E poi ti ritrovi seduta su quelle tavole, legno consumato di passi talvolta leggeri e talvolta troppo pesanti, a parlare con te stessa e al mondo che assolutamente non sente, ancora del teatro.
Dentro il naso, l’odore, il suo odore, che ti entra dentro, si aggrappa ai vestiti, ai capelli, alle viscere e non te ne liberi più… anche quando vai lontano, l’odore del tuo teatro, sottoposto, ingombrante, scuro, tu, te lo porti addosso come una cicatrice.

Il teatro, come ogni forma d’arte, ti insegna ad avere la capacit , sin dai tempi dei tempi, di parlare a chi non sapeva leggere, n la parola scritta n quella stampata,
il teatro narra le idee del suo tempo e non richiede un grave sforzo mentale se non l’ascolto.
Hai ricercato quest’idea di teatro nel mondo e hai conosciuto svariate anime appartenenti a questo microuniverso, ascoltato i grandi maestri e nutrita della bellezza dello studio, crescevi, come un albero, senza la consapevolezza di crescere di, con, in e per il teatro.
Il tuo vagare di loco in loco ti ha portata, o meglio riportata, l dove da bambina incominciasti a giocare con le parole, con gli specchi, con le emozioni… non è cambiato nulla, nell’aria c’è la stessa passione ma sulle mani i calli sono diventati più grandi perch tanto è il lavoro che si fa per portare avanti il Centro teatro spazio da 25 anni.
Ti ritrovi seduta a guardare spazi che non sono i tuoi ma che finalmente si stanno facendosi posto accanto a te.
Ti siedi a terra come piace a te, ad ascoltare i tuoi pensieri. Poi chiedi loro se puoi restare, sorridono, l’ importante è che tu creda nel teatro … come in un matrimonio, qualcuno sussurra.

Sei rimasta, hai sposato un’idea, quella di un teatro che ascolta e vorrebbe essere ascoltato, una battaglia che si combatte con la cultura, la ricerca e la lealt  di un piccolo spazio, il Centro teatro spazio, che va avanti da solo.

Sali sul palco, è piccolo, ma racchiude un mondo e tante storie, parli da sola e ridi, ridi di te e di tutte le cose di cui ogni giorno ti meravigli, di tutti i personaggi e i ruoli che continui a mescolare, creando volti nuovi che sai avranno vita soltanto per una sera.
I tuoi piedi sono li a fissarti, non vogliono uscire, sono saldi, radicati per la prima volta in uno spazio, quasi che il tempo si fosse fermato.

Pensi che questo posto abbia un qualcosa di magico, e gli odori, i sapori, le parole siano forti, crude ma vere. E’ complicato spiegarlo ma esiste un momento in cui tutto è perfetto e non parlo “della perfezione”.

Niente karma, niente ordine, niente felicit , niente amore, nessun obbligo e nessuna costrizione, niente di tutto ciò che riesci a sentire o a vedere.

Il sipario si apre, la luce si accende e inizia quel momento, il momento in cui smetti di sopravvivere alla quotidianit , in quei cinquanta, cento minuti forse, inizi a vivere davvero.

In quel momento nulla sembra lasciato al caso, i vestiti stirati con cura, il trucco meticolosamente è stato applicato, le parole e i gesti sono uno stupendo ritornello che ogni sera ti pare di decantarlo per la prima volta e… l’emozione.

L’emozione dell’attore che è il motore, è l’inizio e la fine, è ossigeno, acqua, cibo, seme, l’emozione è sempre uguale ma diversa, non ci farai mai l’abitudine ed è in questo momento che fondi insieme i sensi e lasci che questi ti facciano compagnia.

I tuoi piedi improvvisamente ti spingono, le lancette dell’orologio iniziano a muoversi, il direttore di scena inizia il suo rituale, la luce del camerino ti aspetta, insieme al trucco e agli abiti della donna che sarai stasera, voi, per un momento insieme e per sempre addosso.
Il tuo pensiero va per un attimo a chi ti ha insegnato l’esistenza di uno Spazio per poter Vivere…
All’insegnante e poi direttore artistico del Centro teatro spazio…

*attrice, responsabile pr corso di mimo e spettacoli di teatro per ragazzi

Nella foto, la sala di mimo