Un racconto attraverso immagini questo che Francesco Lucrezi fa del testo più misterioso e accattivante dell’Antico Testamento, Qohelet (ovvero Ecclesiaste), scritto tra il III e il II secolo avanti Cristo, da un anonimo che si cela dietro il nome del re Salomone. Lo fa con un bel testo che l’editore Luciano ha mandato di recente in vetrina, e dove accanto alle stupende immagini esistenziali d’un racconto tra il reale ed il surreale, fanno da supporto le approfondite letture del prefatore, il presidente emerito della Corte costituzionale Francesco Paolo Casavola, di Ottavio Di Grazia (La parola che parla del dolore), di Dario Giugliano (Qohelet appunti per un’estetica della vanitas), di Pasquale Giustiniani (Che cosa è bello sotto il cielo?), di Riccardo Notte (Il tempo opportuno), di Giuseppe Reale ( Tra i tempi parole per i nostri giorni) e Clotilde Punzo (Qohelet o del senso della vita).
Un testo, Qohelet, che propone nell’insospettabile temporalit  dell’era primordiale il senso della vita e dei luoghi entro cui l’uomo conduce il veloce passaggio terrestre. L’argomento nel corso dei secoli fino alla modernit  ha attraversato milioni di intellettuali non solo di area cattolica, ma di quanti affidano alla laicit  la riflessione sul senso della vita, del suo breve durare e del suo dopo.
Proprio Francesco Casavola estrapola dal testo antico due immagini che fanno riferimento- la prima- all’habitat dell’uomo, alla sua immutabilit  di fronte alla mutabilit  delle generazioni, la seconda alla caducit  corporea dell’essere e il suo venire al mondo fino alla morte.
Ecco che la richiesta diventa assillante col sopraggiungere della senilit . E dopo? Che ne sar  della dimensione corporea?
la domanda che mi pongo all’inizio della mia prossima esperienza narrativa, dove nel tentativo di avere risposte, rimetto in mare il figlio di Laerte, quell’Ulisse che da Omero a Joyce ha rappresentato conoscenza con la sosta a Itaca che rischia di fermare il cosmo.
Un non ritorno a Itaca, questo dell’uomo dal multiforme ingegno, che proprio in virtù del continuo navigare, allontana il momento del distacco, riportandolo proprio in quel cosmo che l’ha generato. Una sorta di ritorno al Padre in modo dolce ed indolore dopo aver attraversato tutto ciò di buono che Egli ha ritenuto donargli.
Perch ciò possa verificarsi, sembra suggerci Casavola, l’uomo deve distrarsi dal pensiero del tempo, perchè pensare il tempo significa pensare al niente con la morte che esplicita il suo compito con la fine della dimensione temporale della vita.
L’emerito costituzionalista non può non porre l’accento sulla contraddizione tra il carpe diem di oraziana memoria e il pensiero del tempo come flusso verso la morte, una contraddizione che tale non è se trova terreno fertile in un’attitudine creaturale che conduce in ultima analisi l’uomo all’origine del Tutto, rappresentata da Dio.
Ecco che le immagini di Lucrezi vanno a disegnare percorsi che l’antica Scrittura propone in una sorta di Gerusalemme celeste attraverso aeree strutture geometriche dove gli spazi livellano le terrene diseguaglianze con lesene e aperture simmetriche, cellette omogenee ruotanti nel cosmo, guglie rivolte al cielo in un racconto da Mille e una Notte per risalire alla fine la scala interna, nell’ultima immagine di Lucrezi, di un tronco di cono dove arrivato alla sommit  è consentito alla creatura voluta da Dio di ritornare a riveder le stelle.

Di seguito, intervista all’autore

LUCREZI ECCO IL MIO VIAGGIO NELLA BIBBIA
(ni. gua)

Francesco Lucrezi, ordinario di Storia del Diritto romano e di Diritto
dell’antico Oriente mediterraneo all’Universit  degli Studi di Salerno,
studioso di ebraismo, nonch raffinato interprete della Bibbia attraverso
disegni raccolti in pubblicazioni artistiche. Quando è cominciato questo
viaggio nei testi biblici?

L`interesse per l`interpretazione visiva dei testi sacri è in me molto
antico, curai una mostra e una pubblicazione intitolate “Frammenti di
sacro” gi  nei primi anni Ottanta. In seguito, ormai quasi venti anni
fa, intrapresi questa operazione di commento grafico di alcuni libri della
Bibbia, accompagnando i miei disegni a testi critici di studiosi di varia
estrazione. Questo è il quarto volume, che segue a tre precedenti, uno
sul Cantico dei Cantici, uno sulla Genesi e uno su Giobbe.ormai un
lungo cammino, parte integrante della mia vita.

Con le sue opere, il volume raccoglie riflessioni su un libro che
s’interroga sul senso della vita. Più che mai attuale in una societ  che
la mette continuamente in discussione con la guerra…

La modernit  del Qohelet è assolutamente straordinaria, si tratta di un
testo che avrebbe potuto essere scritto oggi, o domani. Sembra dare
ragione a quelle teorie che rimandano a una vocazione metastorica
dell`identit  ebraica, a una sorta di essere fuori del tempo. Ci sono
davvero degli aspetti della vita umana che sem            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
BtnBBObrano porre tutti gli uomini
in una dimensione eterna, fuori del tempo e della storia. Per certe cose,
la sfida della vita resta sempre la stessa.

Alcuni dei suoi lavori sono esposti nella collezione permanente dell
Museo di Arte Religiosa Contemporanea (ARCA), nel Complesso Monumentale di
Santa Maria la Nova di Napoli. Ha mai avuto modo di verificare il loro
impatto sul pubblico?

Non mi considero un pittore professionista, ma un interprete visivo delle
Sacre Scritture. Quello che mi interessa non è ricevere complimenti, ma
sollecitare delle riflessioni sui testi. Da questo punto di vista, molte
persone si sono avvicinate alle Scritture attraverso i miei disegni, e
ciò è certamente per me motivo di soddisfazione. Daltronde, anchio,
disegnando, penetro più a fondo nei significati reconditi dei testi a cui
mi ispiro.

Il prossimo progetto d’arte?

Sono ancora indeciso tra due libri i Salmi e i Proverbi. Lei cosa consiglia?
(nic. gua.)

In foto, la copertina del libro (particolare)