Ogni Comune, contrada, frazione o quartiere è storicamente leggibile gi  da una carta topografica dove si vedono i nomi delle strade, delle case o delle masserie.noto che spesso chi risiede in una strada nemmeno si chiede il perch questa abbia quel nome e cosa questo nome significhi, oppure a chi appartenga. Tanto meno si chiede chi sia stato il paladino della "battaglia d’intitolazione". A molti sembrer  strano, ma l’unico Comune della provincia di Napoli ad essere tutelato nella toponomastica è il Comune metropolitano. Ha una Commissione toponomastica permanente formata da un presidente, dal sindaco, dal soprintendente ai beni architettonici e paesaggistici, da quello ai beni etno-antropologici, artistici e storici, dal direttore dell’Archivio di Stato, dal direttore dell’Accademia di Belle Arti e dai rappresentanti delle maggiori categorie professionali di carattere storico e artistico. opinione diffusa che la toponomastica serva soltanto a semplificare il recapito delle persone, fornendo un servizio soprattutto alle poste. Tutto questo è estremamente riduttivo. I nomi delle strade evocano degli eventi o celebrano un personaggio che potrebbe aver abitato addirittura proprio in quella strada, com’è a Napoli il caso di Benedetto Croce, di Enrico Pessina e di tanti altri. La toponomastica è il patrimonio enciclopedico del territorio e come tale svolge una funzione educativa nella popolazione. Funzione estremamente capillare perchè i cittadini trovano nei nomi delle strade molto di quello che troverebbero in un dizionario enciclopedico. Sebbene la toponomastica urbana venga considerata semplicemente nel suo aspetto pratico, funzionale, che poi è quello per il quale è nata, nel corso della storia è servita molto a coloro che sono giunti al potere, che hanno cancellato con puntualit  ogni traccia meritevole del passato. Ciò è avvenuto a Napoli soprattutto all’indomani del 1870.

A Napoli i nomi ufficiali delle strade e la numerazione delle case si sono avuti nel 1792 su insistente proposta del reggente del Tribunale della Vicara, il marchese Luigi de’ Medici di Ottajano, che pensò a questo provvedimento «per cos render facile il ritrovar subito le persone, senza tanti andirivieni, e domande». In realt , fino allora le strade erano state indicate secondo l’uso comune, ma questo non era costante, per cui spesso capitava che una strada avesse due, tre o anche più denominazioni. Il popolo adottava dei nomi e il potere costituito, attraverso la burocrazia, ne usava degli altri.

Ferdinando IV di Borbone, che l’oleografia storica risorgimentale ci ha tramandato come un sovrano pieno di tracotante ignoranza, accolse l’istanza del reggente della Corte criminale e ordinò l’apposizione della numerazione alle case e la denominazione delle strade.

Quindi ancora in epoca borbonica – e non repubblicana o napoleonica, come molti a lume di naso sostengono – attraverso una gara di appalto, fu deciso che a lato degli usci sulle strade vi fossero delle quadrelle maiolicate col fondo bianco, numero in nero e contorno giallo bordato di nero; e che le strade avessero ai due capi apposte delle targhe di ardesia con inciso il toponimo.

pur vero che Napoli è stata l’ultima tra le grandi citt  italiane e straniere ad avere la nomenclatura ufficiale delle strade. Una delle prime fu Milano nel 1785, per iniziativa del conte Joseph von Wilczek, commissario e ministro plenipotenziario dell’imperatore d’Austria, che volle importare nel Ducato il sistema gi  adottato a Vienna, come anche a Londra, Parigi e Amsterdam. In Toscana, i «cartelli stradali» li ebbe prima Livorno e poi Firenze.

I nomi assunti dalle strade di Napoli furono come in altre citt , di varie categorie, determinati da ragioni topografiche, ma maggiormente derivanti da chiese, conventi, edicole votive, mercati, tribunali, carceri, porte, archi, ponti; ma ancor più attinti ai nomi di famiglie proprietarie di luoghi o palazzi. Come anche furono motivo di attribuzione gli alberi che spesso dominavano i larghi e le strade, oppure i forestieri, che numerosi formavano delle vere e proprie colonie. L’operosit  degli artigiani dette luogo a nomi presi da arti e mestieri e in ultimo riferiti a episodi e motivi di vita cittadina.

Ancora oggi si vedono ad alcuni angoli di strada le antiche targhe di ardesia, che spesso riportano incisi nella lavagna errori dovuti alla trascrizione oppure nomi nella forma popolare. Come anche si vedono molte quadrelle di terracotta maiolicata, anch’esse settecentesche, come gi  detto, riportanti il numero civico.

Per tracciare un profilo storico-evolutivo della toponomastica di Napoli, basti dire che dal giugno 1799, epoca della prima restaurazione borbonica, al 1860, non vi furono mutamenti e soppressioni, eccetto un esperimento di revisione del 1850 che portò semplicemente a una purificazione, come si disse, «in nomi decorosi quelli di alcune vie che sono veramente laidi e non italiani». La soppressione riguardò i vicoli Bisi o mpisi, Birri, Chianche, Maria Mondezza, Pertusillo, Porta Sciusc            6                  «    oè è á«sptLlibrined dd dpG7eEèHlèNO» OJe
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ella, Pidocchi, Pulci, Sorci. Di questi nomi molti erano stati male interpretati; probabilmente Pulci e Pitocchi erano nomi di famiglie e non di insetti, come anche Mondezza era la corruzione del cognome Mendoza.

A partire dal 1860, con l’annessione delle provincie meridionali al Regno d’Italia, si scatenò un girotondo di cambiamenti e soppressioni, soprattutto per il sentito desiderio d’intitolare strade e piazze ai protagonisti del Risorgimento italiano. Ma ancor di più fu la costruzione di nuove strade e l’ampliamento di nuovi quartieri a dare spazio ai nuovi topònimi.

Molti nomi sparirono naturalmente per gli effetti dei lavori di «sventramento» o ancora per le demolizioni avvenute tra la piazza del Municipio e il largo della Carit ; erano questi quelli dei Calzettari, dei Pianellari, dei Cortellari, di Mastro Carluccio, degli Zagarellari, che erano i venditori di fettucce, le zagarelle. In luogo di questi umili nomi, simbolo della produttivit , comparvero quelli dell’epopea risorgimentale, della nuova patria. Garibaldi, Cavour, Vittorio Emanuele II furono i primi a trovare spazio. Al "padre della Patria" fu intitolato il panoramico Corso Maria Teresa, regina spodestata dal trono della toponomastica in quanto moglie di Ferdinando II di Borbone. Ma questo è solo l’esempio più in vista, poich molti altri nomi si insinuarono nelle pieghe più riposte del tessuto viario di Napoli.

Nelle foto, piazza Dante ieri e oggi