Il Castel dell’Ovo inaugura il 2013 ospitando nelle sue sale espositive una mostra prestigiosa “Mediterraneo” di Michele Roccotelli. Fino al 30 gennaio, infatti, sar  possibile addentrarsi nel complesso e raffinato mondo del ceramista e pittore pugliese, che grazie ad una location imponente, ha sviluppato una vera e propria riflessione sulla propria carriera artistica. Una mostra articolata lungo 13 sale distribuite su due differenti piani per raccontare storie differenti ma legate da un sottile filo rosso la continua pulsione tra opposti.
Se infatti la prima sala accoglie gli ultimi lavori dell’artista murgino,la tredicesima racconta i primordi di un giovane alle prime esperienze che cercava nelle donne della propria vita muse e soggetti dei propri lavori l’ispirazione per tracciare un percorso creativo. Nulla è lasciato al caso nel iter della mostra curata da Yvonne Carbonaro. La fine e l’inizio dell’esposizione sono interscambiabili per comprendere al meglio ciò che si cela al suo interno temi diversi, rappresentazioni di piccoli paesi pugliesi a misura d’uomo, strutture ceramiche totemiche con richiami ai culti pagani e ad una Puglia finestra su mondi diversi (oriente e occidente), tuffi nell’astrazione e omaggi a Napoli e ai suoi vicoli.
Non mancano certo accenni alla propria terra d’origine la Puglia senza tuttavia ricorrere alle icone classiche di questa terra, a testimonianza di una ricerca mai stanca e scontata. Muovendosi tra terre diverse (non a caso la mostra si chiama “medi-TERRANEO”) omaggi a Capri e alla cultura mediterranea e citazioni di Guttuso, ci si ritrova catapultati nel cuore della mostra, tra le “pittosculture” come rinominate dalla curatrice. Delle vere e proprie finestre, recuperate e adibite all’uso quasi una sorta di ready-made che rappresentano a pieno il modus operandi di Roccotelli, e il significato più profondo dell’esposizione una vista ampia, “la possibilit  di avere un primo piano per lavorare su un orizzonte”. Il vero è proprio sogno della conoscenza, di esperienza e di uscita dalla propria condizione di finitudine. La mostra tuttavia non rappresenta, come racconta l’artista, il momento finale della sua creativit  che invece, confessa, di non avere ancora raggiunto.
Proprio il carattere retrospettivo della mostra, fa di Michele Roccotelli“l’attualit  dell’arte” come racconta il critico Antonio Filippetti, intervenuto al vernissage dell’esposizione. “La cultura per noi è una struttura verticale, per periodi. Questo è un discorso che va bene per la scienza, ma la cultura ha una struttura orizzontale. La dimensione del Maestro Roccotelli è totale, fa convivere la sensibilit  dell’uomo nella sua complessit “.

La mostra è aperta gratuitamente al pubblico fino al 30 gennaio

Castel Dell’Ovo, sale espositive, primo piano.

INTERVISTA ALL’AUTORE DIPINGO LE COSE CHE SENTO

La mostra “medi-Terraneo”, è una sorta di viaggio, di scoperta ma anche una riflessione sulle esperienze acquisite durante il tragitto. Raccoglie tutte le opere dagli inizi ad oggi. E’ un modo per chiudere un ciclo e dedicarsi ad una nuova ricerca?
“Un critico mi ha detto finalmente sei arrivato alla maturit  della tua attivit . Io ho subito risposto che non è affatto cos. Io ho tante cose ancora da dire ed esprimere. Questa mostra è veramente grandiosa, un sogno per me realizzarla. Tantissimi anni fa, durante una visita guidata con una mia scolaresca, visitai una mostra allestita in questi spazi(castel dell’ovo ndr) e pensai che un giorno avrei voluto esporre anch’io le mie opere qui. La mia è una mostra retrospettiva, le prime sale contengono opere realizzate nel 2011 e nel 2012, fino alle ultime sale in cui si possono osservare dei quadri normali, i miei primordi. Le mie prime esercitazioni. E’ la dimostrazione del mio percorso artistico.”
Quanto è importante per una mostra del genere una location come quella del Castel Dell’Ovo, quanto queste sale possono esprimere al meglio le potenzialit  di una retrospettiva cos imponente?
“E’ molto importante. Si d  la possibilit  al fruitore di leggere con molta semplicit , con facilit  di presentazione dei contenuti dell’opera stessa. Un conto è vedere un’opera di questa grandezza in uno spazio angusto di una semplice galleria d’arte, altra cosa è vederla in uno spazio cos luminoso, cos aperto alla visibilit .”
Parlando del futuro invece, ci sono progetti gi  in cantiere?
“S ce ne sono tantissimi, ma i più importanti sono legati alla creativit  e non alla presentazione al pubblico. Il mercato dell’arte è interessante, perch ti d  la possibilit  di raccogliere un po’ di soldi per l’acquisto, per girare il mondo, per realizzare materialmente l’opera stessa. Ma è la creativit  la meta che ho intenzione di raggiungere nel futuro.”
Quanto è cambiato il “primo” Roccotelli rispetto a quello attuale?
“Credo ci sia un grande filo di coerenza fra le primissime cose e queste ultime. Ora sono arrivato alla sintesi, all            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
BtnBBBBRpeBKKKBYBBTBB DBeS pHKBUNIONBLBB time Ba grinta, alla forza e alla grande carica espressiva. Ho iniziato invece col prendere spunto dalla natura, dal reale, dalle semplici cose di vita vissuta. Adesso, pur non discostandomi fortemente dalla realt , dipingo soprattutto le cose che sento. Non solo quelle che vedo.”
Prima si è parlato di “pittosculture” per descrivere le particolarissime finestre esposte nelle sale superiori della mostra. E’ in qualche modo rappresentativo del suo modo di lavorare, quasi il cuore dell’esposizione?
“Certo. E’ un voler vedere oltre la finestra, di avere un primo piano e avere un orizzonte, l’infinito. Sono opere che ho trovato gi  realizzate. Le ho trovate in campagna, nelle case in restauro dei contadini. Alcune addirittura nei cassonetti. Le ho viste gi  fatte, gi  opere d’arte. Mi è bastato soltanto portarle in laboratorio e i colori hanno fatto il resto.”
Un’ultima domanda. Il processo creativo come prende vita?
“Per me il processo creativo è un’attivit  bella e buona. Mi alzo al mattino alle 8.00 e gi  ho l’intenzione di andare nel mio studio e di affrontare le mie otto ore di lavoro. E cercare continuamente, trovare nuove soluzioni, nuove forme, nuove idee.”

Per saperne di più

www.roccotelli.it

In foto, l’artista e le sue opere al Castel dell’Ovo