Vent’anni dopo. il titolo del celebre romanzo di Alexandre Dumas che racconta le vicende dei “quattro moschettieri” in et  matura.
Vent’anni. Un tempo lungo per noi il tempo di una generazione. Un tempo breve, quasi un battito di ciglia, per i testimoni di pietra a cui i popoli affidano la memoria della loro civilt .
Vent’anni dopo abbiamo ricompattato il Comitato che aveva portato a compimento il restauro della Statua del Corpo di Napoli, alias la Statua del Nilo questa volta anche per metterle la testa a posto.
Detta cos, per chi non conosce l’origine del Comitato, poco si capisce.

E allora partiamo dall’inizio. Anzi facciamo un passo ancora più indietro nel tempo.

Inizio anni Ottanta.
Chi, napoletano come me visceralmente legato alle proprie radici, ha vissuto quegli anni a Napoli, ricorder  il sentimento di frustrante impotenza dinanzi alla condizione di profondo degrado della nostra citt  particolarmente del nostro centro storico, ridotto, dopo il terremoto, a un desolante reticolato di tubi innocenti, sovrastato da una cappa di ottuso immobilismo.

Continuavo a chiedermi se quel sentimento di frustrante impotenza discendesse più dalla carenza di idee che dal muro di difficolt  quotidiane, ordinarie, offerte dalla citt  stessa.

Poi nel 1988, con l’inizio del restauro della Cappella Sansevero, illuminante mi arrivò la risposta.
La straordinaria esperienza vissuta nei due anni di lavori mi fece scoprire una realt  diversa, fatta di una alleanza tacita e generosa tra pubblico e privato, di una complicit  che da inespressa divenne dichiarata.
Tutti lavoravamo al bene comune la Soprintendenza, il Provveditorato alle Opere Pubbliche, gli eredi Sansevero, le maestranze, la gente del posto.
Con silenzioso accordo, ci eravamo trasformati tutti in portatori d’acqua.

Da quel momento, da quella prova si affermò la certezza che il restauro di un monumento, il recupero duraturo di un’area della nostra citt , è possibile, è realizzabile.
Ma passa attraverso la collaborazione e la partecipazione di tutti coloro che, per ragioni logistiche o istituzionali, sono i veri e più diretti interessati attraverso il consenso profondo generato solo da ciò che viene sentito come giusto e fertile.

Il Comitato per il restauro del Corpo di Napoli è figlio di quella “scoperta”.

Da l nacque l’idea di restaurare “insieme” la statua del Nilo. Ingiuriata dal tempo, in buona parte coperta alla vista dal chiosco di un edicolante, ma ancora l dopo duemila anni da quando gli Alessandrini la portarono nella nostra citt . Emblematicamente eletta a Corpo di Napoli.
Il Comitato, promosso dal Museo Cappella Sansevero, non ricercò cos, n volle, sponsor eccellenti, ma si rivolse alla gente, in particolar modo a quella del luogo, agli abitanti a ai frequentatori abituali, a coloro, insomma, che avevano maggiore interesse al recupero e alla vivibilit  del proprio specifico tessuto urbano.

Con lo slogan Una goccia per il Nilo e con il sistema delle cartoline di partecipazione raffiguranti la statua del Nilo
con simbolico valore facciale differenziato, che, a testimonianza della partecipazione, potevano essere ritirate presso il Museo Cappella Sansevero o presso una ventina di esercizi commerciali della zona, part l’iniziativa.
Un appello diverso, dunque, che funzionò da tam-tam, che sollecitò e invitò ciascuno a partecipare per quel che poteva.
In migliaia offrirono il loro contributo, coscienti di star prendendo parte ad una operazione insolita, quasi ad una festa collettiva, in cui tutti, proprio tutti, si sentirono partecipi, orgogliosamente protagonisti di un progetto da portare felicemente a compimento “insieme”.
Vennero superati tutti i pur numerosi ostacoli burocratici.

Il “Corpo di Napoli”, restaurato, sarebbe stato custodito e protetto dagli abitanti del centro antico.

Rimase solo il rammarico che la statua, pur restaurata a regola d’arte, era rimasta mutilata della testa della Sfinge, che originariamente caratterizzava la scultura, in quanto tale componente marmorea era stata asportata a fine anni Cinquanta, e da quell’epoca non se ne avevano notizie.

E arriviamo ai giorni nostri. A vent’anni dopo.

Grazie a una straordinaria attivit  investigativa del Nucleo carabinieri tutela patrimonio culturale, in proficua collaborazione, la testa della Sfinge a fine 2013 viene “miracolosamente” recuperata e affidata in custodia alla Soprintendenza per il Patrimonio Storico e Artistico di Napoli.
Quale migliore occasione. Dopo tanto tempo dal restauro, la statua del Nilo, per quanto protetta degli abitanti, era stata pur sempre esposta alle intemperie e appariva, quindi, bisognosa di accurata ripulitura; e poi, finalmente, si poteva rimettere la testa al suo posto.

Cos è rinato, venti anni dopo, il Comitato promosso di nuovo dal Museo Cappella Sansevero.
Questa volta con lo slogan Mettiamo la testa a posto, ma con lo stesso sistema e metodo di partecipazione cartoline di simbolico valore facciale differenziato            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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BB»EWHERE – raffiguranti un disegno della Statua del Corpo di Napoli realizzato per l’occasione dall’artista Lello Esposito da ritirare presso il Museo o presso una ventina di negozi della zona.
In pochissimo tempo oltre duemilatrecento sostenitori contribuiscono a creare il fondo necessario alla ripulitura della statua e a riposizionare la testa della Sfinge nella sua originaria collocazione.
Dopo meno di un anno dall’annuncio del ritrovamento, il restauro anastilotico è completato.

Cosa è cambiato rispetto a venti anni prima?

Poco o nulla. Non l’entusiasmo, non la voglia di partecipazione della gente.
A parte la nuova opportunit  di realizzare un sito web (www.comitatocorpodinapoli.it ), con l’elenco dei sostenitori e la storia dell’iniziativa, anche oggi, come allora, ci sono almeno 2.300 paladini a protezione della statua del Corpo di Napoli.

Quanto ai moschettieri, probabilmente servono sempre per mettere in moto iniziative simili.

Noi promotori e fondatori del Comitato antico e nuovo auspichiamo seguaci per nuove sfide.
Ah, dimenticavo. Passando davanti alla statua del Corpo di Napoli, incuriositi anche voi, non domandate alla Sfinge come è stata ritrovata dal nucleo dei carabinieri la testa che le era stata sottratta tanti decenni fa.
Come ha fatto con me, sono certo, infatti, che vi risponderebbe con un enigma assolutamente insolubile.

*presidente del Comitato per il restauro del Corpo di Napoli e amministratore del Complesso monumentale Cappella Sansevero

In alto, La Statua del Nilo (o Corpo di Napoli) restaurata con il ripristino della testa della sfinge.
Foto di Marco Ghidelli