Due lutti in poche ore per il mondo dell’arte contemporanea. Addio all’ultracentenario triestino studioso del contemporaneo, Gillo Dorfles, anche un po’ campano, e all’artista napoletano Pasquale Coppola. A quest’ultimo dedichiamo il pensiero che il critico d’arte Stefano Taccone ha condiviso sulla sua bacheca di Facebook per salutarlo.
In questa ennesima velenosissima giornata che ha vissuto il nostro paese – sotto il sole o la neve che sia – sento il dovere morale di ricordare, con immenso dolore la morte di un caro amico e compagno che ho auto la fortuna di conoscere negli ultimi anni della sua vita.
Pasquale Coppola era un artista, ma bisogna anche essere equi: non è tanto per il suo lavoro di artista-individuo che vale la pena ricordarlo. Sono state altre le individualità artistiche per le quali è passata realmente la qualità e la radicalità dell’avanguardia in Campania nel secondo novecento, nomi peraltro ancora quasi tutti ancora non “fuori dall’ombra”, malgrado i passi avanti di questi ultimi anni compiuti sia dalle istituzioni – con l’importante stimolo di Brigata Es -, sia da alcuni giovani e giovanissimi studiosi volenterosi – Luca Palermo, Luciana Berti, Maria De Vivo.

Pasquale Coppola| ilmondodisuk.com
Pasquale Coppola fotografato da Peppe Esposito. In alto, Enrico Berlinguer

Quando penso a Pasquale Coppola penso invece innanzi tutto alla sua umanità – merce sempre più rara nel mondo e nel mondo culturale – profondamente connessa alle sue scelte etiche e politiche – quando la parola politica aveva un suono molto migliore di adesso. Pasquale è stato un compagno che nello specifico ha creduto nella forza politica della cultura quando si fa aggregazione ed apertura verso le classi meno abbienti e meno colte.
Questo fu la Casa del Popolo di Ponticelli nel suo decennio d’oro – gli anni settanta. Fu un progetto naturalmente collettivo, che si avvalse di tanti artisti, critici o semplici donne ed uomini, ma che trovò innanzi tutto in lui il sollecitatore affinché tutta quella creatività e quella voglia di protagonismo venissero fuori! Alcuni dei protagonisti di quella stagione non ci sono più; altri ci sono e probabilmente tra qualche minuto staranno leggendo le mie parole, ma nell’uno e nell’altro caso un non ancora quarantenne come me, nato già nell’epoca della fine lyotardiana dei grandi racconti, non può che provare bonaria invidia per quanti poterono vivere quei momenti e quel clima nella struttura di Ponticelli e non solo…
Infine, su un piano più strettamente politico, Pasquale fu un militante convinto del Pci. Non esente da errori – come ogni essere umano – rappresentò l’autentica “parte sana” di quel partito. Quella fondata sull’azione di base, sull’attivismo radicato nei territori; non quella composta dalle grige burocrazie di partito! Ha sognato, come altri milioni di italiani a quel tempo, che la grande vittoria del partito di Enrico Berlinguer nel 1976 potesse aprire finalmente una tanto auspicata fase di profonde riforme nel nostro paese. Le cose non andarono così. Anzi per quel grande sogno fu l’inizio della fine.
Dopo di allora un tendenziale andamento decadente di quel partito – e dei suoi vari eredi successivi -, tanto sul piano degli iscritti e dei militanti, tanto sul piano delle scelte politiche. Dopo di allora solo una graduale ma costante ed irreversibile trasmutazione in incubo del sogno che Pasquale e di tanti altri come lui avevano nel cuore! Da qui anche il suo recente acidume di qualche suo post su facebook. Il suo meritorio disagio per il suo essere in questo mondo, ma non di questo mondo. Oggi che non è più né l’uno né l’altro mi sento di dire che se dall’altra parte c’è un dio amorevole – lo dico a comunisti e capitalisti, credenti e non credenti, cattolici e mangiapreti – sono sicuro che egli non è insensibile alla purezza ed alla nobilità del suo cuore!
P.S. Unico grande mio rammarico è non essere riuscito a completare in tempo il sequel del mio (libro) La contestazione dell’ arte, ove parlerò ampiamente della Casa del Popolo di Ponticelli. Un libro che lui avrebbe bramato fortemente leggere prima di partire, anche perché naturalmente senza di lui non avrei mai potuto scrivere quel capitolo…
                                                                                          Stefano Taccone
In alto, Pasquale Coppola in uno scatto di Peppe Esposito