Dal giornalista e fotografo free lance Renato Aiello riceviamo e volentieri pubblichiamo.

 

L’Epifania porta via non solo le feste natalizie, come da tradizione ogni anno, perché anche la mostra “Alterazioni” di Gino Di Meglio ha concluso il suo percorso espositivo nel giorno della befana. Nella Chiesa dell’Immacolata, all’interno dell’conico Castello dell’isola verde che l’ha ospitata fin dal 9 dicembre scorso.
Fermo difensore e sincero appassionato e cultore della fotografia analogica – ovvero dello scatto e dello sviluppo manuale – Di Meglio ha presentato nel corso di un mese 60 stampe:  35 gomme bicromatate, 20 lumeprint e 40 chimigrammi, tutte opere di misura 30×40 cm, realizzate l’anno scorso con la sua Linhof Master Technika e stampate con tecniche poco note o quasi estinte.
«Da qui passa la riscoperta di processi fotografici storici, o alternativi a quelli industriali di massa – sostiene convinto l’artista – affinché si riesca a incuriosire il pubblico di ogni età». E ispirare nuova attenzione alla componente manuale dell’arte fotografica.
Una sezione – dedicata alle gomme bicromatate, di cui una buona parte già esposta in passato al Mart, Museo d’Arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto – ha per tema le forme. Particolari architettonici dell’isola di Ischia che hanno colpito l’autore, elementi arrotondati che «riassumono in sé e rievocano la tradizione mediterranea – sottolinea l’autore – e trasmettono un’armonia più completa rispetto all’angolo vivo» sono qui immortalati tramite un processo dalla storia antica.
Messa a punto nel 1855 dal chimico francese Alphonse Louis Poitevin, la tecnica della gomma bicromatata (detta anche “acquatinta” per il colore assunto dell’acqua di spoglio) utilizza la gomma arabica, il bicromato di potassio e un pigmento, aggiunto per colorare l’emulsione. Il risultato finale dell’immagine, che non viene mai ritoccata, è determinato solamente dalla tecnica utilizzata. Questa tecnica richiede pazienza e grande perizia manuale, coronate da risultati talmente avvincenti da poter rivaleggiare a suo tempo con le opere degli esponenti del pittorialismo.
Un secondo settore del percorso fotografico, dedicato alla flora ischitana, consiste in stampe Lumeprint: con questa tecnica si pone un fiore o un qualsiasi altro oggetto traslucido a contatto con la stampa fotografica in bianco e nero, nella sua esposizione alla luce del sole per circa un’ora e nel successivo fissaggio chimico (saltando però la fase di sviluppo).

Di meglio
Qui sopra e in alto due opere di Gino Di Meglio, rispettivamente gomma bicromatata e lumeprint

Quello che viene fuori è un risultato di gran pregio artistico grazie alla trama pittorica conseguente: pezzi unici, fossili vivi e pulsanti di fiori congelati, imprigionati, o forse liberati – a detta dell’artista – su carta fotografica. Del resto era questa la sola tecnica d’ingrandimento possibile quando non c’erano le apparecchiature più moderne.
La terza parte della mostra si compone invece di chimigrammi: fotografie in luce ambiente create secondo una tecnica off-camera che non comporta l’utilizzo di apparecchiature, obiettivi, ingranditori o camere oscure. Le immagini si ottengono grazie all’azione di varie sostanze chimiche (fasi di sviluppo, arresto e fissaggio), lasciate agire su una superficie fotosensibile come carta fotografica.
Quest’ultima viene ricoperta di sali d’argento che, se esposti alla luce, si riducono in argento metallico, conferendo al supporto un progressivo strato di annerimento. Sulla carta poi si stende una sostanza – il resist – come il miele, la vernice, la schiuma da barba o lo smalto per le unghie, in grado di offrire una certa resistenza all’azione degli acidi di sviluppo e, al contempo, di lasciarli agire negli spazi lasciati liberi.
Di Meglio, avvocato nella vita con l’amore per la politica e per l’impegno civile, è fotografo per passione da anni, avendo esposto nelle migliori sedi e gallerie d’Italia, tra Napoli, Pavia e Torino, oltre che nella sua Ischia, e fino all’estero, a Montreal in Canada per la precisione, dove ha avuto il privilegio di far conoscere la sua fotografia senza tempo.
Raffaele Aiello