Se è vero che il glorioso impero di Roma fu tragicamente segnato dalla corruzione dilagante, dalla ricerca ossessiva del benessere individuale a scapito del senso dello Stato e dell’interesse collettivo dallo strapotere politico e economico dei pubblicani, gli ingordi imprenditori dell’epoca, funesti presagi incombono sul futuro del Belpaese, che ne sta tristemente emulando le gesta.

E, allora, “Quo vadis, Italia?” Risuona forte nella parte sana della societ  civile questo scottante interrogativo che, grazie all’instancabile lavoro di riflessione, di ricerca e di sintesi del giovane e preparato Antonio Polichetti, è diventato un ampio e ricco dossier (pp. 914, La scuola di Pitagora editrice, € 27,00).

Lo spessore non far  desistere dalla lettura, perch i temerari coglieranno sin dalla prefazione la straordinaria occasione di approfondire i misfatti perpetrati, in spregio alla Carta costituzionale, da un’oligarchia plutocratica che ha trascinato la settima potenza mondiale nel baratro del rischio default.

“Quo vadis, Italia?” offre un’istantanea dei mali endemici che affliggono la Penisola a tutte le latitudini, restituendo una visione generale del nostro tempo, permettendo di ricostruire, cos, processi che, soprattutto negli ultimi cinquant’anni, hanno prodotto scempi di proporzioni mastodontiche. In primis quella che l’autore definisce “la legislazione criminogena sui lavori pubblici” che, in deroga alle leggi sulla contabilit  dello stato, ha causato l’irreparabile danneggiamento dell’assetto idrogeologico e ha sottratto alle casse dello Stato enormi flussi di capitali finiti nelle tasche delle multinazionali, dei general contractor e della criminalit  organizzata, con la conseguente crescita fuori controllo del debito pubblico.

L’analisi di Antonio Polichetti è particolarmente efficace perch consente, soprattutto alle giovani generazioni, che oggi seguono sulla stampa e online gli epiloghi di fatti dalle dinamiche annose, di risalire alle cause dei fenomeni e di mettere insieme le tessere del mosaico. E si scopre, addentrandosi nel volume, che “la legislazione criminogena sui lavori pubblici” è un regalo di Mussolini ai suoi amici, e che lo scellerato accordo industriale-agrario tra i ceti dominanti del nord e sud della Penisola avvenne all’indomani dell’unit  d’Italia, innescando una questione meridionale mai definitivamente risolta.

Ma uomini del calibro di Benedetto Croce, Francesco Saverio Nitti, Adolfo Omodeo, Arturo Carlo Jemolo, Pietro Calamandrei non sono passati invano. Le loro battaglie per un Paese più giusto, libero e civile feconderanno prima o poi le coscienze sopite per ricostruire dalle fondamenta una dimensione politica che abbia a cuore il bene comune e che sappia formare una classe dirigente degna di sedere nei due rami del Parlamento e nelle stanze del bottoni. In agenda le priorit , come sottolinea l’autore, devono essere l’istruzione, la ricerca scientifica, la cultura, gli unici motori di crescita in uno Stato di diritto. Forse con la cultura non si mangia, se a tavola soltanto poche bocche fameliche si devono ingrassare con quel che resta del Paese. Di qui l’abusivismo edilizio, il traffico dei rifiuti tossici, l’inquinamento delle falde acquifere, la truffa degli inceneritori. Sciagure che hanno trasformato la Campania felix in una bomba ecologica con immani rischi per la salute pubblica.

Non è certo un caso se qui, soprattutto tra i bambini, si assiste a un picco di patologie tumorali rispetto alla media nazionale. E, mentre i responsabili accrescono i loro patrimoni personali, la gente continua a ammalarsi. Allo stato attuale un cambiamento di rotta diventa una necessit  impellente se non si vuole che le forze vitali lascino definitivamente un Paese che non crea concrete possibilit  di inserimento e di crescita professionale. La fuga dei cervelli verso gli Stati Uniti e l’Asia non colpisce solo l’Italia, incapace di interventi e riforme strutturali, ma anche Eurolandia che, se non sapr  liberarsi dal giogo dell’imperialismo finanziario e riaffermare il suo ruolo nel mondo come entit  politica unitaria, rischia di restare a rimorchio dell’America e dei Brics.

Abbiamo parlato con l’autore.

Polichetti e i mali della Penisola

Come nasce questo libro?

“Questo libro è un’opera collettiva offerta dal gruppo di rassegna della Societ  di studi politici, che dal 2004 si occupa della disamina delle problematiche politiche, economiche, culturali, sociali e ambientali collegate alla lotta portata avanti dalle Assise della Citt  di Napoli e del Mezzogiorno laddove le ragioni dell’interesse pubblico vengono calpestate. Il presente lavoro rappresenta il settimo numero dei Quaderni di formazione per l’esercizio della cittadinanza attiva, un bella testimonianza di editoria civile nata in seno alle Assise, che è un cantiere aperto condotto in modo seminariale”. Ma l’impegno continua, infatti sono in preparazione altri quattro volumi”.
Un sforzo immane che sottende l’abnegazione di tanti…

Si, è stato u            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrinn faticosissimo lavoro di tagli e cuci che non avrei portato a termine senza la preziosa collaborazione del gruppo di rassegna stampa, dei professori delle Assise, nonch di Gerardo Marotta.
“Quo vadis, Italia?” sta suscitando un forte interesse nell’opinione pubblica italiana e europea. Quando ci sar  la prossima presentazione?
"Il 14 settembre alle ore 18 alla libreria Feltrinelli di via S. Tommaso d’Aquino a Napoli. Interverranno Giustino Fabrizio e Franco Roberti”.

In foto, l’autore