C’è una materia forte che invita al racconto.
Talvolta l’impatto va molto oltre la suggestione del momento, chiede di farsi conoscenza, approfondimento, relazione con quanto fino allora proposto e gestito dall’esperienza corrente. Chiama a ulteriori occasioni d’incontro coi fatti, alla verifica, al controllo dei dati; all’ arricchimento dei dettagli e all’organizzazione degli elementi emergenti nell’ambito cui ci si riferisce. E’ un cercare non solo all’esterno, che nel tempo diventa carico ingombrante nel complesso della sfera emotiva, e tenta con urgenza una via di sistemazione e di sbocco, un liberarsi dall’ossessione, che sempre s’insedia quando a essere posseduta è tutt’intera la mente.
Ecco dunque la necessit  del racconto, quale che sia lo strumento del dire, non importa il linguaggio.

VERSO EST è documento di un percorso cominciato per caso, nell’ occasionale incontro con un mondo che avevo immaginato lontano, teatro di eventi terribili ma distanti, come spesso ci appaiono quei luoghi che pure ogni giorno ci si propongono con accadimenti di grande impatto.

Poi era stato diverso, avevo visto coi miei occhi; mi ero sentita testimone.

In Bosnia. Tracce vistose della guerra recente. Era il 2003.
Desolazione del territorio lacerato, case e case distrutte, e tombe dovunque – elementi di più frequente presenza-. Lungo le vie di collegamento fra citt  e citt  si ricostruisce la mappa dei luoghi di combattimento dalla dislocazione delle tombe, generalmente da un lato della strada i serbi, dall’altra i musulmani. Ma anche i croati hanno i loro morti, e la morte è l’ unico vero valore di condivisione nel conflitto aspro, ancora oggi solo apparentemente ricomposto; si propone a simbolo di un auspicio per futuri giorni a venire di pacifica convivenza il cimitero di Sarajevo, dove finalmente tutti insieme, i resti di coloro che non ci sono più, riposano quale che sia l’etnia.

L’incontro con la gente. Molte domande per sapere. Libri alla ricerca di chiarimenti necessari su antefatti, circostanze delle quali non è facile venire a capo. Mi sfugge la logica degli eventi, cerco cause razionali l  dove, secondo un metro di conoscenza comune, di razionale veramente non c’è niente. Intere giornate ad ascoltare. Chiedo pensieri sul futuro. Indipendentemente dall’et  e dalla condizione sociale nessuno riesce a guardare oltre il giorno presente. C’è come uno spaesamento, uno stupore che ancora non consente di accogliere con lucidit  ciò che è stato; d’altra parte l’averla scampata, essere ancora vivi non è cosa da poco.
Mi lascio prendere da quel vivere quotidiano tanto vuoto quanto denso, mi sento parte del contesto.
Ormai la Bosnia la conosco tutta, almeno nella geografia delle regioni.
Più a oriente c’è Srebrenica, verso la frontiera serba, nel cui dolore vengo risucchiata con particolare adesione. Molto più di 8.000 morti nel genocidio del 2005, per la gran parte uomini.
Una citt  distrutta che non sa e non può ricomporsi, macerie dei luoghi e del cuore.
Tutto quello che resta è il lutto.
Gravi responsabilit  politiche non solo da parte dei serbi. Al tribunale dell’Aja è ancora in corso il processo; il bel libro di Carla Del Ponte ne fornisce non trascurabili elementi d’informazione.
Il prossimo 11 luglio, in Europa -su delibera del Parlamento Europeo- sar  giornata della memoria per la commemorazione delle vittime di Srebrenica.

VERSO EST ha termine nell’agosto 2008, giusto in tempo per la presentazione al festival del cinema di Venezia.
E’ un film dedicato alle donne di qualsiasi etnia, tutte ugualmente vittime delle tante guerre che lacerano lo scenario del mondo contemporaneo.

*autrice, filmmaker, direttrice di Galleria Toledo, teatro stabile d’innovazione

Nelle immagini le donne Verso Est raccontate da Laura Angiulli