Nicola Maldacea. Un protagonista della scena, tra Otto e Novecento. Ricordato da pochi. Però, ai suoi tempi fu un rivoluzionario del palcoscenico. Faceva scalpore, infatti, un attore che recitava e cantava en travesti. Scriveva di lui la nota critica del balletto Vittoria Ottolenghi (Roma, 8 aprile 1924 Roma, 10 dicembre 2012). «Non c’è dubbio che Nicola Maldacea sia stato uno dei più grandi interpreti en travesti dello spettacolo italiano poich nelle macchiette in cui vestiva abiti femminili riusciva a rendere alla perfezione il personaggio, dandone non solo una caratterizzazione esteriore, ma soprattutto una interpretazione psicologica e caratteriale. Di questa sua vocazione – straordinaria e di grande modernit  per l’epoca in cui visse».
UNICO FIGLIO MASCHIO
Maldacea nacque a Napoli, il 29 ottobre 1870, da Ernesto, di origine calabrese, e da Concetta De Vincentiis, napoletana; unico figlio maschio ebbe due sorelle, Evelina ed Ermelinda. Il padre, maestro elementare nella scuola annessa al liceo-ginnasio P. Giannone, dove studiò, era un appassionato filodrammatico e talvolta recitava con compagnie professionali, integrando cos il modesto stipendio, spesso pesantemente decurtato da un’accanita e sfortunata frequentazione del gioco del lotto. Grandi passioni, le sue, il teatro e il gioco, che trasmise entrambe al figlio.
PICCOLINO, CON VOCE ROBUSTA
Nicola, piccolino, rotondetto, naso corto e labbra sottili, una voce non forte,robusta nel canto, ma capace di un dialetto elegante e tuttavia assolutamente verace e autentico, curava molto il trucco nasi finti e parrucche e l’abbigliamento, mai eccessivamente caricaturale, talvolta femminile. Furbesco, ammiccante, l’inclinazione elusiva e fondamentalmente incruenta della satira , che porgeva con grazia, corrispondeva perfettamente alla sua recitazione, abilissima nell’alludere senza dire, facile a cadere nel doppio senso, malizioso fino alla licenziosit  e spesso alla volgarit .
IL DEBUTTO AL SALONE MARGHERITA
Debuttò il 28 di maggio 1891 al salone Margherita. Scritturato per 400 lire al mese come "chanteur comique napolitain" per uno spettacolo a sera più le matines, dagli impresari e proprietari G. Marino ed E. Caprioli. Passò velocemente dalle iniziali canzoni brillanti, che lo avevano fatto precedentemente conoscere, alle macchiette vere e proprie. Ancora in giro si trovano qualche sua traccia in piccoli volumetti o gracchianti registrazioni.
Di se stesso diceva
«Come un disegnatore, mi ripromettevo di dare al pubblico un’impressione immediata schizzando il tipo, segnandolo rapidamente, rendendone i tratti salienti. Da ciò l’origine della parola macchietta, che è propria dell’arte figurativa schizzo frettoloso, che renda con poche pennellate un luogo o una persona in modo da darne un’impressione efficace con la massima spontaneit  caricaturale.»
DIETRO DI LUI AUTORI DI FAMA
Interpretò personaggi creati da autorevoli nomi che spesso scrivevano per lui senza firma. Tra le sue parodie più famose en travest Il Madro (riproposto da Roberto De Simone nella sua Gatta Cenerentola), ovvero della classica onnipresente madre che accompagnava la propria figlia
cantante alle feste di piazza come una grande “Vedette”, non mancando di esporre i suoi sogni oramai svaniti con l’et .
Dette vita a un’infinit  di titoli (solo Russo gliene scrisse più di cinquanta), tutte tipologie (ironiche) che si ripropongono molte volte da parte di autori diversi, visto che, all’apice del successo, Maldacea macinava quotidianamente un enorme repertorio.
Spesi nel gioco gran parte dei suoi guadagni, fu costretto a lavorare anche in et  avanzata,attraversando piccole piazze della provincia meridionale che cos poco aveva frequentato da giovane; nel 1933 la falsa notizia della sua morte a Catania, dopo una (vera) brutta malattia, lo riportò alla memoria di un pubblico che lo aveva quasi scordato.
GLI ULTIMI ANNI AL CINEMA

Negli ultimi anni della sua vita si dedicò al cinema , sia pure in parti secondarie; fra i film più noti cui partecipò Il feroce Saladino (regia M. Bonnard, 1937), Kean (G. Brignone, 1940), Miseria e nobilt  (C. D’Errico, 1941). Mor il 5 marzo 1945 a Roma, povero e ormai veramente dimenticato. Ma aveva segnato un solco. Dopo di lui molti recitarono in gruppo, en travesti , proponendo, nel panorama napoletano, negli anni 60/70, parodie delle donne moderne dell’epoca . I primi furono “Lucciole”, poi le famose “Coccinelle” che calcarono le scene del teatro 2000 e del Sannazzaro, partecipando anche a film d’autore. Oggi tocca a giovani leve. Tra queste, “Le Pupate Show”, ovvero Carlo Ambrosio e Gennaro Gargiulo che ci raccontano come è cominciato il loro percorso.
LE PUPATE, GIOVANI LEVE DI OGGI
«Una sera in pizzeria prendevamo in giro i clienti tanto per divertirci e divertire, ci notò il proprietario del locale che chiese a una nostra amica “Ma chi sono queste Pupate? So’ brave”. Cos ci ritrovammo a fare il nostro p            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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BB»EWHEREUSINGB B B»RLIKERESETBeNULLBSHAREBSLAVErBPSIGNMIDptkoi8uBBBBRTRIMeROWS pBtxxrimo spettacolo, raccogliemmo abiti, comprammo alcuni oggetti e parrucche. La prima sera fu da brivido, preoccupate, emozionate, piene di ansia. Ci esibimmo e fu un grande successo. Accadeva nel dicembre del 2005. All’inizio eravamo in 4, oltre noi due,Giuseppe Amore e Vincenzo Amabile (in seguito lasciarono il gruppo per motivi personali). Da allora fu un susseguirsi di esibizioni, tra ristoranti, comunioni, matrimoni e ogni genere di cerimonia, ma anche nelle case dei nostri amici. A volte siamo noi stessi increduli quando ci stringono la mano dicendo “Grazie, grazie per la splendida serata. Ne avevo bisogno, non ridevo cosi da tempo”. E questo davvero ci gratifica».
IL GIOCO DELL’ARTE
Un’arte la loro, o piuttosto un gioco. «Ancora oggi ci emozioniamo, ma nello stesso momento ci divertiamo, ci prendiamo in giro e, al tempo stesso, mettiamo in risalto i pregi e i difetti delle donne moderne, un poco come faceva il grande Nicola Maldacea, lui oltre la bravura aveva alle spalle grandi autori. Siamo ironici nel vestire, nel proporci, anche i nostri nomi d’arte non sono sicuramente autocelebrativi Carlo è “Patatina”, io “N’tunetta”. Pupate sicuramente non lo siamo, ci prendiamo in giro da soli, la gente lo capisce e ride a crepapelle».
E dal loro baule pieno di costumi, trucchi e parrucco è uscita fuori “la realt  di un sogno”.
TOMBOLATA NEL BORGO DI SANT’ANTONIO
«Quest’anno siamo stati scelti dall’associazione antiche femminelle napoletane (Afan) per uno spettacolo teatrale realizzato il 23 gennaio. Siamo andati in scena con altri ospiti, tra questi il grande Marcello Colasurdo, e tanti altri. Essere al fianco di Colasurdo ci ha regalato un’emozione fortissima e ancora più emozionanti sono stati i suoi complimenti per la nostra esibizione”.
Nel loro prossimo futuro un progetto teatrale “O vico ‘o viento. ‘A tombola dei vasetti” coinvolgente tombolata ambientata nel Borgo di Sant’Antonio, con un divertente recupero di vecchie e nuove terminologie.

Nelle foto, Nicola Maldacea sul palco e le pupate, nuove leve di un solco tracciato da un indimenticabile protagonista delle scene