In questo Servizio Educativo d’una Soprintendenza che s’è chiamata in tanti modi e ora è “per i Beni Archeologici di Napoli” siamo diventati tutti grandi. Quando nel Museo in cui tuttora siamo a Napoli “il Museo” per antonomasia nacque l’ufficio dopo un paio d’anni d’incubazione e volontariato, era il 1980 ed eravamo “giovani della (Legge) 285”.
Maria, la più giovane dei giovani, non aveva 20 anni ed è tuttora la meno grande. In una vecchia immagine, Maria è al lavoro con Antonietta, anche lei parte dell’ufficio. Ma in qualche dove conservo foto di lei alla macchina da scrivere tradizionale, poi a quella elettrica che gi  ci cambiò un po’ la vita e finalmente al computer, cui qualcuno opponeva una vana resistenza. E molte altre foto documentano passaggi “epocali” per esempio nella concezione e nell’immagine dei musei (in foto).
Di allora ricordo soprattutto l’energia di Rosaria Pulinas Stazio, fondatrice di questa che in Italia fu una delle prime “sezioni didattiche” (gi  la vecchia denominazione era triste quanto l’attuale), e poi ricordo la vis polemica spesa per far prevalere, talvolta “armati” l’uno contro l’altro, la propria visione d’un lavoro tutto da costruire.
Il gruppo era composito e dimostravamo appieno i diversi studi e punti di vista oltrech, com’è ovvio, le individuali esperienze di vita e visioni del mondo. Gli inizi furono tutti per la scuola prima, lezioni e visite spesso un po’ insolite alle collezioni del Museo o alle aree archeologiche, laboratori didattici, e quella che chiamavamo “animazione”, tra l’altro con l’impiego dei gettonati muppets-narratori; dopo, e non solo perch non si poteva più far fronte alle richieste, formazione/informazione degli insegnanti e organizzazione di mostre realizzate coinvolgendo i ragazzi.
Con soddisfazione cito, per fare un esempio, le attivit  messe su condividendo la progettazione con alcuni docenti “eccellenti” (uno di loro di recente sottosegretario all’Istruzione) ne scatur un modello di lavoro, oltre che dei laboratori innovativi da “consegnare” agl’insegnanti che volessero utilizzarli.
Più tardi s’iniziò a interagire con le societ  private che entravano a far parte del funzionamento del Museo e dei luoghi del territorio anche col compito di svolgere attivit  didattica. L’inizio ci disorientò un po’ e ci costrinse a “riprendere le misure”, essendo messe in discussione alcune importanti scelte di metodo (il “Superiore Ministero” non sempre ascolta il “pensiero” degli addetti ai lavori), ma spesso la qualit  del personale incontrato ci ha consolati.

Sul magazine, a questo proposito, ho invitato Ilaria Donati e Luca Prosdocimo, archeologi di CoopCulture, a raccontare.
Nel nuovo scenario, fermo restando un rimodulato impegno verso la Scuola, si è rinvigorito quello a favore del pubblico adulto e dei cosiddetti “pubblici speciali”, dai bambini ai non vedenti ai sordomuti ai migranti, e si sono aperti ulteriori fronti, non ultimo quello della formazione di studenti universitari impegnati in stage, ai quali va un sentito ringraziamento anche perch contribuiscono a dare all’ufficio un aspetto più fresco.
Ma gi  dagli anni Ottanta ci occupavamo di tutto il pubblico, presente e remoto pubblicazioni con “percorsi” e schede degli oggetti esposti, più tardi anche per il web, e apparati didascalici come quelli delle collezioni di Affreschi e Mosaici, e, ormai 20 anni fa, la prima edizione degli “Incontri di Archeologia”, dei quali vi mostro l’immagine dell’ultima brochure, fresca di stampa.

Gli “Incontri” sono un fitto ciclo annuale di conferenze che da tempo si è arricchito della sezione “Artisti al MANN”, con mostre d’artisti contemporanei ispirati dall’antico, concerti, spettacoli teatrali e di danza, letture di classici e ultimamente progetti di comunicazione come quello degli “Snack
uno spuntino di riflessione” dedicati al Museo, realizzati per noi dall’attore e regista Massimo Andrei. Il tutto, tra le difficolt  create dal dover realizzare ogni cosa pressoch a costo zero e dal dover operare in un’organizzazione in cui tuttora stenta ad affermarsi caso in verit  non eccezionale una vera pratica del lavoro di squadra.

Ma dicevo degli “Incontri di Archeologia” cui di solito s’aggiungono nel corso dell’anno numerose altre proposte ,
che rispondono all’intenzione di offrire non sporadiche iniziative ma un programma definito che si possa pubblicizzare al meglio, che attragga anche pubblico diverso da quello dell’archeologia e che inviti a tornare più volte nel museo, un tempo visitato “una volta nella vita” e ora punto di riferimento culturale e non solo vetrina ma spesso produttore di nuovi messaggi.

In foto, Maria Vozzella
e Antonietta Parente del Servizio Educativo e la nuova brochure di Incontri di Archeologia”