Sono affilate come lame, le parole. Capaci di annientare le persone cui sono dirette, anche quando indossano il velo dell’ironia.L’invettiva è il loro abito giornaliero in una societ  che, nelle occasioni ufficiali, impone lo smoking del “politicamente corretto”. A svelarne il potere d’offesa è il libro di Giovanna Buonanno,”Insulto, dunque sono” (emi, euro 16) che, in oltre duecento pagine, fotografa l’umana inclinazione all’ingiuria e all’annientamento di chi non fa parte del proprio gruppo.
una storia lunga, che parte dalla selva intricata dell’odio. E l’odio nasce dalla paura dell’altro che fa coniare termini pesanti come macigni per umiliarlo, emarginarlo, privarlo della propria dignit  dall’alto di una fortezza linguistica costruita per tutelare una presunta superiorit .
L’odio diventa abitudine, incastonato spesso nella metafora cos il guascone finisce per essere un millantatore, il basco uno stupido, l’armeno uno stregone. Che dire poi degli stereotipi che si trasformano in sassi acuminati lanciati da un razzismo latente e sempre presente? Qualche esempio ditchpig (ovvero i maiali dei fossi) sono i figli dei braccianti irlandesi secondo i “cugini britannici”; gli statunitensi vengono soprannominati Tommies dai tedeschi che sono additati un po’ da tutti come Fritz, ma ancor peggio come Adolf.
Anche il cibo recita la propria parte. Agli italiani tocca l’epiteto “spaghetti” oltre che quello di “macaroni”; ai napoletani spetta la fama di “mangiabroccoli”>; il francese è un “crapaud”(ci un rospo) perch ha un debole gastronomico per i ranocchi; gli hawaiani vengono “affettuosamente” chiamati coconut niggers giacch vivono nella patria delle noci di cocco e la loro pelle e scura come la scorza di quel frutto.
Agli ebrei è riservato un “trattamento speciale”, in materia gastronomica li chiamano Pizza perch “infornati” nei Lager. Ma anche il numero di insulti che li bersagliano è davvero imbarazzante. Ce ne sono tanti e molti universali, ci usati dovunque giudei infami e avari per quanto riguarda lo spirito. Per il corpo, il marchio verbale s’indirizza al volto conNickel nose, naso a uncino c’è anche di peggio spesso sono paragonati a insett i(mosquitoes, zanzare)o per rendere meglio l’idea di un aspetto ripugnante cosa c’ è di meglio che Judenharz (bitume)?
Se la passa male anche la donna, innanzitutto l’afroamericana, spesso dileggiata come “criminal factory”(fabbrica di delinquenti). Questo accade tuttora anche nell’ indulgente Europa. in Francia il settimanale di estrema destra Minute ha sbattuto in prima pagina la foto del guardasigilli di origine guyanese con il titolo “Taubira ritrova la banana”, spiegato gi  dall’occhiello “Cattiva come una scimmia”. L Italia non è da meno non molto tempo fa il senatore Calderoli durante un comizio ha affermato che, vedendo il ministro Kyenge (nata in Congo), non può non pensare alle sembianze di un orango.
La violenza "riposa” nel linguaggio. Che diventa (pesante) antidoto contro quella vera, concreta, fisica. Per neutralizzare, cos, il razzista che è tra noi. O in noi?

Di seguito, intervista all’autrice

BUONANNOLE DONNE;BERSAGLIO FAVORITO
Lei, originaria di Pozzuoli, ha trascorso la sua vita da insegnante e dirigente scolastico nel Bresciano. Quanto le è servito vivere al Nord per maturare questa ricerca linguistica?
Spero di non deludere nessuno, ma, la mia collocazione geo- lavorativa non ha alcuna responsabilit  sulla genesi della mia ricerca. Mi hanno più solleticato gli incontri di viaggio, i tempi e gli eventi che hanno coinvolto, anche, il nostro Paese. Ho sentito insulti pesanti nel nord come nel sud Italia, basta farci attenzione. Ecco, questo è , forse, ciò che mi caratterizza. Comunque, analizzare il modo di insultare dei napoletani, in particolare, lascia sperare che la profezia freudiana ( che l’ingiuria possa contenere la violenza) sia realizzabile.
Un lavoro paziente e accurato. Qual è stato il metodo per procedere a una cos ampia selezione offensiva?

vero che ho lavorato con pazienza e cura, perch mi stavano a cuore coerenza e credibilit . E, poi, non era necessaria alcuna tempestivit  l’argomento, purtroppo, è sempre attuale. Basta, a questo proposito ricordare le farneticazioni del senatore Calderoli.

Quali sono gli insulti che l’hanno colpita di più e contro chi?

Mi hanno gelata gli insulti rivolti alle popolazioni esposte a genocidio. Nella ricerca sono riportate poche ingiurie di questo tipo, ma, sono tutte terribili, anche quelle contemporanee, verso gli Armeni, gli Ebrei, i Nativi americani, i Rom…
Mi ha, inoltre, mortificata la scoperta della ingiuria contenuta nel nome stesso di molti popoli ( es. Apache, Ceceno) determinata dall’assoluta indifferenza (e dalla malvagit  conseguente) verso i sentimenti e la vita delle persone.
Comunque, di qualsi            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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B7Basi categoria di insulti parliamo, le donne e i poveri risultano i più sfregiati.

Crede che riusciremo a costruire davvero una societ  politicamente corretta, almeno, nel linguaggio?
Indubbiamente, mi interessa di più una societ  giusta e gentile, ma, vorrei che fosse chiaro che il fuoco della mia ricerca non è propriamente il “politicamente corretto” cos enfatizzato e, spesso, caricaturizzato, ma la sensibilit , anche linguistica, necessaria per incoraggiare relazioni rispettose tra tutte le persone. Per questo, è necessario l’impegno di tutti, specialmente delle istituzioni politiche e dei mass-media.

Progetti editoriali in cantiere?

Per quanto riguarda i progetti editoriali, sono attratta dall’idea di realizzare, in forma divulgativa, la storia di alcuni epiteti-chiave, utilizzando un registro più ironico. Ma… anche approfondire la tematica dei genocidi, non mi lascia indifferente. Per adesso, però, mi limito ad azioni teatralizzate dell’argomento che ho studiato.

Gioved 12 dicembre, alle 16, a Villa Cerillo (Bacoli- Napoli) con lei, a dare vita alla performance, ci sar  l’attore Antonio Basile

L’AUTRICE
Puteolana, una laurea in pedagogia, Giovanna Buonanno ha percorso la carriera didattica nelle scuole del Bresciano, da docente e dirigente scolastico. Vicepresidente dell’ Associazione Citt Meridiana, ha diretto la collana “Fuochi d’artificio” per l’editrice Vannini.

Nella foto in homepage, la copertina del libro che propone, come una prefazione, un testo di Massimo Gramellini

luned 9 dicembre