Nemmeno la scena nuda, solo lo spazio del proscenio. Il rosso del sipario alle spalle. Il disegno luci ridotto al minimo per dar risalto a due voci (Roberto Azzurro e Fabio Brescia. foto) che ora si avvicendano, ora viaggiano in sequenza, ora procedono all’unisono, all’insegna di una intenzione registica consapevole, decisa a rinunciare a quella spettacolarit  che pure fa tanto teatro scenografia, video installazioni effetti speciali. Teatro povero che fa di necessit  virtù? Forse, ma anche opzione per una idea di teatro che per farsi denuncia civile e pedagogia sociale non ha bisogno di troppi orpelli.
“Era la culla della civilt  e mo’ a luna s’affaccia, te sputa nfaccia e te canta sempe a solita canzone Paese bell’assaje, staje mbuttunato e guaie e ognuno vene e trase e doppo se n’abusa…”. Va cantando Roberto Azzurro, peraltro autore e registadi questa sincera e ispirata pièce che ha per oggetto l’amata-odiata Napoli. Eterna, bruciante irrisolvibile ambivalenza. Apocalittici i toni, non il tema, perch se apocalissi vuol dire svelare ciò che è coperto, gi  da tempo il peggio di Napoli, peraltro non più occultabile, è divenuto oggetto di dolorosa riflessione e di denuncia, anche da quella parte “non allineata” del mondo della letteratura, dell’arte, della musica “… Napule è ‘na carta sporca e nisciuno se ne mporta…” Cos Pino Daniele sin dal 1977 in Terra mia. E prima ancora la voce della Ortese ne Il mare non bagna Napoli, o il Malaparte de La pelle; ovvero la peste dell’anima che ha devastato la morale dei napoletani; o lo sconforto del grande Viviani che trapela ne I dieci comandamenti…; o dei ritratti impietosi eppure struggentemente poetici che Moscato fa di una Napoli morente, per non parlare della Tammurriata nera, il cui dinamismo ritmico tipico del canto popolare e la filosofia napoletana della rassegnazione non riescono a cancellare l’essenza tragica del testo.
L’originalit  di Azzurro è da rintracciare altrove nei modi e sul piano del significante la polemica non è più impersonalmente rivolta alla citt , investe direttamente i napoletani e scende giù pesante, senza sconti ricorrendo con frequenza al grottesco per denunciare figure, situazioni, fatti ed eventi.
Alla radice di questa umanit  strutturalmente difettosa, Azzurro vede una antropologia geneticamente segnata da uno scherzo evolutivo la stazione semieretta che lo fa procedere “cu o culo appuzato”. Nel testo aspro, addolcito solo dalle citazioni, prevale il tratto polemico e satirico del pamphlet di antica memoria, a tratti mescolato con i tratti novecenteschi del teatro espressionista, – tanto cari alla stagione di rinnovamento del “teatro altro” napoletano della fine dei Sessanta, quando coniugare Brecht/Weil e Viviani era pane quotidiano. Un teatro segnato da una recitazione esasperata, a tratti urlata, che si fa grottesca e impietosa denuncia di miserie individuali e quotidiane incivilt . Un teatro che sul piano linguistico si produce in un vero e proprio funambolismo, un otto volante che nei suoi continui sobbalzi di registro passa dall’alto di un lessico impeccabile e di una dizione perfetta a quello basso segnato dalla dialettalit  più sgangherata, condita di grassi riferimenti basso corporali e popolata da figure emarginate che tanta parte ebbero nella poetica teatrale del grande Peppino Patroni Griffi.
A suo perfetto agio, Azzurro procede misurato e convincente tra le insidie del testo con aria un po’ dandy alla quale allude anche la sua mise con tanto di cilindro. Brescia, con la sua pervasivit  mattatoriale, è “eccessivo” quanto bastacon la sua inconfondibile timbrica e la ormai nota duttilit  nel passare da un registro all’altro, dal un genere all’altro, d  una ennesima della sua maturit  artistica, mettendo stavolta la sua irresistibile comicit  al servizio di un testo più impegnato.
Complici e affiatati, Azzurro e Brescia procedono inesausti e senza cedimenti. Deliziosa la dialettica tra la personalit  impetuosa, debordante e mattatoriale di Brescia e la grazia misurata eppure graffiante di Azzurro. Applauditissimi.

UNALAMPA DI ROBERTO AZZURRO

Le prossime repliche al Teatro Sannazaro (via Chiaia, 157)
Il 14, 17, 21 gennaio 2015

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