Professione restauratore. Nel 2005 L’Universit  Suor Orsola Benincasa nel piano delle offerte formative ha introdotto il corso di laurea a numero chiuso in conservazione e restauro dei beni culturali (formula del tre più due).

Niente di più scontato in una citt  come la nostra, che conferma il ruolo di proprietaria distratta di un immenso patrimonio, affetto dai mali cronici dell’abbandono e del degrado, in perenne attesa di un adeguato soccorso e del riconoscimento del meritato titolo di ospite d’onore lungo il “red carpet” dei beni artistici. Eppure se provassimo a risalire la china della tradizione accademica legata alle varie discipline attinenti al restauro resteremmo sorpresi nello scoprire quanta poca strada abbiamo percorso. Solo con la recente intuizione dell’ateneo partenopeo, infatti, è possibile riferirsi al restauro come a un’attivit  sostenuta da una preparazione di carattere universitario.

“La figura del restauratore ancora oggi è assimilata a quella di un artigiano di altissimo profilo spiega Francesco De Sanctis, rettore del Suor Orsola Benincasa – un maestro formatosi “a bottega” la cui competenza è misurabile esclusivamente con il metro dell’esperienza sul campo. La nascita di un serio percorso accademico incentrato sul restauro tenta di correggere questa interpretazione distorta, nonch di sanare una carenza effettiva di professionalit  forti di un iter universitario alle spalle. I laboratori di restauro di metalli preziosi, reperti lapidei, opere lignee, tele e superfici dipinte, accessibili sia agli studenti del triennio che della specialistica, sono nati al fine di consolidare un percorso controllato, attento alle diverse fasi del restauro e lontano dalla pura logica dell’ improvvisazione che ha investito diverse facolt  nel momento in cui hanno voluto cimentarsi con una disciplina tanto complessa come quella del restauro. Le nostre proposte laboratoriali consentono ai ragazzi di operare in prima persona su di un vastissimo e variegato giacimento di ricchezze culturali. Abbiamo cantieri archeologici aperti a Pompei, a Creta, Pantelleria, Vivara e contemporaneamente operiamo in realt  quali il Palazzo Reale, dove recentemente il Suor Orsola si è occupato del restauro dello studiolo di Murat, senza dimenticare i progetti all’interno del complesso universitario stesso, che per la sua ricchezza ci permette di operare continuamente su materiale artistico di altissimo livello. Presto avvieremo una spedizione a Tunisi per il restauro dei soffitti lignei del Museo del Bardo.”

Le professoresse Anna Adele Aprile e Patrizia Somma si occupano del laboratorio di restauro delle tele e superfici dipinte. “Durante le nostre lezioni affrontiamo tutte le tappe del restauro, dalle operazioni semplici, agli interventi più delicati, come la pulitura, che rappresenta il passaggio più pericoloso perch non reversibile racconta Somma, nell’ introdurre le tecniche di recupero e ripristino delle qualit  originarie dell’opera Il nostro lavoro pretende che alla base di ogni operazione vi sia una stretta collaborazione con i chimici e gli storici dell’arte, per riuscire a risalire alle cause del degrado e alle cure necessarie. Le opere d’arte sono come dei pazienti muti. La loro guarigione dipende dalla nostra competenza.”

Al Laboratorio di diagnostica e restauro dei metalli preziosi diretto dalla Daria Catello ci sono poco più di sette iscritti.

“Non sono sorpresa da un affluenza cos ridotta rivela lCatello – Sono consapevole del fatto che i ragazzi si sentano attratti più dai dipinti e dagli affreschi che dai metalli. Tuttavia al termine del mio corso gli studenti maturano una grande passione nei confronti di una disciplina che a Napoli vanta una tradizione antica e prestigiosa. Il curriculum partenopeo nel settore dell’argenteria e degli arredi sacri risale al periodo angioino, ma come tanti altri aspetti legati alla storia, riscuote giusta fama solo presso pochi esperti ed intenditori. Durante l’attivit  laboratoriale i ragazzi apprendono nozioni tecniche e metodologiche. Imparano l’arte dell’incisione, del cesello, della saldatura e della cera persa, affinando capacit  e padronanza della materia. Annoverare tra le opere restaurate alcuni busti della Cappella del Tesoro di San Gennaro è per loro motivo di particolare soddisfazione.”

Un’ altissima specializzazione, la prospettiva dell’istituzione di un albo professionale dei restauratori, l’attenzione costante di una parte del mondo accademico dovrebbero rappresentare non solo l’antidoto alla disoccupazione che come una spada di Damocle sembra pendere sulle teste di chiunque scelga un percorso non convenzionale, ma anche una discreta appetibilit  sul mercato del lavoro.

“Non è facile prevedere in che modo l’ambiente lavorativo accoglier  i nostri laureati conclude il Professor De Sanctis – Certamente è necessario che si verifichi un cambio di generazione, che i vecchi artigiani cedano il posto ai professionisti del restauro. Inoltre è auspicabile che le istituzioni si dispongano in modo tale da avviare una serie di collab            6              orazioni e sinergie con il territorio e i suoi principali attori economici, culturali e intellettuali. In questo senso l’universit  sta gi  facendo la sua parte.”

Nelle foto (di Maria Volpe Prignano), in alto, il laboratorio di restauro tele, in basso, quello di metalli preziosi