Raccontare quella parte di storia della mia famiglia che riguarda il destino di mio fratello Sergio nato a Napoli il29 novembre del 1937 e che perciò, all’epoca dei fatti di cui narriamo, aveva solo sette anni, non è per me una cosa piacevole per un insieme di motivi. Infatti in essa sono contenuti tutti gli elementi che quotidianamente le cronache internazionali ci portano dentro casa attraverso giornali e tv. Vi ritroviamo violenza legalizzata ed assurta a sistema politico, violenza sui minori, uccisioni per motivi abietti, il tutto nella civilissima Europa e ad opera di paesi culla della cultura e della civilt  la Germania e l’Italia.
La mia famiglia all’epoca era costituita da mio padre Edoardo de Simone marittimo napoletano, mia madre Gisella Perlow casalinga fiumana di origini ebraiche, convertita al cristianesimo per sposare mio padre e il mio piccolo fratello Sergio nato a Napoli e, tra l’altro, regolarmente battezzato se ciò può avere una qualche rilevanza per catalogare le persone.
DOPO L’OTTO SETTEMBRE
Era una famiglia modesta che viveva serenamente a Napoli, serenamente fino a quando, con le leggi razziali, mio padre ricevette a casa una lettera del Comune con la quale gli si richiedeva di dimostrare che il piccolo figliolo non fosse di religione ebraica o “desse manifestazioni di ebraicit “. Questo primo sintomo, per la verit , non diede immediate conseguenze. Con lo scoppiare della guerra mio padre fu richiamato come sottufficiale della Marina Militare e dovette allontanarsi dalla propria famiglia. Fu per questo motivo che mia madre col piccolo Sergio decise di tornare provvisoriamente dalla sua mamma che viveva a Fiume citt  dell’ Istria che allora era italiana.
Dopo l’otto settembre del 1943 mio padre fu preso prigioniero dai tedeschi che lo catturarono mentre con la sua nave si trovava a Creta, mia madre e mio fratello, invece, rimasero esposti alle severe persecuzioni antiebraiche che il regime fascista dell’Italia Repubblichina mise in atto per seguire servilmente e (aggiungo io) volentieri le direttive naziste. Ebbene nella notte del 21 marzo del 1944 i fascisti ed i nazisti arrivarono alla casa di mia nonna in via Milano a Fiume e deportarono tutta la famiglia “ebraica” ivi residente costituita da mia madre con mio fratello, mia zia Mira con le piccole figlie Tatiana ed Andra, mia nonna, mio zio Jossi con la moglie, mia zia Sonia. Tutti passarono per il lager della risiera di San Sabba a Trieste per poi essere condotti in vagone merci ad Auschwitz con un viaggio allucinante.
LA LOGICA CRIMINALE DEL DR. MENGELE
Ivi giunti, secondo una logica che sfugge alle persone normali, il dottor Mengele, nel mentre destinò alla uccisione immediata mia nonna, mio zio e sua moglie e mia zia Sonia, decise che mia madre, mia zia Mira, mio fratello Sergio e le mie cugine Tatiana ed Andra potessero momentaneamente sopravvivere.
E cos fu che nel campo alcuni bambini, separati dai genitori, razzolassero tentando di vivere in una realt  da folli. Essi andarono avanti fino al giorno in cui il dottor Mengele arrivò nella baracca dei bambini dicendo “chi vuole vedere la mamma faccia un passo avanti”. Ebbene in questa frase è concentrata tutta la ipocrita follia del nazismo tedesco. Infatti un certo dottor Heissmeyer di Amburgo aveva fatto richiesta al suo amico Mengele di 20 bambini da utilizzare come cavie per pseudo ricerche sulla tubercolosi al fine di conseguire una docenza all’universit . Il dott. Mengele fu ben lieto di fornire 20 “pezzi” al suo amico per una cos nobile causa, il prelievo dei bambini però doveva essere, fatto con discrezione e ordine senza sollevare inutile chiasso; fu per questo che fu escogitato l’abietto stratagemma di far balenare a quei poveri venti bambini la possibilit  di poter rivedere la loro mamma ed essi presi dalla illusione fecero un passo avanti.
MIO FRATELLO SERGIO NELLA SCUOLA DEGLI ASSASSINI
I bambini vennero condotti prima nel campo di concentramento di Neuengamme (Amburgo) da dove poi il dott. Heissmeyer li fece portare nella scuola di BullenHuser Damm di Amburgo nel cui interno subirono atroci esperimenti come l’inoculazione del batterio della TBC e l’asportazione delle ghiandole linfatiche. Tutto prosegu fino al 20 aprile quando, per ordine di Berlino, le SS uccisero barbaramente impiccandoli i 20 bambini appendendoli a ganci da macellaio nella cantina della scuola e, poich pesavano poco per morire il sergente delle SS Strippel li strattonò da sotto per farli morire. Successivamente i cadaveri furono riportati al campo di Neuengamme dove furono bruciati e le ceneri sparse nelle campagne circostanti.
Ora, oltre all’orrido del fatto in se, sono da fare alcune considerazioni sulla consapevolezza che gli assassini avevano degli atti che stavano compiendo. Infatti per quale motivo Mengele doveva ingannare quei poveri bambini dicendogli che dovevano andare a trovare la mamma e per quale motivo ancora dovevano essere eliminate tutte le tracce umane e cartacee dei misfatti compiuti nella scuola di Bullenhuser             6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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BB»EWHEREUSINGB B B»RLIKERESETBeNULLBSHAREBSLAVErBPSIGNMIDptkoi8uBBBBRTRIMeROWS pBtxxïïxxxDamm. E’ evidente la consapevole volont  di sfuggire alla giustizia per atti che essi sapevano bene essere crimini efferati. Tuttavia grazie all’opera di investigatori militari inglesi e del giornalista tedesco Gunther Schwarberg di Amburgo, che all’emersione della verit  sui fatti della scuola di BullenHuser Damm ha dedicato gran parte della sua vita professionale, si è riusciti a portare prove e testimonianze ai processi degli assassini e in particolare a quello del medico Heissmeyer ed a far dichiarare luogo della memoria la scuola ove si sono perpetuati i misfatti.
INQUIETANTI SINTOMI DI OGGI
Questa è la storia. Possiamo dire oggi che dietro l’ipocrisia del formale rispetto delle leggi e delle garanzie giuridiche nazionali ed internazionali non accadano più cose simili? Non c’è, a mio parere, una risposta netta a questo interrogativo; ci troviamo di fronte a forme di follia schizoide, che di fronte al formale rispetto della dignit  delle persone, poi lo lascia morire o lo uccide attraverso repressioni, guerre o anche solo ignorando o facendo finta di ignorare le richieste di aiuto. Nella mia citt  vediamo ragazzi che festeggiano il compleanno di Hitler e circolano per le strade accoltellando chi è di idee diverse nascondendosi dietro i simboli di un partito di governo.
I sintomi non sono buoni ma proprio per questo le storie come quella della mia famiglia devono essere note, devono essere oggetto di discussione ed approfondimento anche nel confronto con quelli che per ignoranza pericolosamente professano idee politicamente delinquenziali, molti di essi non sanno nemmeno di cosa stanno parlando. A volte basta chiedergli cosa farebbero se ad un loro fratellino o sorellina si facessero le cose che sono state fatte al mio per vederli vacillare. Mi auguro che possa servire.

*Fratello di Sergio, il bambino napoletano di 7 anni che nel novembre 1944 fu ridotto dai nazisti in cavia da laboratorio e condotto nel lager Bullenhuser Damm di Amburgo, dove fu assassinato con altri 19 bambini

In alto, la scuola di Bullenhuser Damm. In basso, da sinistra, la cantina dove avvenne l’impiccagione, il crematorio di Neuengamme e i bambini vittime della strage