a se stesso che non al resto del mondo, quindi sentivo di voler fare un omaggio a questi personaggi, a quello che hanno rappresentato e dovrebbero rappresentare, anche per le generazioni future. La pittura come il cinema, serve anche a far sopravvivere, promuovere dei valori”.
DESTINAZIONE MOSCA
La mostra, curata da Gianpaolo Brun, giunge a Napoli dopo un esordio di successo a Palazzo Venezia a Roma e si prepara alla tappa successiva il Museum of Modern Art di Mosca.
“E’ la prima volta, loro hanno una tradizione di grandi artisti, mi auguro che questo si rifletta sulla sensibilit  di chi verr  a vedere la mostra. In quei giorni ci sar  anche un festival cinematografico, quindi è comunque un momento di fermento in citt  e questo può giovare. Del resto sono stata invitata proprio dal Moma, Museo di arte moderna di Mosca quindi.. come dire di no?”
LA PITTURA…
“Lavoro a questa mostra dal 2007, in contemporanea ho fatto la mia prima esposizione a Palermo nel loggiato di San Bartolomeo dove ho portato alcune opere. Era da poco scoppiata la rivolta in Tibet e mi sono trovata a rappresentare i monaci, simbolo di grande forza. Monaci bendati, perch senza la parola ma con l’atto promuovono la pace. Alcuni saranno esposti anche al Castel dell’Ovo. Forse in questi grandi volti che scompaiono poi dalla tela c’è un’eco di cinematografia, è innegabile che abbia respirato i primi piani di mio padre”.
…E IL CINEMA
Dal cinema alla pittura, come in un percorso a ritroso verso una dimensione più intima, sussurrata…
“Tendo a non dare titoli ai miei quadri perch non amo suggerire l’interpretazione, mi piace che lo spettatore ne tragga quello che vuole”.
Con un’emozione particolare per le scene “Ho iniziato proprio pensando di fare la scenografa, poi non so perch ho deviato, forse vivendo il cinema dall’interno ne avevo scoperto i lati negativi. E’ una vita da nomade, una vita in cui sei sempre un po’ in bilico, fuori di casa e forse ho respirato questo di mio padre, non vederlo per sei mesi di seguito e poi magari averlo sempre in casa per i successivi sei mesi. Anche il cambiare sempre le persone che si hanno intorno dopo la convivenza strettissima con la troupe si conclude il film e non ci si vede più, poi si ricomincia con una troupe diversa… Avevo vissuto con mio padre questi “sensi abbandonici”, non volevo ripeterli nel mio lavoro. Poi in realt  ho sempre amato dipingere, disegnare. E’ un modo per scaricare le tensioni e certe volte anche per averle, è un cumulo di emozioni. Non c’è niente che mi assorba cos, posso non mangiare, non bere, non sento la stanchezza, è una sorta di trance.
MIO PADRE E IO
“E’ stato molto difficile confrontarsi con un padre molto importante, un padre che spesso non c’era, un padre comunque concentrato su se stesso. Ne ho sofferto. Allo stesso tempo però ne ho assimilato l’arte, quindi oggi apprezzo di più quello che mi ha dato e mi dispiace che non abbia potuto vedere ciò che sto facendo. Anche tra i miei tre fratelli nessuno ha scelto di fare il regista proprio perch è difficile confrontarsi con una personalit  cos importante. La gente ti guarda con un occhio diverso, non è facile. Non sai mai se ti sono vicini perch sei tu o perch sei “qualcuno”.

In alto, Francesca Leone