Il mondo intorno a noi, al nostro fianco, quello che percepiamo con i nostri sensi ci fa sempre più paura: ma è da qui, da questa paura che paradossalmente nasce l’interesse e la conoscenza dell’altro, la ricerca di una vita migliore: “noi e loro”: il muro di Padova, la scuola del Trullo , un centro antiviolenza a Roma, via Piave a Mestre, una coppia mista a Napoli, i bagni pubblici di Torino,sono tutti luoghi di qualcosa che unisce e divide: il muretto: ” l’Italia che ci dice che mescolati si vive meglio e che la paura dell’altro è come il muretto: può essere scavalcato e può favorire l’incontro». Racconta Livia Turco nel suo bel libro: Il muretto. Storie di ordinaria convivenza tra italiani e immigrati’ per i tipi della Donzelli editore (collana Saggine pg.XI-175, euro 15).
Presentato alla Feltrinelli di Napoli. L’autrice – attualmente deputato al Parlamento per il Partito democratico, gi  ministro per la Solidariet  sociale nel governo guidato da Romano Prodi e ministro della Salute- percorre tra queste pagine il sentiero più impervio, accostarsi al lettore, prenderlo per mano e infondergli fiducia. Al mondo che si nutre di paura, anche e soprattutto paura degli immigrati, far leggere la possibile scelta aldil  dei rancori sociali che scaturiscono dalla quotidiana convivenza, insegnare a prendersi cura con affetto dei quartieri, delle scuole che ci appartengono come le nostre case. Costruire luoghi sicuri, vivibili che si nutrono di tutte le lingue,le religioni e le culture possibili. Nostro compito è capire il disagio, lo spaesamento culturale che è di tutti, tessere una tela d’altruismo, catturare quella corrente positiva che attraversa l’uomo e con una “rivoluzione silenziosa” “far vivere insieme la ricchezza delle differenze”, costruire “il muretto della convivenza”.
Livia Turco continua cos il suo cammino fatto di incontri: con il dolce e fiero Kamrul Syed, con Alina, Natascia, tremendamente ferite nel corpo e nell’anima, con gli insegnanti e i ragazzi delle scuole del Trullo, quartiere di Roma dove è in atto, con l’applicazione della pedagogia popolare (ai primi incontri organizzati, partecipava anche Gianni Rodari che ambientò l nel 1963 le sue “Filastrocche in cielo e in terra”). Una “rivoluzione silenziosa” ha reso gi  possibile- afferma l’autrice- la completa integrazione delle persone che abitano il campo rom vicino alla Magliana che hanno ricevuto le congratulazioni del premier rumeno e del sindaco Alemanno.
Tra le intense righe, Livia Turco incontra e racconta con passione e partecipazione anche la storia di Paola, napoletana che lavora nella cooperativa sociale Dedalus di Poggioreale, quartiere di Napoli, sposa del senegalese Elage, con cui forma non una coppia mista ma una coppia felice, espressione di un Italia che sta lentamente e faticosamente cambiando.

Nella foto, la copertina del libro