Nato al centro di una citt  che ha bisogno come l’aria di progetti giovani e intraprendenti, il Riot Studio (in via S. Biagio dei librai 39) rappresenta geograficamente e metaforicamente il cuore di Napoli. Geograficamente in un senso “antico”, trovandosi nella cornice di Palazzo Marigliano, metaforicamente in un senso “moderno”, in quanto centro vitale di creativit  e di ricerca, di innovazione e di contaminazione. L’idea del Riot Studio, infatti, era quella di aprire uno spazio artisticamente produttivo che desse la possibilit  di creare una serie di eventi dedicati all’arte contemporanea ed in particolare al cinema e al design.
L’obiettivo principale è quello di concentrare l’attenzione del pubblico su artisti di non facile reperibilit , capaci di intervenire con progetti ricercati e basati su più discipline, su più arti “contaminate”. Insieme spazio espositivo e spazio di lavoro di respiro internazionale, il Riot si occupa di quei movimenti artistici che portano avanti linguaggi sfuggenti a categorie precostituite e che non solo coinvolgono più settori della conoscenza, ma che sanno riflettere sui problemi e sulle tematiche della contemporaneit , sensibilizzando in questo modo il pubblico su temi attuali, di interesse collettivo, in grado di coinvolgere istituzioni, competenze e forze della citt .

Uno di questi temi è quello sul design sostenibile, che fino al 6 maggio sar  protagonista dell’evento “Naturally Combined” dello studio Mischer’Traxler, che taglia ufficialmente il nastro dell’attivit  del Riot Studio. Tramite l’opera dei giovani designer austriaci Katharina Mischer e Thomas Traxler (appena dichiarati al Salone del Mobile di Milano vincitori del premio “Designers of the Future Award 2011”, promosso da W Hotel s Worldwide e Design Miami/Basel), l’idea di design sostenibile, in grado ci di soddisfare le esigenze del presente senza compromettere la capacit  di generazioni future di soddisfare le proprie e quindi inteso come processo di cambiamento nel quale lo sfruttamento di risorse, le scelte politiche e la ricerca tecnologica, sia gestito in modo tale da garantire i bisogni di oggi e di domani, si palesa nella mostra curata da Marco Petroni, in collaborazione con la Fondazione Plart (reso possibile grazie al contributo del Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione-UNISA; ai patrocini dell’Associazione Italiana progettazione per la Comunicazione Visiva-AIAP e del Dipartimento Ideas della Seconda Universit  di Napoli-SUN; agli sponsor Sangemini e Rizzo,Bottiglieri, De Carlini armatori S.p.a.).

“Naturally Combined” apre una finestra sulle potenzialit  dello spazio, volto alla contaminazione e alla trasversalit  dei linguaggi contemporanei, secondo le linee del design contemporaneo, alla ricerca di un’abitabilit  sostenibile del mondo, scommettendo su una sensibilit  progettuale capace di instaurare un dialogo profondo con l’anima dei luoghi e i suoi abitanti, senza esasperare la componente formale e tecnologica dei propri progetti, per un approccio più naturale al reale. Ma non sono le belle parole quelle che interessano a Mischer e Traxler, questi giovanissimi designer che progettano e sviluppano collezioni di oggetti e ricerche sperimentali con una maggiore attenzione etica alla sostenibilit  dei bisogni, guardando al mondo in una dimensione dialettica che fa i conti con temi e domande che riguardano la nostra vita.
Infatti, oltre all’esposizione di alcuni dei loro lavori, fino al 1 maggio è stata in azione la macchina auto costruita “Recorder One”, per una dimostrazione pratica di questo loro atteggiamento di vero e proprio “ascolto della natura”, attento alla sostenibilit , nella performance “Idea of a tree” alimentata tramite pannelli ad energia solare, segue un processo di produzione autonomo che, tirando fili attraverso un dispositivo di colorazione, un bacino di colla e l’avvolgimento intorno a uno stampo, combina il naturale corso della luce con un processo meccanico. La macchina “Recorder One” comincia a produrre quando sorge il sole, e si ferma quando tramonta, donando il raccolto della giornata, l’oggetto/frutto su cui si può leggere il crescere ed il decrescere dell’energia solare (più sole dar  vita ad un oggetto più spesso e di colore più pallido, visto che la macchina girer  più velocemente; inversamente, meno sole, dar  un oggetto più sottile e di colore più scuro). Il concetto di introdurre un input naturale in un processo di produzione di serie propone un nuovo modo di guardare ai luoghi e agli oggetti che diventano in qualche modo specchio del luogo dove sono stati prodotti.

Fanno parte del progetto,e sono quindi esposti al Riot, anche i “Reversed Volumes”, ciotole in ceramica che conservano l’impronta della natura di cui prendono la forma ed un esemplare della serie “Real Limited” (ispirata al concetto di “limited edition” e che si riferisce a limitazioni della realt  come la natura incontaminata, il mantenere in vita le tradizioni, i dialetti, le lingue eccetera), “Limited Moths”, una delle quattro lampade            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
BtnBBBBRpeBKKKBY intorno a cui si aggira uno sciame di falene di rame numerate, ognuna delle quali rappresenta una falena esistente appartenente ad una rara specie di falena austriaca in via d’estinzione (una vera limited edition, appunto). Altra chicca di questo progetto è la presenza di un Workshop per studenti, il cui obiettivo è quello di trasformare il fascino di un aspetto naturale, attraverso la ricerca e la sperimentazione, in un risultato tangibile ed il cui intento è dimostrare che un elemento può essere il punto di partenza per un intero progetto.

Tanto da vedere, da capire e da imparare quindi in questo progetto che ha l’aspetto di una vera e propria critica fortemente politica del progetto e del sistema del design industriale, che deve guardare non più unicamente al risultato ma al processo in un mondo, quello del design che si sta sempre più avvicinando all’arte vera e propria a partire proprio dal progetto del Mischer’Traxler Studio in mostra al Riot, che “sconfina” nel concetto di “pezzo unico”, nella speranza che le industrie ed il sistema tutto di produzione diriga le sue attenzioni (ed i suoi fondi)sul design sostenibile.

Nelle foto, del materiale in esposizione