A una manciata di passi c’è Via Toledo con le sue vetrine gi  illuminate a festa che invitano allo spettacolo delle merci, si susseguono i messaggi seducenti del consumo che catturano, come ipnotizzati, i passanti. Siamo nei Quartieri Spagnoli, i quartieri del degrado, dei fatti di sangue e degli scippi qui resistono dinamiche strutture come la Galleria Toledo e il Teatro Nuovo e nascono nuovi spazi come la giovane Galleria Largo Baracche, ex ricovero antiaereo riconvertito in spazio di arte e azione sociale.
“Creare movimento nel quartiere e proporre un’alternativa agli abitanti della zona è il nostro obiettivo spiega Giuseppe Ruffo, presidente dell’Associazione Sabu che cura la programmazione della galleria dare voce alle persone che vivono qui e non hanno i mezzi per farsi sentire, ma anche aiutarle ad emergere da un contesto sociale difficile che non offre loro possibilit  concrete”.
E cos nella prima met  del 2008 Sabu ha coinvolto il fotografo Nicolas Pascarel in un corso di fotografia per i ragazzi dei Quartieri Spagnoli terminato in una mostra, le donne della zona invece, sono protagoniste di un lavoro analogo legato all’arte del ricamo si chiama Terraemotus femminile, è stato curato dall’australiana Virginia Ryan ed è in esposizione a Largo Baracche fino al 15 dicembre con la cornice sonora di Steven Field che ha raccolto le voci delle protagoniste.

Dieci donne si sono riunite nell’ex rifugio, invitate a comunicare con ago e filo la loro esperienza di terremoto fisico, emotivo, immaginario, con il pensiero al terremoto dell’Irpinia da cui scatur l’esperienza artistica del Terraemotus di Lucio Amelio che coinvolse artisti del calibro di Joseph Beuys e Andy Warhol.
“Ago e filo come terapia di riconciliazione con se stessi e il proprio vissuto spiega Ryan il mio ruolo in questa mostra è stato di “facilitator”, facilitatore, per far sciogliere le inibizioni e titubanze delle donne coinvolte che non avevano mai sperimentato un’esperienza di questo tipo”.

Dieci donne, dieci diversi ricami che riportano ora al quotidiano, ora al credo religioso c’è la carrozzina del figlio appena nato e c’è il Cuore Sacro, ricami semplici, a tratti infantili, sempre legati ad uno stato d’animo e realizzati da donne insieme ad altre donne raccolte nell’ex rifugio. Racconta Virgina Ryan “Sopra di noi, intorno a noi, il trapano dei lavoratori, il continuo passare dei motorini, i bambini che giocano, il riverberare della vita che prende piede, imprimevano nuove vibrazioni acustiche nel tetto e nei muri di un palazzo dove ogni mattone vibra di memoria di paure di riparo”.

Qualcosa si muove sotto terra nelle gallerie del ricovero e l’eco di queste azioni si riverbera lungo le strade, finalmente non abbandonate a loro stesse ma attraversate da nuovi volti e nuovi stimoli al fare. Dopo Terraemotus femminile sar  la volta, il 19 dicembre dell’artista Caterina Bertolotto e a seguire, a gennaio 2009, di Mary Cinque. L’arte dialoga con il territorio, evade dalle sedi istituzionali e si ritrova tra la gente a creare un nuovo contesto, un’alternativa, finalmente, alle vicine vetrine, ipnotiche e inerti.

Per saperne di più www.largobaracche.org

Nella foto sopra “Cervello” di Rosaria Esposito. In basso, da sinistra, “Sole e luna” di Carmela Fusco, la curatrice Virginia Ryan e il musicista Steven Field